:: Recensione di Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi (E/O Edizioni, 2012)

Una rapina in un supermarket di un’ indefinita metropoli del Nord eseguita da due giovani teppisti nigeriani dà l’avvio di Una brutta storia di Piergiorgio Pulixi edito da E/O Edizioni nella collana Sabotage diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Un romanzo ibrido, come lo stesso autore ha sottolineato in una nostra recente intervista, caratterizzato da una contaminazione di generi che vanno dal noir classico, al poliziesco di denuncia anni 70, al dramma criminale, all’action thriller più spinto, alla saga familiare, tutti amalgamati senza sbavature, in modo secco, tagliente, veloce, con i tempi adrenalinici e vertiginosi tipici dei nuovi serial polizieschi,  sporchi, cattivi e senza regole, penso all’americano The Shield ma anche al francese Braquo. Pulixi ci ha messo tre anni per pianificare e scrivere questa storia, complessa e ramificata, quasi ingestibile senza una grande padronanza della scrittura e una determinazione feroce a far sì che ogni pezzo del puzzle combaci perfettamente in modo da dare fluidità e accelerazione al narrato. Da un punto di vista tecnico, una cosa difficilissima, invece eseguita con naturalezza e quasi facilità. Tutto sembra consequenziale, ogni azione la conseguenza di un’altra. In un meccanismo perfetto, senza intralci, intoppi, tempi morti. Questa l’ossatura invisibile su cui si poggia una trama forte, esplosiva, dirompente. Invece di proporre una guerra di mafia, una guerra tra due bande rivali di delinquenti, Pulixi osa un passo in più , fa si che una delle due bande sia composta da poliziotti, corrotti, spietati, determinati a uccidere tanto quanto o forse più dei delinquenti dichiarati. A capo di questo clan di sbirri bastardi Biagio Mazzeo, il capo branco, un uomo determinato a infrangere ogni legge, a non giudicare sacro nessun distintivo, a combattere apparentemente il crimine mentre in realtà si sostituisce ad esso, impadronendosi dei traffici che di solito gestisce, spaccio, prostituzione, racket, gioco d’azzardo illegale, come non pensare al Dudley Smith di Ellroy,  tutto per ottenere riscatto da un passato di povertà e di fatica. Biagio Mazzeo vuole fare il colpo della vita, guadagnare tanto da potersi ritirare in un paradiso tropicale, il sogno di tanti, il sogno di tutti quelli che il coraggio di Mazzeo non ce l’avranno mai. Anche se tutto questo ha un prezzo, un dannato prezzo da pagare e convivere con i propri fantasmi non è poi tanto facile neppure per un duro come lui. La rapina con cui si apre il libro lascia un morto dietro: Goran Ivankov. Un killer, fratello di Sergej Ivankov, lo spietato mafioso ceceno re di Grozny. Il teppista nigeriano Bashir che l’ha ucciso e ha commesso la rapina su ordine di Mazzeo a scopo intimidatorio è un ostacolo, un piccolo errore da cancellare. E Mazzeo per difendere il suo branco non si ferma davanti a niente, lo fa uccidere da un altro piccolo spacciatore che uccide a sua volta. Il cerchio è chiuso ma il cadavere di Goran grida vendetta e richiama in Italia tutta la banda di Sergej Ivankov scatenando una guerra totale.

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