:: Recensione di Tu sei il male di Roberto Costantini

tuseiilmaleHo iniziato la lettura di Tu sei il male piuttosto scettica, in primo luogo per la voluminosità del tomo circa 700 pagine e poi per il grande battage pubblicitario che l’ ha preceduto che non so a voi ma a me fa l’effetto contrario, però una vocina mi diceva se Marco Piva del sito Corpi Freddi ne parla con tanto entusiasmo c’è dell’arrosto oltre che il fumo e a mia memoria non ricordo nessun libro consigliato dal Killer mantovano che mi abbia deluso. Perciò ho inforcato metaforicamente gli occhiali e mi sono buttata nella lettura. Le vicende narrate in Tu sei il male si svolgono a Roma nell’arco di alcuni anni e ci portano nel cuore del potere e della ricchezza, un cuore malato, nero, fatto di corruzione, compromessi, vizi e ben poche virtù. Protagonista assoluto è un poliziotto il giovane commissario Michele Balistreri nella prima parte, che invecchierà, maturerà, cambierà nel tempo e mai mi era successo di iniziare un romanzo con un personaggio anche antipatico, raccomandato, giocatore d’azzardo, puttaniere, violento, ex militante dell’estrema destra e terminarlo con un altro profondamente mutato, umano, saggio, onesto, pronto a scontrasi con i poteri forti pur di far emergere la verità e la giustizia. La capacità dell’autore di far crescere il suo personaggio strato su strato, come tante pennellate di colore che si sovrappongono è sinceramente la caratteristica che mi ha più colpito ma no solo, c’è anche una altro cosa piuttosto insolita, è quel piegare la cronaca ad un’economia superiore caratteristica della vera letteratura. Tu sei il male non è un romanzo usa e getta, non solo perché è scritto bene e questo è sicuramente un merito che fa la differenza, ma perché induce a riflettere sul nostro mondo, sui privilegi che ad alcuni sono concessi mentre altri devono lottare tra precariato, e disperazione. Il nostro paese è una repubblica che si basa sui privilegi e in questo libro questa terribile verità emerge in tutta la sua drammaticità, auto blu, pensioni d’oro a politici, sottosegretari, porta borse, nobili e clero che ancora fanno il bello e il cattivo tempo come nella Francia pre rivoluzionaria. Ma torniamo alla trama. Tutto inizia nell’estate del 1982, i televisori di tutta Roma sono sintonizzati sulla storica finale dei Mondiali di Calcio in cui l’Italia sconfisse 3 a 1  la Germania Ovest quando viene uccisa una ragazza, Elisa Sordi, una brava ragazza senza grilli per la testa tanto bella quanto lontana da qualsiasi ombra. Al commissario Balistreri spetta un' indagine di tutto riposo, un’ indagine dove è bene non pestare i piedi ai ricchi e ai potenti, a politici e cardinali, un’ indagine che è più prudente chiudere come un caso irrisolto quando i sospetti portano ad un vicolo cieco. Passano gli anni e il fantasma di Elisa Sordi accompagna il nostro protagonista mentre fa carriera e si adagia nei meccanismi che regolano la vita, anche se qualcosa, un tarlo, una necessità scava gallerie e porta Balistreri a riaprire l’indagini quando la madre della ragazza si suicida inspiegabilmente e poi altre ragazze vengono uccise e tutto porta a credere che ci sia un serial killer in circolazione, un serial killer che forse poteva essere fermato allora tanto tempo fa. Non sarà così facile, il primo colpevole ha un alibi inossidabile, l’assassino che si muove nell’ombra ha una rete di protezioni più tenace di quanto si pensi. Ma Balistreri è un uomo nuovo, non ha più intenzioni di arrendersi vuole fermare il male, i mandanti, i veri colpevoli. Roberto Costantini, l’autore che nella sua vita ha fatto ben altro che scrivere da inizio con Tu sei il male a una trilogia che se mantiene le promesse ha davvero le carte in regola per scavarsi un cuneo nella storia del poliziesco made in Italy. Un prodotto nostrano, profondamente italiano, che fotografa la nostra società con impietosa obbiettività. Da principio il caso di Elisa Sordi mi ha fatto pensare alla scomparsa di Emanuala Orlandi, stesse modalità, l’ombra del Vaticano sullo sfondo o al caso di Simonetta Cesaroni e non è detto che anche l’autore non ci abbia pensato o ne abbia tratto fonte di ispirazione, questa commistione tra cronaca e fantasia mi ha portato a riflettere che molto spesso la letteratura precorre la realtà e che molte chiavi di lettura di crimini inventati aiutano a risolvere crimini veri. E questa sensazione mi ha accompagnato per tutto il libro, come un presentimento, un presagio. Spiazzante il finale, mezzo colpo di scena, mezza drammatica inevitabilità delle cose. Se devo essere proprio sincera mentre facevo le mie congetture da buona appassionata di soluzione di enigmi ci ho pensato che gli unici colpevoli non potevano che essere loro, ma leggendolo nero su bianco un senso di frustrazione mi ha colto lo stesso e mi ha fatto concordare con l’autore che molto spesso il vero colpevole non è chi commette materialmente un delitto ma chi agisce nell’ombra. Ora spero di non avervi ingarbugliato le idee perché nel libro tutto è lineare, concatenato ed escogitato al secondo. Ora non mi resta che augurarvi buona lettura e dirvi come sempre che aspetto i vostri commenti.

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