:: Recensione di I collezionisti di destini di Stephen J. Cannell (Gargoyle, 2012)

Mentre Arnold Schwarzenegger tiene paralizzata mezza Los Angeles per girare il suo ennesimo film a base di muscoli e azione il sergente Shane Scully del LAPD ha le sue grane. Per prima cosa si è preso in casa il figlio di un’informatrice Charles “Chooch” Sandoval, un quindicenne mezzo teppista, diffidente e arrabbiato, che quasi si fa sbattere fuori da scuola per aver venduto erba ai compagni, del quale deve conquistarsi il rispetto e la fiducia, scoprendo a sue spese che il ruolo di padre non è una passeggiata. Poi cosa ancora più grave si trova ad avere a che fare con gli Affari Interni seriamente intenzionati a mandare la sua vita a puttane. Ma andiamo con ordine. Una notte il telefono lo sveglia e Barbara Molar una sua ex ragazza, ora sposata ad un ex compagno di pattuglia, gli chiede disperatamente aiuto. Shane, senza scarpe si fionda a casa sua per difenderla dal marito violento e durante la colluttazione che ne segue è costretto ad ucciderlo sparandogli una pallottola in fronte per legittima difesa. Ray “Dente d’Acciaio” Molar ha sparato per primo e Shane non ha proprio avuto scelta ma sin da subito le cose si complicano. L’idea della legittima difesa viene scartata e invece fiocca una bella e buona accusa di omicidio con tanto di commissione Affari Interni decisa ad avere la sua testa e guidata da una sua vecchia conoscenza, Alexa Hamilton, una specie di mastino in tailleur che colleziona i distintivi dei colleghi come fossero trofei, il titolo originale The Tin Collectors  “I collezionisti di latta” si riferisce proprio nel gergo poliziesco a questo. Cosa ancora più strana è poi il fatto che Ray Molar poliziotto ottuso, violento e corrotto, il prototipo del cattivo poliziotto, siamo nel periodo poco successivo all’aggressione di Rodney King che viene citata un paio di volte, anche se autista e guardia del corpo del sindaco o forse proprio per questo, viene di colpo riabilitato e presentato come un’icona di coraggio e dedizione al lavoro con tanto di funerale con tutti gli onori. Shane è perplesso, a difenderlo il poliziotto in pensione DeMarco Saint una specie di hippy alcolizzato con di grigia coda di cavallo di ordinanza che vive in un bungalow sulla spiaggia. Non gli resta che iniziare una personale indagine che più prosegue e più scoperchia un intrico di corruzione e di fango che arriva fino alle alte stanze del sindaco. Inaspettato l’aiuto di Alexa da nemico ad alleato in un’ indagine che porterà l’intero Dipartimento della Polizia di Los Angeles a fare i conti con i suoi scheletri. I collezionisti di destini (The Tin Collectors, 2001) di Stephen J. Cannell, edito da Gargoyle nella collana Extra e tradotto da Benedetta Tavani, è il primo volume della serie di undici romanzi che vede protagonista il sergente della Polizia di Los Angeles Shane Cully e che probabilmente la Gargoyle pubblicherà nei prossimi anni. Poliziesco classico di tipo procedural con una solida struttura narrativa e una buona ricostruzione delle dinamiche e delle procedure del Dipartimento di Polizia di Los Angeles I collezionisti di destini è davvero un libro ben scritto, capitoli brevi che si susseguono come proiettili, aumentando in crescendo la suspense e conditi con divertita ironia che attenua un po’ la tristezza e la solitudine del protagonista un poliziotto il cui istinto investigativo è proporzionale ai suoi principi e al senso di giustizia che lo contraddistingue. Bellissimo e delicato il rapporto tra Shane e il giovane Chooch, un rapporto padre e figlio che arricchisce il personaggio di sfumature interiori come non succede spesso nei thriller di pura azione. Qui certo l’azione non manca dalla scena iniziale in poi sarà un susseguirsi di sparatorie, minacce, inseguimenti che lasceranno al lettore ben poco tempo per annoiarsi. Cannell è un narratore di razza, ha senso del ritmo e dei tempi dell’azione, usa l’ironia come un veleno che pian piano entra in circolo e non se ne può più fare a meno. La caratterizzazione dei personaggi è accurata, nitida senza sbavature e la Los Angeles che emerge è vivace e vitale. Bello il personaggio di Sandy Sandoval una madre che ha per il figlio grandi sogni e quello di Alexa Hamilton sergente tutto di un pezzo ma sinceramente intenzionata a fare pulizia nell’intrico di violenza e corruzione che appesta il sistema in cui ancora crede e a cui ha dedicato la vita. Cannell non ha certo la cattiveria di Ellroy ma un po’ le atmosfere di L.A. Confidential sono presenti e rendono la lettura davvero piacevole. Un ottimo poliziesco, da non perdere.

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2 Risposte to “:: Recensione di I collezionisti di destini di Stephen J. Cannell (Gargoyle, 2012)”

  1. Silvia Says:

    Com’è la traduzione?
    In un buon italiano? Corretta? Senza frasi da traduttore automatico? Ecc….
    Lo chiedo perché ultimamente l’editore Gargoyle ha sfornato pessime traduzioni ( vedi “I sonnambuli”, vedi “Nell’abisso profondo” ecc…)
    Vorrei tanto comprare “I segreti del Lazarus club” di Toni Pollard tradotto dalla medesima traduttrice di questo romanzo da te recensito….quindi se questo è ben tradotto magari ci sono speranze che anche l’altro da me “bramato” :-) abbia una buona traduzione ….
    ( Scusa se chiedo, ma qui bisogna iniziare ad informarsi seriamente sull’italiano delle traduzioni, troppi editori hanno iniziato a sfornar libri in un italiano assurdo, scorretto …e a me non va di buttar soldi …)
    Silvia

    • liberdiscrivere Says:

      Ciao Silvia, penso che Benedetta Tavani e chi ha provveduto all’editing abbiano fatto un buon lavoro. Non ho avuto modo di vedere l’edizione originale ma questa tradotta è piacevole, curata, in italiano fluido.
      Giulia

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