:: E per Natale regalate un libro – 2014

3 dicembre 2014

albero_natale_libriCome l’anno scorso, in occasione del Natale, ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare in queste festività. Cosa c’è meglio di un libro ho pensato, e se leggete il mio blog sicuramente sarete d’accordo con me. Come sempre le scelte non sono affatto scontate, ci sono pochi libri “blockbuster”, molti libri da libreria, alcuni da edicola e qualche ebook.

Questi sono i miei:

La strada per Itaca di Ben Pastor (Sellerio, 2014) trad. Luigi Sanvito
Io sono Jonathan Scrivener di Claude Houghton (Castelvecchi, 2014) trad. A. Ricci
Dora Bruder di Patrick Modiano (Guanda, 2014) trad. Francesco Bruno
Il mistero di Oliver Ryan di Liz Nugent (Neri Pozza, 2014) trad. Annamaria Bivasco e Valentina Guani
Shotgun Lovesongs di Nickolas Butler (Marsilio, 2014) trad. Claudia Durastanti

Viviana Filippini

La valle dell’Eden, Steinbeck Traduzione Baiocchi M.; Tagliavini A. Edizione Bompiani
Tempesta, Lilli Gruber (Rizzoli)
Stoner, John Willimas (Fazi) Traduzione Stefano Tummolini
Sulla strada, Jack Kerouack (Mondadori) Traduzione Marisa Caramella
Atlante immaginario. Nomi e luoghi di un geografia fantasma, Giuseppe Lupo (Marsilio)

Irma Loredana Galgani

Non dirmi che hai paura – Catozzella;
Muchachas (trilogia) – Pacol;
La zecca e la malacarne – Tripodi;
I nuovi venuti – Dell’Arti;
Phobia – Dorn;

Stefano Di Marino

La peste di Alfredo Colitto (Piemme)
Tre stanze per un delitto di Sophie Hannah
Il colonnello Sun di Robert Markham
Il Pipistrello di Jo Nesbo (Einaudi)
Tutto quel blu di Cristiana astori (Giallo Mondadori)

Lorenzo Mazzoni

Il maledetto United di David Peace.
Gli angeli muoiono delle nostre ferite di Yasmina Khadra
Tigre di carta di Rolin edizioni Clichy
Canto della tempesta che verrá di Idling
I clienti di Avrenos di Simenon

Valeria G.

L’amore fragile di Carla Guelfenbein
La vita in ogni respiro di Blanca Busquets
Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti
Il libro dei ricordi perduti di Louise Walters
Vapore di Marco Lodoli

Serena Bertogliatti

Oblomov, Ivan Goncharov,
Il senso di Smilla per la neve, Peter Hoeg
Le intermittenze della morte, José Saramago,
La follia delle muse, David Czuchlewski,
La trama del matrimonio, Jeffrey Eugenides,

Fabrizio Fulio Bragoni

La cresta dell’onda” di Thomas Pynchon, traduzione di Massimo Bocchiola (Einaudi); questo per me è il libro dell’anno.
Criminali” di Philippe Djian, traduzione di Daniele Petruccioli (Voland).
Il Figlio”, di Philip Meyer, traduzione di Cristiana Mennella (Einaudi) – (a chi se lo fosse perso, consiglio di recuperare anche “Ruggine Americana”, di Meyer, sempre tradotto da Cristiana Mennella, edito da Einaudi e riproposto quest’anno in tascabile).
Io sono Red Baker”, di Robert Ward, Traduzione di Nicola Manuppelli (Barney).
I diabolici” di Boileau e Narcejac, traduzione di Giuseppe Girimonti Greco (Adelphi).
Non ho ancora terminato la lettura, ma mi sento tranquillamente di consigliare fin da adesso, “Amore e Ostacoli” di Aleksandar Hemon, traduzione di Maurizia Balmelli (Einaudi).

Lucilla Parisi

Tempo di imparare” di Valeria Parrella,
Lacci” di Domenico Starnone,
La conquista della felicità” di Bertrand Russell,
Stupore e tremori” di Amelie Nothomb,
Marguerite” di Sandra Petrignani

Giovanni Choukadarian

Pallavicini, Una commedia italiana, Milano, 2014
Dara, Breve trattato sulle coincidenze, Roma, 2014
Borghese, Gli amori infelici non finiscono mai, Roma, 2014
de Silva, Stronzology, Bari, 2014
Arosio – G. Maimone, L’amour gourmet, Milano, 2014

Franco Forte

- Laila Cresta, “La grammatica fondamentale” (Delos Digital), solo in ebook
– A.A.V.V., “Anno Domini” (Il Giallo Mondadori), solo in ebook
– Valerio M. Manfredi, “Le meraviglie del mondo antico” (Mondadori)
– Adele Marini, “A Milano si muore così” (Frilli Editori)
– Alfredo Colitto, “Peste” (Piemme)

Michela Bortoletto

Non dirmi che hai paura” di G. Catozzella per aprire un po’ gli occhi e provare a mettersi nei panni di tutti i disperati che rischiano la vita sui barconi nella speranza di un futuro migliore
La musica e’ cambiata” di Doyle perché da amante dell’Irlanda non potrei non consigliare un libro di un autore irlandese. (In realtà ci sarebbe un’ampia scelta..ho deciso di mettere uno degli ultimi usciti)
A un cerbiatto somiglia il mio amore” di Grossman. Autore scoperto dalla sottoscritta solo recentemente. La storia raccontata e’ struggente e appassionante: non riuscivo a smettere di leggerlo!
Born to run” di C. McDougall. Per tutti gli appassionati della corsa. Dopo averlo letto vi verrà come minimo la tentazione di provar a correre una maratona!
Un giorno” di Nicholls. Una storia d’amore meravigliosa che non cade nella banalità. Se poi dovesse piacere consiglio anche “Noi”, l’ultimo lavoro dello stesso autore.

