:: Recensione di La vera storia dei miei capelli bianchi. Quarant’anni di vita e di diritti negati, Anna Paola Concia con Maria Teresa Meli, (Mondadori 2012) a cura di Viviana Filippini

«Ne ho impiegati di anni che, se volevo vivere bene, senza più attacchi di panico e aggressioni d’ansia, dovevo accettare la mia natura e sbarazzarmi della maschera. Per lunghissimo tempo, infatti, sono stata convinta che funzionasse al contrario, e così mi sono attenuta a questo schema distorto, piegando le mie voglie e violentando i mie desideri, nascondendo l’omosessualità quasi fosse un gatto rognoso la cui vista suscita disagio e raccapriccio… Mi sono imposta una vita che non era la mia».

Parole chiare, nette e spontanee sono quelle che caratterizzano fin dalla prima pagina il libro di Paola Concia,  La vera storia dei miei capelli bianchi , edito dalla Mondadori, scritto con Maria Teresa Meli, giornalista politica del «Corriere della sera». La deputata del Pd,  in questo testo di memorie si mostra a noi lettori in modo completo,  raccontandoci  con una spontaneità disarmante – e ce ne fossero di persone così sincere al giorno d’oggi -  il lungo e non facile cammino che l’ha portata nel 2001 a fare coming-out, dichiarando apertamente la sua omosessualità.  La prima parte del libro –intitolata Quando tutto andava storto, quando mi sentivo storta io-  è un viaggio dall’infanzia alla vita adulta di Paola Concia, che fina dal giorno della nascita (il 4 luglio) ha dimostrato di essere una bambina iperattiva. Crescendo Paola si è appassionata allo sport e ad un profondo desiderio di libertà che l’ha sempre portata sin da piccola a fare quello che desiderava: giocare con i compagni di asilo maschi e non con le femmine, frequentare l’Isef e non la scuola che i genitori avrebbero voluto per lei,  fare l’insegnante di tennis e impegnarsi attivamente nella politica. In questa prima porzione esistenziale ci sono le gioie, le sofferenze, le passioni e gli amori  dell’onorevole Concia, compreso  il matrimonio – il primo – con  Massimo e la seconda unione celebrata oltrefrontiera con l’amata compagna Ricarda.  La vera storia dei miei capelli bianchi prosegue con una seconda parte – Il coraggio di lottare- che ci restituisce un’immagine del contesto politico italiano nel quale la deputata del Pd ha agito e continua a farlo, portando l’attenzione sulla delicata tematica dei diritti civili per gli omosessuali.  Dai Pacs, trasformati poi  in Dico, passando al disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia, per arrivare fino alle discusse campagne contro il razzismo e la violenza sulle donne, Paola Concia  racconta con schietto entusiasmo il suo agire, non nascondendo tutte le difficoltà  e le aspre critiche che le scelte da lei compiute le hanno causato, ma che sicuramente l’hanno spinta a continuare sulla sua strada. Il dato che sorprende è che nelle varie proposte e campagne presentate dall’onorevole Concia, spesso e volentieri chi l’ha maggiormente sostenuta non sono i parlamentari appartenenti alla sua parte politica, ma quelli dell’opposizione e qui è esemplare la collaborazione con Mara Carfagna del Pdl. Quello che emerge da queste pagine intense e vere è il ritratto di una donna forte, tenace, impulsiva che non mente a se stessa e nemmeno a chi le sta attorno. Paola Concia  ha affrontato di petto i propri “scheletri nell’armadio”, accettando in prima persona la propria omosessualità e poi comunicandola agli altri: l’ex marito, la sua famiglia e i compagni di partito. Attenzione però, questo dichiarare così apertamente il suo orientamento sessuale non deve essere interpretato come “voglia di mettersi in mostra”, ma dal mio punto di vista è un grande esempio di un donna coraggiosa che ha capito quanto sia importante accettarsi e farsi accettare da chi ci circonda per quello che siamo, e non per quello che gli altri vorrebbero che fossimo. Atteggiarsi a ciò che vogliono gli altri o la morale sociale  è negare l’esistenza del proprio io e la felicità di vita. Sarò onesta, questo libro mi è piaciuto perché Paola Concia non lo ha scritto solo per raccontare di sé e del suo impegno in ambito dei diritti civili, ma lo ha concepito per aiutare chi è omosessuale (donna o uomo, giovane o vecchio) a riconoscere ed accettare il proprio orientamento d’amore e per  far capire alla nostra società, che certi tabù e pregiudizi presenti ancora al giorno d’oggi inducono ad alzare dei muri, anzi a volte sono delle vere e proprie barricate, verso chi è ritenuto “il diverso”. Una volta finito La vera storia dei miei capelli bianchi non solo si è consapevoli della forza morale di Paola Concia, che oltre ad aver affrontato pesanti critiche e attacchi personali per le sue scelte d’amore, ha lottato con caparbietà verso la malattia, ma ci si rende conto che tutti gli uomini e le donne, indipendentemente dall’orientamento passionale, amano, soffrono e lottano per la vita.

Paola Concia è nata ad Avezzano, in Abruzzo. Diplomata all’Isef e laureata in Scienze motorie, è maestra di tennis, sport che ha praticato anche a livello agonistico. Ha cominciato ad interessarsi di politica a fine anni Ottanta. Nel 1996 è stata consulente per il ministero per le Pari opportunità, nel 1998 è stata consulente allo Sport. Nel 2001 fa coming-out e cominci la sua battaglia sui diritti civili di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Nel 2008 è stata eletta parlamentare del Partito democratico.

Maria Teresa Meli è giornalista politica del «Corriere della sera» e ha una rubrica molto seguita su «Io donna».

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