:: Recensione di Il respiro del drago di Michael Connelly (Piemme, 2012)

Il respiro del drago (Nine Dragons, 2009), tradotto da Stefano Tettamanti e Giuliana Traverso ed edito da Piemme, è la quattordicesima avventura giunta in Italia che Michael Connelly dedica all’amatissimo Harry Bosch, ne esistono ancora due pubblicate negli Usa tra cui l’ultima The black box sarà pubblicata il 26 novembre per onorare il 20° anniversario del personaggio. Questa volta Harry Bosch è coinvolto in un caso che lo tocca nei suoi affetti più cari arrivando a colpire la sua ex moglie e sua figlia Maddie, e costringendolo a lasciare Los Angeles per recarsi ad Hong Kong per liberare quest’ultima. Tutto ha inizio con una chiamata di ordinaria amministrazione. L’omicidio di un commerciante cinese di liquori  John Li avvenuto nella periferia sud di LA una delle zone più pericolose della città. Quando Harry si reca sul posto assieme al suo compagno Ferras, subito riconosce l’emporio di liquori e si ricorda dell’anziano proprietario con cui fece amicizia o meglio scambiò qualche parola e quest’ultimo gli offrì l’ultima sua sigaretta durante la rivolta di Los Angeles del 1992. Basta questo per fargli sentire un’ intima comunione con la vittima e a spingerlo ad impegnarsi ancora di più sul caso. Le apparenze fanno pensare ad una rapina ma alcune cose non tornano. Intanto se fosse stato un membro delle bande che infestano il quartiere si sarebbe impossessato come trofeo del costoso liquore alle spalle della vittima, poi il fatto che Li pur possedendo un’ arma non abbia tentato neanche di difendersi subito gli sembra per lo meno insolito. Dal figlio della vittima scopre che il negozio non navigava in buone acque e dalle registrazioni dell’ impianto di sorveglianza capisce che era solito pagare una tangente ad un emissario delle Triadi Cinesi. Appena arrestato l’uomo apparso nel dvd nel momento in cui ritira una mazzetta Bosch riceve prima una telefonata di minaccia poi sul telefonino un video della figlia legata e imbavagliata. Il messaggio è apparentemente chiaro o smette di indagare sul caso o non rivedrà più la figlia. Ma le apparenze come sempre in questo libro sono lontane dalla verità. Comunque ha disposizione solo poche ore per recarsi ad Hong Kong e liberare la figlia prima che il presunto colpevole venga rilasciato e lasci per sempre gli Stati Uniti. Gli basteranno? C’è davvero un nesso tra il rapimento e l’omicidio del commerciante Li? E soprattutto riuscirà tornato a Los Angeles a risolvere il caso? Vi basterà leggere Il respiro del drago per dare una risposta a queste domande.Come lettura estiva è un libro di certo consigliato. Forse non è un Connelly al suo meglio, i primi a mio avviso sono sempre i migliori e tra tutti ho molto amato Il poeta della serie con Jack McEvoy, forse la narrazione è un po’ troppo lenta nella prima parte rispetto agli standard a cui siamo abituati e la parentesi hongkonghese è un po’ slegata dal resto della narrazione, con un evento drammatico non necessario all’economia della storia ed evitabile o per lo meno le cui ripercussioni sono gestite un po’ troppo frettolosamente, tuttavia Connelly è sempre Connelly, il libro si legge, ci si interroga quale colpo di cena l’autore abbia in mente per spiazzare il lettore, e il ruvido ma infondo paterno Bosch come sempre si fa valere. Ho amato molto l’evoluzione che Connelly ha fatto vivere al suo personaggio, ormai vecchio e stanco, appassionato di jazz e diffidente verso colleghi e amici, forse ancora innamorato dell’ex moglie, costretto a combattere con le unghie e coi denti per sua figlia, un po’ mi ha ricordato la malinconia dell’ultimo Wallander di  Mankell.

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