Matilde Zubani

Amidy, S.  Sharon e mia suocera: Se questa è vita  Universale economica Feltrinelli (traduzione a cura di M. Nadotti)
De Amicis, E.  Costantinopoli  Einaudi Ed.
Pamuk, O.  Il mio nome è rosso  Einaudi Ed. (traduzione a cura di M. Bertolini e S. Gezgin)
Yehoshua, A.  L’amante  Einaudi Ed. (traduzione a cura di A. Baehr)
Ziriati, H.  Salam, maman  Einaudi Ed.

Elena Romanello

Nero di Angela di Bartolo, Runa edizioni, una fiaba per i più piccoli ma non solo non banale non scontata e originale;
Longbourn House di Jo Baker, Einaudi, per chi ama i classici rivisitati e le storie in costume;
La lista di Lisette di Susan Vreeland, Neri Pozza, per chi cerca una storia al femminile con cuore e intelligenza;
Le notti di Villjamur di Mark Charan Newton, Gargoyle Books, per tutti gli orfani di George R. R. Martin;
La ragazza indossava Dior di Annie Goetzinger, Bao Publishing, per chi pensa e sa che la narrativa è anche disegnata;

Marco “Killer mantovano” Piva

Le sultane di M. Oliva, (Elliot, 2014)
Rosso caldo di P. Rinaldi, (EO, 2014)
Ira Domini di F. Forte, (Mondadori, 2014)
Nel posto sbagliato di L. Poldelmengo, (EO, 2014)
Il sonno della cicala di R. Gallego, (TEA, 2014)

Micol Borzatta

- Io & Marley di John Grogan
Dannati di Glenn Cooper
Il Discepolo di Elizabeth Kostova
Omero gatto nero di Gwen Cooper
L’ombra del mondo: la profezia dimenticata di Vittoria Sacco

Diego Di Dio

Le immagini rubate di Manuela Costantini
Tutto quel blu di Cristiana Astori
Gelo per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni
Prima che tu mi tradisca di Antonella Lattanzi
Posidonia di Elisabetta Montaldo

Natalina S.

-La collina del vento di C. Abate
-In fondo al tuo cuore di M. De Giovanni
-Rosso Caldo di P. Rinaldi
-La storia di E. Morante
-Pista nera di A. Manzini

:: Finché notte non ci separi, Eva Clesis, (Lite Editions, 2014)

14 dicembre 2014

CoverMio padre si chiamava Nicola Quartullo.
Era impiegato alle poste da circa trent’anni e presto sarebbe andato in pensione. Il suo colore preferito era il rosso e aveva una passione per la pesca dei granchi. Gli piacevano la carne di agnello e le gite domenicali. Portava un’acqua di colonia al sandalo che secondo mia madre sapeva di vecchio, aveva una collezione di cravatte che non indossava mai e un’altra di cartoline da tutto il mondo. Si arrabbiava se sorprendeva me o Paola a dire le parolacce. Aveva le foto di quando eravamo piccoli nel suo portafoglio. Non ci aveva mai comprato un animale domestico nonostante sapesse che avevo sempre voluto un cane o un gatto. Detestava le castagne e le serie tv, la sua stagione preferita era l’estate e…

E’ brava Eva Clesis, pseudonimo di un’autrice pugliese nata a Bari nel 1980. L’avevo già capito leggendo Parole sante, forse uno dei libri più belli che ho letto l’anno scorso. Ha un modo di scrivere particolare che ti fa leggere con piacere storie nerissime, che di bello hanno ben poco. Parlo dei noir, ha scritto anche libri più leggeri come per esempio il romanzo per teenager E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco, per dire.
Finché notte non ci separi è il suo quinto (breve) romanzo. Un noir. Feroce. Senza lieto fine. La storia di una vendetta, in cui tutti i personaggi restano sconfitti, sullo sfondo di una Bari livida, fredda, piovosa. Il perfetto scenario per un noir. Anche il tema della vendetta è un tema tipico da noir. Mette in moto meccanismi crudeli che non sempre portano i personaggi dove vorrebbero. Anche quando le vendette vanno a buon fine. Anche quando l’antieroe di turno, ottiene quello che vuole: l’annientamento della sua vittima.
Nell’antica Grecia sono le Erinni le personificazioni femminili della vendetta. Tre sorelle terribili dedite a vendicare i delitti, per lo più di familiari, portando molto spesso l’assassino alla pazzia. E se vogliamo Finché notte non ci separi è una storia nata sotto la loro stella.
Abbiamo un figlio che vuole vendicare la morte del padre e quando la giustizia umana non porta ad alcun risultato, escogita un piano per distruggere colui che ritiene colpevole. Questo è il cuore della storia, da cui partono varie diramazioni, varie derive. C’è Elisa, la fidanzata del protagonista, che credendosi tradita decide di partecipare a una festa. E c’è un padre che cerca disperatamente la figlia, tra stazioni di polizia e strade affollate di gente.
Tutto si giocherà in poche ore, in pochi frammenti narrativi, in un venerdì sera come tanti. Dante, Elisa, Cristina, Arturo si muovono ognuno recitando il proprio ruolo, sullo sfondo di una città affacciata sul mare, intrecciando i loro destini. A un tratto sembra esserci uno spiraglio, una via di fuga, ma lascio a voi scoprire dove porterà.
Forse una tra le mie autrici italiane contemporanee preferite.

Eva Clesis, nata a Bari nel 1980. Ha pubblicato A cena con Lolita (Pendragon, 2005), Guardrail (Las Vegas, 2008), 101 motivi per cui le donne ragionano con il cervello e gli uomini con il pisello (Newton Compton, 2010), E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco (Newton Compton, 2011). A marzo 2013 è uscito il suo quarto romanzo, il noir Parole sante con Perdisa Pop.

