:: Recensione di Hunger Games – La ragazza di Fuoco di Suzanne Collins (Mondadori, 2010) a cura di Gianrico Gambino

Questa recensione non è per chi non ha letto il primo libro perché inevitabilmente farà degli spoiler rispetto al precedente volume. Sì perché va detto che Peeta e Katniss sono sopravvissuti agli Hunger Games. Entrambi. Sfidando sfacciatamente il potere di Capitol City. Minacciando un doppio suicidio che avrebbe lasciato la capitale di Panem senza un vincitore dei giochi. Ma questa sfida non può passare impunita per un governo che sempre più sta opprimendo i dodici distretti che costituiscono la rete di sostegno della capitale. Solo mantenendo il popolo nell’ignoranza e nella schiavitù, troppo occupato a sopravvivere per pensare ad altro, pensa il Presidente Snow, si potrà avere il controllo assoluto di tutte le persone.
Katniss ha sfidato questo dominio assoluto costringendolo a cedere lievemente. Snow sa bene che le dighe crollano per piccole crepe. Quindi deve porre rimedio e da subito all’inizio di questo secondo libro si avverte che l’atmosfera nel Distretto 12 da cui provengono Katniss e Peeta sta mutando. In particolare gli eventi prendono una piega precisa quando lei e il suo compagno dei giochi debbono partire per compiere il giro dei Distretti in quanto vincitori. Un tour obbligatorio, come tutto a Panem. Un tour che inizia con l’inattesa visita del presidente a casa di Katniss e con una minaccia di morte esplicita nei confronti di tutti coloro che lei ama, qualora non dovesse convincere il Presidente, questi le rivela che la sta facendo tenere sotto controllo da mesi ormai. Bella la risposta di Kat sul fatto che il sistema Panem deve essere ben fragile se basta un pugno di bacche per farlo crollare.
Così Katniss e Peeta ricominciano a fare i finti innamorati, cercando di convincere il governo di Panem che non hanno intenzione di diventare dei capi ribelli. Inizia così il tour proprio da quel Distretto 11 cui apparteneva la piccola Rue, la ragazzina che s’era alleata con Katniss durante i giochi e che venne uccisa sotto i suoi occhi. Immediatamente è chiaro che la gente presente nella sala dove vengono portati i due vincitori è molto tesa e la situazione non migliora quando…
No aspettate leggetevelo. Facciamo un salto in avanti e arriviamo alla fine del tour quando Snow dice a Kat che non lo ha affatto convinto. La sensazione di minaccia è incombente e la ragazza inizia a pianificare la fuga, ma i pacificatori del Distretto vengono rimpiazzati da gente nuova, fanatica e al diretto controllo di Snow rendendo vani i piani di Kantinss. Questa durante una festa in casa del Sindaco ascolta un resoconto riservato in cui si dice che il Distretto 8 s’è sollevato. Ne ha conferma quando alcuni giorni dopo nei boschi incontra due donne scappate da lì e che stanno cercando il Distretto 13, perché sono convinte che sia ancora lì da qualche parte. Lei dapprima non ci crede, poi però fa caso ad alcuni indizi forniti dalle due fuggiasche e fa due più due, molto non quadra nei resoconti ufficiali del governo di Panem.
Così all’annuncio dei settantacinquesimi Hunger Games, edizione speciale, Katniss sta ancora trovando una soluzione sospesa tra l’istinto di sopravvivenza e la volontà di ribellione allo stato. Se non fosse che in occasione di questi giochi vengono richiamati in gara i vincitori della passate edizioni ancora in vita, questo per lei significa automaticamente essere scelta in quanto unica donna del suo distretto ad aver vinto.
Cosa colpisce…
… in questo secondo volume non è tanto la storia, se vogliamo persino scontata, quanto piuttosto l’intensità, l’urgenza del sentimento ribelle. L’impossibilità in tutti i protagonisti di rimanere schiacciati sotto il peso del governo di Capitol City costi quel che costi. I giochi saranno la svolta definitiva. La politica qui viene presentata nella sua sfaccettatura più tipicamente orwelliana di macchina ben oliata per non far arrivare informazioni cruciali al popolo schiavo.
