:: Un’ intervista con Adele Vieri Castellano a cura di Elena Romanello

Tra le proposte narrative di questi ultimi mesi della casa editrice Leggereditore, che si è specializzata in letteratura al femminile di tutti i tipi, spicca per interesse e originalità il romanzo di Adele Vieri Castellano Roma 40 d. C., storia di passioni e intrighi sullo sfondo dell’impero romano sotto la dinastia Claudia. L’autrice ci ha raccontato qualcosa su questo libro, appassionante e insolito.

Come ti è venuta l’idea per questo libro?

Sono appassionata di storia antica, in particolare Roma ed Egitto ed erano anni che desideravo leggere una storia d’amore ambientata in uno di questi due periodi storici così lontani ed affascinanti. Avevo letto qualche libro di autrici statunitensi o inglesi ma non mi avevano soddisfatta: erano inverosimili, infarciti di strafalcioni e di personaggi poco credibili ed ero anche annoiata dalle solite ambientazioni vittoriane  e georgiane dei romanzi d’amore. L’anno scorso, leggendo un saggio sugli antichi imperatori romani di Furio Sampoli, scoprii l’episodio con cui si apre “Roma 40 d. C. Destino d’Amore”: la vicenda dell’esposizione di una figlia ripudiata da parte dell’Imperatore Claudio, sulla porta della sua domus. Era una storia intrigante che mi colpì molto, non si sapeva quasi nulla di lei. Un inizio favoloso per quel romance ambientato a Roma che avevo in testa da un po’. Ho scritto il prologo, poi qualche pagina ed è stato amore a prima vista. Non sono riuscita più a uscirne fino alla parola “fine”.

Il tuo libro, lo sceneggiato Roma, fumetti in tema e altri romanzi: come mai secondo te Roma antica continua a piacere così tanto?

Roma antica è un set affascinante, ricco di spunti, di vicende che ancora il grande pubblico non conosce, di grandi uomini che rappresentano ancora oggi, a duemila anni dalla loro morte, un esempio di grandi condottieri e politici. L’impronta di Roma, anche se noi non ce ne rendiamo conto, è molto presente nella nostra vita quotidiana e penso che questa presenza latente, quando viene richiamata con film, sceneggiati o libri per così dire torni “in superficie” facendoci sentire protagonisti, per una volta, di un passato che tutto il mondo conosce e ci invidia.

Per anni Roma è stata essenzialmente nelle fiction prima la persecutrice di cristiani, poi il posto dei giochi dei gladiatori: tu parli di una Roma diversa, come mai?

Perché è la Roma di tutti i giorni che a noi non è mai stata raccontata. Quella della gente che ne ha fatto la gloria e ha costruito i templi, quella dei vicoli, delle basiliche, delle terme e della gente comune. La persecuzione dei cristiani è propaganda, gli storici lo stanno provando, così come Roma non è solo quella dei gladiatori o delle belve. Era fatta di persone con sentimenti e pulsioni uguali alla nostre. Io mi sono limitata a svelare questa realtà alla portata di tutti ma negata per tanto tempo.

Cosa ti affascina di più di quel mondo e cosa secondo te è rimasto in noi dei Romani?

Mi affascina una civiltà che a quei tempi era altamente sviluppata: riscaldamento nelle case,  una distribuzione capillare delle merci, un servizio postale che permetteva ad una missiva di raggiungere, partendo da Roma, la Germania in quattro, cinque giorni. Una rete stradale che ancora oggi noi utilizziamo, acquedotti magnifici che portavano l’acqua per sessanta e più chilometri e che ancora oggi funzionano nella città di Roma. Mirabili opere architettoniche che sono alla base delle tecniche ancor oggi utilizzate, un esercito ben organizzato e disciplinato, politici che si avvicendavano in cariche pubbliche che, al massimo, duravano diciotto mesi. Non tutto è oro quello che luccica è vero, ma sono loro che hanno inventato la civiltà occidentale e gli hanno dato l’impronta che conosciamo oggi.  Hanno inventato la globalizzazione, la moneta unica, una sola lingua unica, la libertà di culto. Ciò che alla nostra Europa unita e all’euro mancano. E in noi di Roma è rimasto solo un vago, sopito orgoglio. Il mio obiettivo è anche quello: svelare, con molto più rispetto e amore di quello che fanno i professori di storia tra i banchi di scuola, il nostro passato a chi non lo conosce e ha creduto fosse noioso o privo di attrattive.

I tuoi eroi sono una coppia controcorrente, non da romance classico: che cosa puoi dire di loro?

Lui è un uomo reale, non un eroe stereotipato, teatrale nelle sue reazioni e lontano dalla realtà. Rufo è in tutto e per tutto un uomo romano, un soldato disciplinato che difende il suo Imperatore e i suoi ideali fino alla morte. Un uomo con sentimenti veri, che reagisce e agisce da maschio e non da personaggio patinato. Livia è una donna romana, non dimentichiamolo. Non è come noi, libera di scegliere la propria vita indipendente. Quando il suo sogno sta per avverarsi, il Fato si presenta a lei in questo soldato selvatico e imponente che le sconvolge il futuro. Lei, raffinata e sfortunata, si aggrappa al suo promesso come sola via di scampo ad una vita destinata al fallimento, alla solitudine. La sua reticenza ad accettare questo soldato di confine come marito e amante è solo legata al suo modo di essere, al suo essere donna romana e non donna dei nostri giorni.

Quali sono le tue fonti di ispirazione al cinema, nei libri e simili?

Soprattutto i libri: i saggi storici, i testi degli scrittori antichi come Tacito e Livio, i documentari di Alberto e Piero Angela, la mitologia classica. Ma soprattutto la Storia, quella con la “esse” maiuscola che è un forziere, un contenitore di spunti e vicende senza limiti. Al cinema nulla, Hollywood ha smesso di produrre grandi colossal, fa filmetti con sceneggiature deboli e tanti, spettacolari effetti speciale che però, alla fine, non reggono il confronto con le produzioni degli anni ’50, ’60 e ’70. Il “il Gladiatore” è un piacevole svago, visto che dal punto di vista della ricostruzione storica lascia un po’ a desiderare.

Prossimi progetti?

Innanzi tutto gli altri due libri della trilogia dell’Antica Roma, con il libro dedicato alla storia d’amore di Quinto Decio Aquilato, il batavo che abbiamo già conosciuto in “Roma 40 d.C. Destino d’Amore”, poi il terzo della serie di cui non posso anticipare nulla, se non che si svolgerà in Oriente dove l’Impero Romano era a contatto con antiche civiltà come quella egizia. Nel frattempo sto scrivendo un contemporaneo ambientato nella Roma di oggi con tre uomini “alfa” molto “hot”. E ho nel cassetto due romance storici che attendo di pubblicare. Uno è ambientato nella Venezia del 1796, quando la Serenissima dopo mille anni di indipendenza cadeva in mano a Napoleone Bonaparte e l’altro in Egitto, con protagonista un archeologo inglese alla ricerca dell’esercito perduto di Cambise, ambientato nel 1871.

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