:: Perfection (Le storie di Perfection Vol. 1), Germano Hell Greco, (Amazon KDP, 2014)

12 dicembre 2014

coverE pare che stanotte sia capitato di tutto, in città

Oggi, 7 Giugno 2142, mentre l’Europa rielegge Joseph Zeudi quale suo Dittatore Pro Tempore, e soffoca per l’alta concentrazione di acidi gassosi nell’aria, residuo dei disastri ambientali seguiti alle Guerre del Mediterraneo, dall’altra parte del mondo, nell’Alleanza delle Americhe, viene discusso al Parlamento di New Rio un nuovo disegno di legge, estensione del d.l. 447, il ter; esso prevede il ritiro di tutti i modelli robotici detenuti da privati a scopo di intrattenimento e la produzione in serie, per almeno vent’anni e fino a soddisfatta necessità, dei modelli Lei™, per sopperire all’elevato tasso di mortalità femminile della popolazione terrestre, contaminata dall’Agave.
Destinazione d’uso dei modelli Lei™: libero rilascio nella società umana, previa estensione a ciascuno di essi delle libertà e dei diritti dell’individuo.
Numero di modelli in pre-ordine: oltre diciannove milioni.

Siamo a Perfection, una sparuta cittadina del sud del Texas, in un futuro prossimo in cui una pandemia sta decimando la popolazione femminile.
Tema classico di molta fantascienza apocalittica e post apocalittica questo, rivisitato dall’autore con derive nichiliste ed esistenzialiste, apparentemente nascoste da uno stile scanzonato e leggero.
La fantascienza può anche trattare temi seri e impegnativi, senza perdere la sua funzione di divertire e intrattenere il lettore, che per intelligenza e sensibilità ama scoprire nuovi significati senza fermarsi all’apparenza delle cose, e proprio questo fa l’autore con questo primo episodio di una serie ancora in via di progettazione.
L’ironia certo non manca, ma sempre di fine del mondo si tratta. L’umanità sta morendo, pochi riescono a riprodursi e sebbene il delirante padre di tutti gli androidi di nuova generazione ipotizza di creare androidi femmina capaci di generare la “vita”, resta appunto un sogno, un’ utopia, alla quale ben pochi credono. In questo scenario si muovono i nostri personaggi, un po’ umani, un po’cibernetici.
E Germano Hell Greco ci racconta le loro storie.
L’ultimo round, Betty™, Blue Moon, La storia di Kumi, Dottie, La variante, Cinderella’s Death, La stretta via dell’alba, sono i titoli dei vari racconti che si intrecciano tra loro, in una narrazione corale e composita in cui la vita umana ormai sulla via del disfacimento e il suo surrogato più prossimo si completano, lasciando quasi nel lettore la sensazione che la “vita” cibernetica sia una forma di evoluzione della vita umana, con una propria coscienza, con i propri diritti, con la propria sensibilità sintetica (il personaggio di Dot sicuramente ispira queste riflessioni), ma anch’essa destinata a perire, perché anche i componenti degli androidi sono destinati all’usura e alla consunzione.
Figlio di Blade Runner e di tanto cinema anni 80, colmo di citazioni sia cinematografiche che letterarie, Perfection ricrea un mondo che come sempre in tutta la buona fantascienza, anticipa se non supera la realtà.
Attualmente epidemie come l’ebola non rendono così lontano il 2142 ipotizzato, anche se il teletrasporto, l’energia elettrica senza fili, la manipolazione genetica, l’ ibridizzazione tra esseri umani e animali, sono cose studiate solo da qualche scienziato (pazzo) nel chiuso del suo laboratorio.
Illustratore Marco Siena.

Germano M. è laureato in lettere. Ha avuto esperienze lavorative che nulla hanno a che vedere con la sua laurea o l’ambiente letterario.
Dal 2009 è un blogger e si dedica alla scrittura a tempo pieno.
Fondatore del blog collettivo Book and Negative, è l’ideatore principale dell’ambientazione DARKEST e del premio Boomstick Award.
E’ l’autore di Girlfriend from Hell, volume piuttosto noto del Progetto Survival Blog con più di 15.000 download. Attualmente è una delle menti dietro al progetto Risorgimento di Tenebra. Gli piace viaggiare, cucinare la carne e sogna di vivere in Antartide.

:: Il pianeta tossico, Giancarlo Sturloni, (Piano B Edizioni, 2014) a cura di Micol Borzatta

10 dicembre 2014

imagesLibro inchiesta che riporta un’attenta analisi fin troppo realistica del futuro del nostro pianeta.
L’autore descrive nei minimi particolari come abbiamo sfruttato il nostro pianeta, pretendendo sempre di più senza rispetto. Stiamo consumando il doppio di quello che il pianeta potrebbe fornirci naturalmente e non ci stiamo fermando, ma anzi stiamo cercando di spremerlo ancora di più come un virus autodistruttivo.
Nelle sue riflessioni Sturloni ci fa notare come il pianeta è riuscito a vivere per miliardi di anni senza l’uomo, e anzi viveva molto meglio, e quindi nulla toglie che continuando in questo modo il mondo decida a un certo punto di voler continuare a vivere senza di noi e quindi si possa arrivare alla nostra estinzione.
Un romanzo che tratta indubbiamente un argomento molto serio e importante che riguarda tutti noi, con un linguaggio molto semplice e alla portata di tutti.
Lo stile usato risulta però un po’ lento rendendo difficoltosa la lettura già appesantita dal tema trattato.
Infatti in un periodo dove la gente è sobbarcata da problemi quotidiani, dove fa fatica ad arrivare a fine mese quando legge un libro vorrebbe qualcosa per svagare la mente e distrarsi almeno per un po’ dalla routine quotidiana, con Il pianeta tossico invece viene catapultato in una realtà ancora più dura che però dovrebbe far pensare e magari convincere a fare qualcosa per migliorare il nostro futuro.
Nel complesso un’ottima lettura consigliata a tutti che fa aprire gli occhi e ci obbliga a pensare a prendere coscienza di fatti che vogliamo ignorare solo per stare meglio, anche se è un benessere solo momentaneo.

Giancarlo Sturloni nasce nel 1973. Saggista e giornalista viene considerato cintura nera in comunicazione della scienza. Consulente in campo scientifico, sanitario e ambientale. Collaboratore presso la RAI, giornalista per l’espresso e curatore del blog Toxic Garden sui rischi ambientali. Docente di comunicazione del rischio all’università degli studi di Udine e Governance e cittadinanza scientifica alla SISSA di Trieste.
Nel 2006 ha pubblicato Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico con la casa editrice Sironi.
Nel 2007 con la casa editrice Codice e in collaborazione con Daniela Minerva ha curato il volume Di cosa parliamo quando parliamo di medicina.
Nella sua vita ha conseguito una laurea in Fisica, un master in comunicazione della scienza e un dottorato in scienza e società.

