:: Intervista a Valentina D’Urbano a cura di Viviana Filippini

Ciao Valentina, è un piacere ospitarti qui a Liberi di Scrivere  per parlare del tuo primo romanzo pubblicato di recente dalla Longanesi e intitolato Il rumore dei tuoi passi. Una storia di amicizia e di amore, ma anche di formazione, tra due adolescenti – Beatrice e Alfredo -  nell’Italia tra gli anni ’60 e ’80.

Cosa spinge una giovane illustratrice di libri per bambini a scrivere un romanzo?

Mi piace scrivere, mi è sempre piaciuto. Amo inventare storie e amo raccontarle, non solo ai bambini ma anche agli adulti. Ecco che cosa mi spinge: la voglia di raccontare, sia attraverso le immagini che attraverso le parole.

Il rumore dei tuoi passi è un romanzo di formazione. Perché hai scelto questo genere per esordire e non un thriller o un giallo come fanno molti altri autori esordienti?

Perché per scrivere qualcosa di buono (e questo lo dice il buon vecchio King, mica io!) devi scrivere di qualcosa che ti piace. E se una cosa ti piace, fondamentalmente vuol dire che la conosci. Ecco perché non ho scritto un giallo o un thriller, non è il genere che preferisco leggere, e di conseguenza non mi piacerebbe scriverne!

Da cosa o chi hai preso spunto per scrivere Il rumore dei tuoi passi?

Dal quartiere dove vivo, un quartiere periferico che trent’anni fa era davvero come descrivo nel libro. Volevo dare voce a questo posto che per troppo tempo è rimasto muto. E per farlo ho inventato una storia.

La storia è ambientata in un quartiere chiamato “La Fortezza”? Come mai hai scelto questo nome?

La “Fortezza” rappresenta nell’immaginario comune un luogo chiuso, desolato, spesso inespugnabile. Il quartiere dove è ambientato il romanzo è proprio così: una sorta di roccaforte moderna, dove si vive asserragliati, in costante lotta con se stessi e con il mondo circostante.

Il fatto che il quartiere sia in una città non precisa  che richiama le zone degradate di molte metropoli italiane e mondiali che ruolo ha nel romanzo?

Io credo che ogni grande città abbia la sua “Fortezza”. È per questo che ho scelto di non caratterizzare il luogo, affinché ognuno possa immaginarselo come e dove gli pare.

Protagonisti sono Beatrice e Alfredo due giovani di estrazione sociale disgraziata e degradata, perché tutti li chiamano i Gemelli?

Bea e Alfredo sono le due facce della stessa medaglia. Sono uguali, anche se non vogliono ammetterlo, ma come i gemelli veri, anche loro hanno delle piccole differenze. Una cosa che può capire solo chi li conosce bene.

Le loro famiglie di origine sono sì povere, ma diverse. In quella di Beatrice c’è amore e rispetto reciproco, mentre in quella di Alfredo manca la figura materna ( la madre è morta), lui e i fratelli vivono con un padre alcolizzato e violento. Questi due modelli di vita quanto influenzano l’agire dei protagonisti?

La famiglia in cui si cresce influenza sempre il carattere delle persone. Lo stesso vale per Bea e Alfredo.

Il legame tra Beatrice e Alfredo è sempre in bilico tra amore e odio. Chi tra i due ha più bisogno dell’altro?

Credo che nonostante tutto sia Beatrice ad avere più bisogno di Alfredo. Ha votato la sua vita a lui e senza di questo si sente vuota e inutile.

Beatrice vorrebbe lasciare  “La Fortezza”, ma c’è qualcosa che non glielo permette, quanto è influenzata in questa sua decisione dal legame profondo con Alfredo?

È totalmente influenzata. Alfredo è l’unica cosa che la lega alla “Fortezza2.

I due ragazzi protagonisti mi hanno ricordato molto la gioventù vissuta, protagonista di Altri Libertini di Tondelli e i Ragazzi di vita di Pasolini. Ti hanno influenzato un po’ questi scrittori?

Ti dirò, prima di scrivere il rumore dei tuoi passi, non avevo mai letto nulla di loro. Quando mi hanno fatto notare che forse proprio da loro ero stata ispirata, ho rimediato immediatamente alla mia lacuna. Quindi ti dico che, probabilmente se li avessi letti prima, sì, ne sarei stata ispirata.

Quali altri autori hanno influito su Valentina D’Urbano come scrittrice di romanzi?

Ogni libro che leggi ti lascia dentro qualcosa. Anche quelli che non ti piacciono. Ecco, io credo che in fin dei conti tutto quello che leggi in qualche modo influisce su quello che scrivi. Spero solo che in questo caso abbia influito positivamente.

Sei già al lavoro con un nuovo romanzo?

Sì, una storia completamente diversa, ma è ancora un segreto!

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