Eppure in questo panorama desolante, la figura di Katniss viene eletta a simbolo. E il simbolo inizia a manifestarsi sempre più spesso ed la Ghiandaia Imitatrice che Rue le ha insegnato ad amare durante i primi giochi, fino alla sfacciataggine di apparire in maniera travolgente durante l’intervista prima dell’inizio dei giochi. La sfida al potere viene lanciata usando Kat, quasi senza che lei se ne accorga.
La riflessione sulla forza dei simboli qui viene spontanea. Un simbolo è qualcosa di trascendente la forza della persona che lo diviene. Vi ricordate il buon dottor Cochrane in First Contact. A lui di essere simbolo di rinascita non poteva interessare meno, addirittura si spaventa quando La Forge gli parla di quanto sarà ammirato e famoso nel futuro. Al punto di scappare. Qui siamo davanti a un simbolo che è al contempo un’immagine la Ghiandaia e una persona che non sa di esserlo, Katniss appunto.
Realismo
Come nei migliori casi di fantascienza siamo davanti a una critica sociale. Lo si era già visto nel primo libro, ma qui la cosa diventa smaccata in quanto siamo sull’orlo della guerra, con i Distretti che si ribellano uno dopo l’altro e con la repressione che si fa sempre più devastante. Panem non ha scrupoli e vuole eliminare chiunque gli si opponga senza pietà. Katniss viene proiettata in questo enorme gioco di finzioni e inganni.
Tutto questo è molto realista secondo me, quante sono le situazioni in giro per il mondo in cui la prepotenza di chi ha il potere tenta di sopraffare la gente comune? Lo stiamo vedendo in Italia proprio in questi giorni con gli scandali politici che coinvolgono quei partiti che si dicevano puri e che hanno incredibilmente(?) abusato del denaro pubblico. Niente di nuovo, ma l’intensità delle situazioni, l’evidenza dei soprusi, fan sì che inevitabilmente il lettore voglia la rivoluzione, la desideri ardentemente quasi come fosse una sua riscossa.
Il finale
È a dir poco aperto, non posso dire molto altrimenti tutta la parte più importante del testo verrebbe svelata, ma diciamo solo che stiamo ansiosamente attendendo il terzo libro che dovrebbe uscire tra un mese circa (giugno).
Personaggi
Sicuramente Katniss resta il personaggio principale, ma inconsapevole di cosa stia accadendole attorno. Del resto la maggior parte dei personaggi non può sapere molto, lei si da da fare per capirci qualcosa, ma la sua scarsa esperienza, il fatto di essere una tizia battagliera non l’aiutano a fare piani molto lucidi e il più delle volte fa delle figuracce. Sicuramente chi ha le idee chiare è il suo più caro amico Gale, che imbocca senza troppi dubbi la strada della ribellione anche se non immediatamente diretta.
Trovo eccelso il personaggio di Cinna, contraddistinto da chiara intelligenza e audacia, messa al servizio incondizionato di Kat sulla quale lui scommette, glielo ripete ancora.
Poi c’è Haymitch, l’ubriacone, quello che ormai è deluso dal mondo, che ha vinto e così facendo ha perduto tutto, quello cui nessuno da due soldi, ma anche quello estremamente intelligente e che sa fare in modo che la gente si fidi di lui. Che stuzzica sempre katniss per farle superare da sé le difficoltà.
Infine c’è il Presidente Snow, lui è il Male personificato, la descrizione che ne viene fatta è assolutamente vampiresca, così come lo è il suo ruolo e quello del suo stato, una sanguisuga. Un essere che di suo non saprebbe sopravvivere a niente se non ci fossero i Distretti.
Conclusioni
Se il primo mi era piaciuto, questo di più. Se il primo aveva ritmo questo di più, nonostante sia più lungo. Non dico altro: va letto.

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