:: Il mandarino meraviglioso, Asli Erdoğan, (Keller, 2014) a cura di Viviana Filippini

9 dicembre 2014

Mandarino CoverIl mandarino meraviglioso di Asli Erdoğan è un viaggio nella vita di una giovane donna turca emigrata in Svizzera. Qui, la ragazza, lasciata sola dal fidanzato, trascorre le sue serate nei caffè che animano la Città Vecchia di Ginevra. Il pellegrinare tra le viuzze del centro abitato e il frequentare i locali del posto, permetteranno alla giovane protagonista di scrivere memorie della propria vita. Allo stesso tempo, la sua mente e il suo animo saranno portati a compiere una riflessione sulla gioventù che la circonda, traendo conclusioni dolorose. Accanto alla storia della protagonista principale, si innestano altri brevi racconti che, come cartoline arrivate da lontano, narrano vicende di donne e uomini che non hanno avuto una facile esistenza. Gli esseri umani descritti dalla Erdoğan sono persone afflitte dal dolore, più che fisico, emotivo; da menomazioni e incompatibilità caratteriali e culturali che hanno ostacolato, e ostacolano, le relazioni interpersonali dei diversi protagonisti. La protagonista del primo racconto (Nel vuoto dell’occhio perduto) è una ragazza di nazionalità turca, con un occhio solo, che vive a Ginevra e le sue origini etniche, unite all’imperfezione fisica, pregiudicano l’approccio che gli altri hanno nei suoi confronti. Altro personaggio interessante è l’uomo originario della Turchia che dopo anni di lontananza torna nel suo paese d’origine dove, vedendo i luoghi di un tempo, ripensa allo sfacelo del proprio matrimonio. Tante sono le storie presenti ne Il mandarino meraviglioso, come tanti sono i personaggi che in esso vivono, messi a dura prova dalle esperienze della vita quotidiana. Ciò che accumuna queste donne e uomini, più e meno giovani, è il continuo pellegrinare fisico e psicologico dell’io, sempre alla ricerca di traguardi e mete da raggiungere, anche quando l’obiettivo a cui arrivare non è ben chiaro. Il libro della Erdoğan è una romanzo sulla forza del ricordo, sull’importanza che ha il mantenere vivo l’attaccamento alle proprie origini. Queste ultime sono le radici che hanno dato la vita ai protagonisti di questa storia e sono, in un certo senso e per alcuni di loro, la linfa vitale che li spinge ad affrontare ogni imprevisto della quotidianità e del destino. Altri temi trattati dall’autrice sono l’emigrazione e il senso di spaesamento che spesso da essa ne deriva. Una sensazione che ostacola i personaggi nel loro tentativo di farsi accettare dalla nuova società nella quale sono andati a vivere. Il fatto è che la difficoltà di farsi accogliere dagli altri non sembra essere un tratto comune solo a coloro che arrivano in una terra nuova. Il sentirsi fuori posto e inadatti ad un ambiente, a volte, travolge anche coloro che tornano nel posto dove sono nati, proprio come avviene nel racconto di chiusura Un visitatore dal paese del passato. Il mandarino meraviglioso di Asli Erdoğan è un insieme di storie di emigrazione, di identità perse e ritrovate e di chi, come l’autrice stessa, ha vissuto e conosciuto città e culture diverse. Traduzione di Giulia Ansaldo.

Asli Erdoğan è nata a Istanbul. Laureata al Robert College nel 1983 e presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica di Boğaziçi University nel 1988, ha lavorato in varie parti del mondo prima di tornare in Turchia e diventare scrittrice a tempo pieno.
Il suo primo romanzo, Kabuk Adam, è stato pubblicato nel 1994; in seguito esce Il mandarino meraviglioso, una serie di racconti legati uno all’altro. Nel 1998 vede la luce il romanzo Kirmizi Pelerinli Kent che viene tradotto in varie lingue guadagnandosi il riconoscimento della critica e dei lettori. Unanimemente definita come una delle autrici più interessanti di questi ultimi anni, è stata inserita dal magazine francese «Lire» nella classifica dei 50 Writers of Future.

:: La ragazza indossava Dior, Annie Goetzinger, (Bao Publishing, 2014) a cura di Elena Romanello

6 dicembre 2014

la ragazzaDi solito si pensa che i fumetti abbiano a che fare soltanto con storie di genere fantastico: effettivamente molti fumetti sono di genere fantascientifico e fantastico, ma da tempo ormai il medium delle nuvole parlanti viene usato anche per raccontare storie diverse, tra attualità e storia, e qualcuno chiama quest’evoluzione graphic novel. Alle graphic novel si sono dedicate varie case editrici del nostro Paese, presentando prodotti non più seriali come i fumetti propriamente detti, ma opere spesso in un unico volume, presenti nel circuito delle fumetterie e delle librerie.
Per molti non è ancora esistente un rapporto tra donne e fumetti, e dire che negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale sia le lettrici che le autrici, e le storie scritte da donne e rivolte alle medesime spesso sono tra le più originali, come dimostra uno dei titoli più recenti della Bao Publishing, La ragazza indossava Dior di Annie Goetzinger, autrice che in passato ha scritto opere più militanti, tra femminismo e altre tematiche sociali, e che stavolta sceglie di raccontare una storia solo all’apparenza più soft.
Annie Goetzinger racconta, attraverso gli occhi del personaggio inventato Clara, figlia di una sarta che vuol diventare giornalista di moda, l’epopea della Maison Dior, che nella Francia dell’immediato dopoguerra, ancora in preda a razionamenti e rigore, creò uno stile da sogno e da fiaba, fatto di abiti principeschi, che portarono critiche perché venivano visti come uno schiaffo alla miseria ma rilanciarono anche la moda e un settore dell’economica d’oltralpe.
Il tutto viene restituito in un volume curato, con disegni che si rifanno a foto e atmosfere d’epoca, in una mescolanza tra personaggi noti e inventati, che omaggiano figure famose, come la protagonista Clara che ricorda un’icona della moda e dello stile come Audrey Hepburn. Un breve periodo, dieci anni, tra il 1947 e il 1957 quando Dior morì avendo creato sogni e immaginari che periodicamente ritornano sulle passerelle e non solo, che rivive nelle pagine del volume, più incentrato sulla scoperta e restituzione di un’epoca che non sulla nostalgia.
La ragazza indossava Dior è una storia disegnata interessante per tanti motivi: per scoprire o riscoprire un periodo ormai entrato nel mito della storia del costume e della società europea, per rivivere una pagina della propria gioventù (ecco un titolo da regalare a genitori e nonni per far capire cosa sono i fumetti), per chi è interessato alla storia delle donne in tutte le sue forme, per capire il potenziale che hanno le nuvole parlanti, non solo raccontare storie di pura fantasia ma anche altro, favole moderne realistiche di momenti unici, non tragici, ma sempre pagine della Storia del nostro mondo.
Annie Goetzinger, La ragazza indossava Dior, Bao Publishing 19 euro.

Annie Goetzinger Artista sensibile, dal tratto elegante e dallo sguardo attento al mondo femminile, Annie Goetzinger è una delle disegnatrici più rappresentative del fumetto francese. Esordisce nel mondo della bande dessinée dando un grande contributo a riviste antologiche quali Pilote, Circus e Fluide Glacial. Nel 1975 pubblica Casque d’or, opera che le vale due premi al Festival internazionale d’Angoulême. A partire dal 1980 dà vita al sodalizio artistico con lo sceneggiatore Pierre Christin, insieme al quale pubblica numerose opere.

:: Liberi junior: David, Pierre Riches, (Gallucci editore, 2014) a cura di Viviana Filippini

5 dicembre 2014

DAVIDLa Bibbia è uno dei libri più antichi al mondo e tra le sue pagine ci sono tante storie che hanno per protagonista il popolo e la cultura ebraica. David di Pierre Riches, edito da Gallucci, racconta la vita e le avventure vissute da colui che divenne re David. Il libro è narrazione emozionante che ha per protagonista David, il giovane ed esile pastore che grazie alla sua intelligenza riuscì a sconfiggere il gigante Golia. Riches narra tutte le diverse vicissitudini, lotte e confronti con il popolo e i nemici, che portarono David a diventare il re d’Israele. Il libro è adatto ad un pubblico di lettori bambini,perché lo stile favolistico, usato da Riches, riesce a coinvolgere nella trama il lettore. In realtà, la lettura del volumetto, illustrato da Mantegazza, è adatta anche agli adulti ed è un simpatico libro per conoscere l’avvincente epopea di un uomo dal grande coraggio, ma allo stesso tempo molto umile. Ciò che colpisce in David di Pierre Riches è che nonostante tutto il potere ricevuto, il re d’Israele era sempre in grado di riconoscere le proprie fragilità umane, davanti alla grandezza di Dio. Dai 6 anni in su.

Pierre Riches è nato nel 1927 ad Alessandria d’Egitto, vicino alla Pale­stina dove visse Pietro. Ha fatto tanti viaggi e il giro del mondo per due volte. A 23 anni, da ebreo, è anche diventato cristiano e poi prete. Ha insegnato in molte università: in Ca­li­for­nia, in Nuova Ze­landa e in Paki­stan. Nel 1963 ha partecipato come teologo al Con­cilio Vaticano II in San Pietro, il ven­tunesimo dopo il primo tenuto dagli Apostoli a Gerusalemme. Ora che è anziano, quando non viaggia, vive nella campagna romana e si diverte ancora molto. Con Gallucci ha pubblicato Pietro e David.

Tinin Mantegazza (Varazze, 1931) ha cominciato prestissimo a disegnare sotto l’influenza del gruppo del “Corriere dei Piccoli”. Scrittore, pittore, scenografo, ha dedicato ai ragazzi molti suoi progetti per il teatro e la televisione. Nel 1985 ha ideato e realizzato il pupazzo Dodò, protagonista della trasmissione Rai “L’albero azzurro”. Per Gallucci ha illustrato Il mistero dei bisonti scomparsi.

:: Manuale di danza del sonnambulo, Mira Jacob, (Neri Pozza, 2014) a cura di Elena Romanello

5 dicembre 2014

indexUn’opera prima di un’autrice non giovanissima, indo americana come il mondo che descrive nelle oltre cinquecento pagine del libro, che ha non pochi punti di interesse, anche se magari lascia qualcosa in sospeso e di poco convincente, nell’economia di una storia complessa e mai in ogni caso banale.
Mira Jacob, fotografa come la sua figlia letteraria Amina, racconta una saga familiare tra passato e presente, tra Seattle, Albuquerque e il New Mexico, con lutti e gioie, cibo e legami, ricerca di sé e richiamo delle proprie radici, scrivendo un libro scorrevole che parla di cose non proprio leggere ed evitando comunque alcuni cliché del genere incontro e scontro tra civiltà.
Si sa poco, letterialmente parlando degli indiani (dell’India) che vivono negli Stati Uniti: mentre su quelli naturalizzati in Gran Bretagna esistono saggi, romanzi, film e testimonianze, nel crogiolo d’oltreoceano se ne è parlato poco, ed è interessante vedere come se la sono cavata in luoghi non iconici a stelle e strisce, ma fuori dai circuiti della California e di New York. Interessante anche il rapporto con la cultura dei Nativi americani, chiamati per anni anzi secoli a torto indiani, e l’autrice dice di aver voluto trattare cosa vuol dire essere immigrati in quello che è un Paese in definitiva rubato ad altri, cosa evidente in Stati profondi come il New Mexico, terra di frontiera con il deserto e il mondo di altri popoli ora ridotti nelle riserve o come mero folklore.
Si parla di donne, con Amina, la classica esponente della seconda generazione dell’immigrazione, giunta nel suo nuovo Paese da bambina e che si è costruita una vita lì pur con i condizionamenti di una cultura che ha permeato la sua vita, ma anche con sua madre Kamala, rimasta legata a quell’altro universo, simboleggiato, e non è una novità ma funziona sempre, dalla cucina. Da segnalare che per una volta si parla di culture diverse, di abitudini diverse, di problemi che possono insorgere, ma non si cade nei soliti stereotipi di raccontare di donne oppresse da tradizioni arcaiche. L’indianità c’è, in Kamala e in Amina, fa parte della loro identità, sia pure in maniera diversa per età e esperienze, ma non in contrasto con altro, è un elemento della loro vita importante e che non preclude poi ad un percorso di affermazione, con strumenti diversi, in un mondo che non è il loro.
La fotografia è un altro tema importante della storia, un qualcosa che l’autrice conosce bene per esperienza diretta, e la fotografia secondo Roland Barthes poteva creare anche stati alterati della mente, ed ecco che si trovano altri due argomenti della storia, le allucinazioni del padre e il sonnambulismo del fratello, patologie che esistono da sempre e che sono viste come stadi ai confini della realtà, che qui rendono il libro ricco di quello che viene chiamato realismo fantastico, una storia in cui convivono tanti elementi.
Poi, forse il tutto è a tratti un po’ superficiale, si sentono poco gli ambienti, che sia in Occidente che in India, ma la storia scorre e riesce a parlare in maniera non pesante di argomenti estremamente impegnativi, dando un ritratto di una famiglia, tra umorismo e tragedia, e dell’incontro tra culture e modi di vivere diversi, argomenti quanto mai attuali oggi.

Mira Jacob è una scrittrice indiana-americana. Ha fondato il Pete’s Reading Series a Brooklyn, ha lavorato come web-editor e ha insegnato scrittura creativa a New York, New Mexico e Barcellona. I suoi scritti sono stati pubblicati su libri, riviste, tv e sul web. Attualmente vive a Brooklyn con il marito documentarista Jed Rothstein e un figlio. Manuale di danza del sonnambulo è il suo primo romanzo.

:: Addio a P. D. James, signora del giallo e non solo, a cura di Elena Romanello

4 dicembre 2014

AVT_P-D-James_74041Novantaquattro anni sono un’età ragguardevole, ma si vorrebbe comunque che certe persone non morissero mai, come P.D. James, autrice di gialli e non solo da oltre cinquant’anni, tra i nomi più amati degli ultimi decenni, capace di prendere in mano la lezione dei classici del genere e di renderli interessanti e fruibili anche dal pubblico di oggi.
Oltre a scrivere, l’autrice è stata per anni dipendente del British Civil Service, seguendo in particolari i settori della polizia e del ministero dell’Interno, esperienze che senz’altro le sono state molto utili, oltre che eletta alla Camera dei Lord e nel consiglio di amministrazione della BBC.
Il suo primo libro è Copritele il volto, del 1962 dove appare il suo personaggio feticcio, l’ispettore Adam Dalgliesh di Scotland Yard, che tornerà in altre storie e indagini. Tra gli altri romanzi dell’autrice ci sono titoli come Un lavoro inadatto ad una donna, in cui introduce un nuovo personaggio, la detective Cordelia Drake, Sangue innocente, storia dell’adolescente Philippa in cerca di informazioni sulla sua famiglia di origine che scoprirà realtà inquietanti e il fantascientifico I figli degli uomini, che ha ispirato anche un film alcuni anni fa, inquietante variazione sul tema della distopia. In tutto P.D. James ha scritto una trentina di romanzi, tra thriller e altro.
P. D. James ha anche scritto un’autobiografia, Il tempo dell’onestà e il manuale per amanti del thriller A proposito del giallo, in cui svela i meccanismi dietro ad un genere sempre verde e sempre amato e dà consigli di lettura e scrittura.
L’autrice ha concluso la sua carriera nel 2013 con Morte a Pemberley, seguito thriller di Orgoglio e pregiudizio e suo tributo a Jane Austen, dove Elizabeth e Darcy si trovano a dover investigare sulla morte di uno dei personaggi più discussi della storia, l’ambiguo Wickham, marito dell’esuberante Lydia.
I libri della James sono editi in italiano da Mondadori e sono di facile reperibilità sia nelle librerie che nelle biblioteche che nel mercato dell’usato e può essere senz’altro interessante prenderli o riprenderli in mano per ricordare un’autrice che ha riletto un genere modernizzandolo e parlando anche di tematiche scomode, come droga, terrorismo, pedofilia, violenza domestica, sempre con un’ambientazione rigorosamente british.

:: Mediorientarsi: La città ai confini del cielo, Elif Shafak, (Rizzoli, 2014) a cura di Matilde Zubani

3 dicembre 2014

indexElif Shafak ambienta il suo nuovo romanzo (La città ai confini del cielo, Rizzoli 2014) a Istanbul durante quello che fu il periodo più florido dell’Impero Ottomano, il XVI secolo. L’autrice elegge come protagonista dell’intricata storia un ragazzino di origini sconosciute, un certo Jahan, arrivato alla corte di Solimano il Magnifico con il compito di accudire l’elefante bianco Chota, che lo Shah dell’Hidustan ha inviato in dono a Sua Maestà il Sultano. Jahan è un ragazzo curioso e la sua curiosità lo spinge ben presto lontano dal serraglio in cui sono confinate le esotiche bestie del Sultano. Sarà proprio questa sua caratteristica dote ad attirare l’attenzione del Capo Architetto Reale, l’eccellente Sinan.
Sinan è un uomo di grande saggezza e sensibilità, dedito al proprio lavoro con ardore quasi mistico. Sarà lui ad insegnare a Jahan come l’architettura e la filosofia si fondano nel lavoro e nella fatica di un abile progettista, a spiegargli che in ogni moschea costruita bisogna lasciare una piccola imperfezione: una pietra sbeccata o una mattonella asimmetrica, poiché soltanto Dio può essere perfetto.
La vita di Jahan però non segue il percorso meticoloso e meditato di un progetto di Sinan, ma si aggroviglia in una lunga serie di vicende più o meno avventurose, più o meno emozionanti, ai confini del surreale. La scrittrice ci dà l’impressione di non voler scontentare nessuno e infatti in questo suo lungo romanzo non manca nulla (o quasi): amori impossibili, amicizie leali e subdoli tradimenti, menzogne e confessioni, guerre e pestilenze. I colpi di scena si susseguono, tratteggiati dalla scrittura chiara e semplice dell’autrice che rende la lettura, delle oltre 550 pagine, scorrevole e non impegnativa.
Questo è il terzo romanzo di Elif Shafak che leggo e, dovendo muovere una piccola critica, direi che l’autrice ama compiacere il suo pubblico proponendo una visione romantica ed esotica (forse un po’ stereotipata) di quel Medioriente di cui si fa interprete. Per raggiungere lo scopo si trova a mescolare personaggi di fantasia a personaggi storici, che si ritrovano ad essere collocati fuori dall’ordine cronologico della realtà in cui sono vissuti per piegarsi a favore dell’intreccio narrativo in modo forse un po’ eccessivo.
Inoltre, nella storia appaiono anche diverse figure “d’Occidente”, tra cui il Bailo di Venezia, a cui si deve riconoscere il merito di lasciarci intuire quanti rapporti intercorressero a quei tempi fra Istanbul e la Repubblica di San Marco, rapporti apparentemente ormai perduti, ma che di certo non lo sono.
Vorrei aggiungere che ho estremamente apprezzato la prepotente presenza di Istanbul, a cui questo libro rende omaggio con delle accattivanti descrizioni, non solo dei suoi orizzonti, ma anche dell’atmosfera magnetica e del fascino misterioso che la città esercitava, nel suo passato più splendido ed esercita ancora oggi, sui visitatori d’ogni provenienza.
Consiglio questo libro a chi cercasse una lettura vacanziera per lasciarsi coinvolgere da una cultura lontana, ma non troppo.

Sinan (Kayseri, 1489 – Istanbul, 1588) viene senza dubbio ricordato come uno dei più grandi architetti della storia, ed è anche colui che ha realizzato a Istanbul le opere più famose e splendide del Rinascimento Ottomano, come la moschea Süleymaniye. Nominato Capo Architetto Reale da Solimano il Magnifico, conserverà la carica anche sotto il regno di Selim II e Murad III. Sinan fu un prolifico progettista, nonché un colto uomo di scienza, votato alla ricerca e all’innovazione tecnica quanto a quella estetica. L’architetto ha realizzato 334 edifici di carattere religioso e profano: moschee, mausolei, scuole, bagni, ospedali, ponti, caravanserragli, palazzi, ecc.; e non soltanto nella capitale e in numerose città della Turchia, ma persino a Budapest e a Damasco. Sinan ha avuto un ruolo determinante nella storia di Istanbul non solo per gli edifici che ha costruito, ma anche per le ambiziose opere urbanistiche che ha realizzato, il cui assetto si conserva ancora oggi. Tra le caratteristiche più importanti del suo stile architettonico c’è l’utilizzo di un sistema di sostegno nelle costruzioni che dà molta importanza alla simmetria.

:: La caduta, Michael Connelly, (Piemme, 2014)

2 dicembre 2014

la cadutaChe il mondo diventasse pure digitale, ma Bosch non ne voleva sapere. Aveva imparato a cavarsela con il cellulare e il computer portatile. Ascoltava la musica su un iPod e di tanto in tanto leggeva il giornale sull’ iPad di sua figlia. Ma quando si trattava di mettere assieme il fascicolo di un omicidio continuava a essere, e lo sarebbe sempre stato, un uomo che si affidava ai raccoglitori di plastica e ai documenti di carta. Un animale preistorico. E pazienza se il dipartimento ricorreva all’archiviazione digitale e nella nuova sede della polizia non c’era più spazio per gli scaffali nei quali infilare i pesanti falconi blu. Bosch era uno che credeva nella tradizione, soprattutto perché era convinto che i sistemi tradizionali facilitassero la cattura di un assassino.

E’ uscito un nuovo Connelly, e da buona connelliana doc non me lo sono lasciata scappare. Sì, certo Connelly non scrive più come all’inizio, sono finiti i tempi d’oro de Il Poeta, e bla bla. Ma chi se ne stropiccia il pizzo, questa è una storia con Hieronymus “Harry” Bosch per cui concedetemi un po’ di mood nostalgico e mettete un buon disco di jazz, rigorosamente in vinile, nel giradischi.
La caduta, (The Drop, 2011), quindicesimo police procedural edito in Italia della serie Bosch e 24esimo thriller in assoluto di Michael Connelly, come sempre esce per Piemme,(forse con un po’ di ritardo, sveglia siamo nel 2014) tradotto da Mariagiulia Castagnone. Mancano ancora all’appello The Black Box del 2012 e The Burning Room del 2014, sempre con il detective Bosch come protagonista, ma confidiamo di vederli tradotti il prossimo anno.
La caduta, già il titolo dovrebbe metterci sulla giusta strada, è un romanzo piuttosto melanconico e doloroso, più si avvicina alla pensione e più Bosch affronta con una patina di scoraggiata disperazione in più i giochi di potere all’interno del dipartimento, i tradimenti degli amici e colleghi, i lati oscuri delle donne di cui si innamora.
E questo suo essere eroe non ostante tutto, è certo una delle cose che ci piace di più di questo personaggio, un eroe certo a modo suo (pensate solo a come aggira leggi e regolamenti nella scena della perquisizione, per rincorrere la giustizia e la verità). Ma naturalmente sta invecchiando, la vista (per sparare) non è più quella di un tempo, anche l’intuito un po’ lo abbandona, non si accorge nella visione di un filmato di sorveglianza qualcosa che invece salta subito agli occhi di sua figlia, e diventa pure un po’ vendicativo con il collega Chu, che beh si il suo comportamento può essere visto come un tradimento e forse pure pregiudicare l’indagine, ma la sua reazione sa tanto di ritorsione. Poi va beh Bosch e Bosch.
Ma passiamo alle indagini. Bosch è ritornato all’ Unità Casi Irrisolti con il collega David Chu, e si trova ad indagare sulla morte di una diciannovenne dell’Ohio, Lily Price, giunta vent’anni prima a Los Angeles per studiare. Ma c’ è un particolare inspiegabile con cui devono fare i conti. Sulla ragazza viene riscontrata una goccia di sangue e dall’analisi del dna risalgono a un tale Clayton Pell, che rientra nel profilo dell’assassino (maniaco sessuale, trascorsi in prigione, etc…), se non fosse che all’epoca dei fatti aveva solo 8 anni. Come ci è arrivato il suo sangue sul corpo della ragazza? Chi è il vero assassino?
Mentre Bosch si interroga su tutto ciò un nuovo spinoso caso, affibiato direttamente dal capo della polizia gli piove addosso con tutte le sue odiose implicazioni. Il figlio del consigliere comunale Irvin Irving, ex vice capo della polizia, e nemico storico di Bosch, viene trovato morto sul marciapiede antistante il Chateau Marmont, uno degli alberghi più famosi di Hollywood. (Da uno dei suoi bungalow fu portato via il cadavere di Jim Belushi il 5 marzo del 1982). Suicidio o omicidio? E poi perché Irving, con tutti i loro trascorsi, vuole che proprio Bosch sia incaricato delle indagini? Possibile che si fidi solo di lui in tutto il dipartimento della Polizia di Los Angeles?
Come vedete gli interrogativi sono pochi e Connelly non spreca tempo a farci scoprire le risposte con piccoli colpi di scena (il più inaspettato quando Bosch e Chu bussano alla porta del padre di un sospettato) posizionati al punto giusto. E oltre alle indagini, Bosch trova il tempo di innamorarsi, forse della donna sbagliata, di fare il padre, Maddy è senz’altro il personaggio che riserverà più sorprese. (Me la immagino subentrare al padre come poliziotta, magari aiutata da un pensionato Bosch ancora arzillo). Chiudo questa recensione accennando alla serie tv dedicata a Bosch, che dovrebbe uscire nel 2015 con Titus Welliver come protagonista, già sono stati fatti i pilot, e segnalandovi una curiosità, ricordate Connelly giocare a poker nella serie Castle?, beh Maddy naturalmente guarda questo telefilm, lo scoprirete nelle pagine. Buona lettura.

Michael Connelly Negli Stati Uniti è una star, tanto che il «New York Times» gli tributa sempre il massimo degli onori, con il primo posto in classifica per ogni suo nuovo thriller. L’Italia lo ha accolto con grande entusiasmo fin dal suo primo libro, La memoria del topo, in cui fa la sua comparsa il detective Harry Bosch, indimenticabile protagonista di molti dei suoi romanzi, tra cui Il ragno, vincitore nel 2000 del Premio Bancarella. Da Debito di sangue è stato tratto il film diretto e interpretato da Clint Eastwood. Con Il Poeta, uno dei suoi libri più amati, crea il personaggio di Jack McEvoy, il reporter di nera che ritroviamo ne L’uomo di paglia. Avvocato di difesa e La lista invece ruotano intorno a un nuovo, riuscitissimo protagonista, l’avvocato Mickey Haller, che nel film The Lincoln Lawyer ha il volto di Matthew McConaughey. Tra le presenze eccellenti di due edizioni del Festivaletteratura di Mantova, nel 2010 Connelly è stato ospite d’onore al Noir in Festival di Courmayeur, dove ha ricevuto il Raymond Chandler Award. Nel 2012 è tornato in Italia per partecipare al Festival internazionale delle Letterature che si tiene a Roma.

:: Segnalazione di Principessa Luisa – La figlia ribelle della regina Vittoria, Lucinda Hawksley , (Odoya, 2014)

30 novembre 2014

Hawksley_LouiseLa vita della sesta figlia della regina Vittoria ha sempre costituito un segreto nella dettagliata storia ufficiale dedicata ai membri della famiglia reale inglese. E tale sarebbe rimasto, se Lucinda Hawksley, raffinata biografa di alcune figure fondamentali dell’epoca, non avesse deciso di indagare su tale intrigante mistero. Che cosa ci fu di tanto pericoloso e scomodo nel suo temperamento tempestoso da far sì che la sua vita sia stata documentata più da pettegolezzi che da dati reali? Vestendo i panni di investigatrice, la Hawksley viene a disvelare il ritratto di una donna affascinante e molto avanti rispetto ai tempi, la cui vera storia è stata pubblicamente tenuta nascosta per decenni.
Luisa fu scultrice e pittrice, amica dei Preraffaelliti e membro del movimento estetico. La più esuberante e risoluta fra le principesse vittoriane, si ribellò all’autorità della madre strappandole il permesso di praticare un’arte “maschile” come la scultura e iscrivendosi a un istituto d’arte, prima principessa inglese a frequentare una scuola pubblica. Cercò la compagnia di donne anticonvenzionali, fra cui Josephine Butler e George Eliot, e si batté in campagne per i diritti femminili e per fondamentali riforme in campo educativo e sanitario.
Le indiscrezioni sulle sue piccanti avventure amorose negli anni dell’adolescenza persistono ancor oggi. Fra i più notevoli scandali i rapporti ambigui con il maestro di scultura Boehm e perfino con il bel marito di sua sorella minore, la principessa Beatrice. In linea con la propria natura ribelle, Luisa rifiutò qualsiasi nobile pretendente, primo membro della famiglia reale a unirsi in matrimonio con un uomo comune fin dal XVI secolo.

VOLUME ILLUSTRATO con 16 pagine a colori in carta patinata

Lucinda Hawksley, scrittrice pluripremiata e pronipote di Charles Dickens, è autrice e coautrice di una quindicina di libri, tra cui le sezioni dedicate al XIX e XX secolo di The Essential History of Art (2000) e An Encyclopedia of British History (2001). Il suo saggio Essential Pre-Raphaelites (1999) è divenuto un bestseller. Tra le sue opere più importanti, segnaliamo le biografie Charles Dickens (2011) e Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti(Odoya 2012). È patronessa del Charles Dickens Museum e attualmente vive a Londra.