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:: Blogtour All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion (Baldini e Castoldi, 2013) – prima tappa.

21 ottobre 2013

Inizia oggi il blogtour dedicato al romanzo storico All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion di Alberto Custerlina e in questa prima tappa potrete trovare le domande fatte all’autore, alcune foto d’epoca decisamente suggestive legate al romanzo, una gustosissima ricetta del gulasch e qualche riferimento sul periodo storico, la Trieste asburgica del 1902.

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“Davorin s’incantò di fronte a una pasticceria e distolse lo sguardo quando sfilarono davanti a un negozio di biancheria femminile, come faceva sempre il signor Anton quando passavano di lì”

Benvenuto Alberto e grazie per aver accettato questa mini intervista per la puntata N° 1 del Blogtour dedicato al primo episodio della trilogia All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion, che comprenderà poi anche La carovana dei prodigi, e Enigmi nell’oscurità. Innanzitutto perché una trilogia?

Avevo in mente una storia molto lunga, che però avrebbe dovuto essere narrata attraverso ambienti molto diversi tra di loro e sviluppando varie tematiche, quindi ho preferito dividerla in tre parti: la prima parla del confronto tra modernità e tradizione, la seconda di crescita e consapevolezza, mentre la terza tratterà di paura e pazzia. Alla fine, poi, sarà più un trittico che una trilogia.

Come sei giunto all’idea di lasciare il noir, avevi avuto un buon successo con i tuoi romanzi precedenti, e dedicarti al romanzo storico?

Credo sia la naturale evoluzione di un autore che non condivide l’idea di scrivere qualcosa solo perché va di moda. Troppi scrittori italiani hanno cavalcato l’onda delle cronache giornalistiche o delle mode derivate dal mondo delle fiction o del cinema senza credere veramente in ciò che stavano facendo. E i risultati si sono visti. (con poche eccezioni)
E io, che sono uno a cui piace anticipare questi “movimenti” (come ho fatto con i miei noir-pulp, ai quali alcuni giovani autori italiani si sono “ispirati” parecchio), ho deciso che era venuto il momento di tornare alle radici – back to the roots – e di reinventare un genere che riscoprisse la tradizione anglosassone del mystery e la miscelasse al romanzo d’avventura alla Salgari e alla Verne; insomma, una letteratura popolare di stampo marcatamente europeo, con la quale il lettore potesse viaggiare con la fantasia attraverso tempi e luoghi che hanno fatto sognare molte generazioni di lettori.
E adesso ti faccio un regalo e rivelo per la prima volta una cosa che solo pochissime persone sapevano fino a questo momento: l’anno scorso, questo progetto è stato visionato da alcune grandi case editrici, che l’avevano cassato a favore di alcuni noir di cui ho detto sopra, così ora posso togliermi due belle soddisfazioni: godere di un buon successo e mostrare un dito medio.

Scenario del romanzo è la Trieste asburgica del 1902, più alcune parti ambientate tra Hong Kong, Macao e Singapore. Come ti sei documentato? Su che testi, vedendo quali film, documentari, libri di fotografie? Hai usufruito infatti di un discreto apparato iconografico. Alcune foto storiche sono presenti anche in questo articolo.

Il romanzo storico necessita di un’accuratissima documentazione, per cui ho attinto a numerosi media e confrontato molte fonti per essere sicuro che le informazioni fossero corrette. Le fotografie d’epoca sono vitali e per fortuna della Trieste asburgica ne esistono a palate. Poi i giornali, dove non trovi solo le informazioni leggendo gli articoli, ma puoi ottenere moltissime indicazioni sulla vita quotidiana attraverso le pubblicità. Infine, ho letto o riletto molti romanzi scritti e ambientati (più o meno) in quel periodo, da Svevo a Slataper, da Doyle a Dickens (e molti altri). Infine, sulla Trieste dell’epoca asburgica esistono decine di saggi che la trattano da tutti i punti di vista: toponomastico, sociale, mondano, sportivo, politico eccetera.
Per le parti ambientate in oriente, ho utilizzato per la maggior parte la Rete, anche se alcune cose le ho trovate a Trieste, che all’epoca era già in strettissimo collegamento commerciale con il mondo orientale.

All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion è un romanzo di avventura per adulti si potrebbe dire con molti connotati tipici dei romanzi per ragazzi. Davorin per esempio è una sorta di Huckleberry Finn con i capelli rosso carota e ha un ruolo fondamentale nella storia. Perché questa scelta?

Mi ricollego a ciò che ho risposto alla seconda domanda e amplio il concetto. Credo che oggi – nel panorama editoriale italiano – manchi un filone di narrativa che permetta agli adulti di riassaporare le atmosfere che avevano vissuto da giovanissimi leggendo la letteratura per ragazzi. Il successo di Harry Potter tra gli adulti supporta questa mia ipotesi. E allora ecco che arriva Custerlina, che non ha paura di rischiare e s’imbarca su una giunca cinese diretta verso i mari del sud, convinto che un adulto seduto in una comoda poltrona con una tazza di the in mano possa riprendere a fare, con grande soddisfazione e divertimento, il viaggio che aveva interrotto molti anni prima. Naturalmente, nella mia narrazione non mancano alcuni riferimenti “adulti” veri e propri e uno stile di scrittura tutto sommato moderno, ma ciò non toglie nulla al respiro ottocentesco del romanzo.
E in questo senso, Davorin Paternoster è la quintessenza dell’avventura, ispirato ai personaggi di Twain, ai figli del capitano Grant, ai ragazzi di Dickens. E poi, va detto che il mio progetto completo prevede di farlo crescere romanzo per romanzo, fino a ripercorrere, attraverso i suoi occhi, l’incredibile storia di Trieste nella prima metà del ‘900. Ho stimato che mi serviranno 16 romanzi in tutto (la maggior parte indipendenti uno dall’altro). Ce la farò? Non lo so, voi intanto cominciate a leggere questa trilogia.

Quali romanzi ti hanno influenzato, quali autori ti hanno ispirato nella stesura del romanzo?

In parte ho già risposto, ma qui faccio un elenco più preciso: Dracula di B.Stoker, Sherlock Holmes (e altro) di A.C.Doyle, Incontri con uomini straordinari di G.I. Gurdjieff, Oliver Twist di C.Dickens, varie cose di H.G.Wells, ho riletto qualcosa di Lovecraft per le atmosfere, Salgari e Verne, I-Ching, alcune parti dello Zorah e di testi cabalistici, Le meraviglie del creato e le stranezze degli esseri di Zakariyya Al-Qazwini, i romanzi di Mark Twain. E di sicuro mi sono dimenticato qualcosa.

Oltre al rigore storico, hai aggiunto una punta di soprannaturale. Che rapporto hai tu con il soprannaturale, credi esitano poteri extrasensoriali di cui conosciamo ancora ben poco?

Più di una punta, direi! Nella mia vita sono stato testimone di numerosi accadimenti che non ho potuto spiegare attraverso le mie conoscenze tecnico-scientifiche e che mi hanno coinvolto anche in prima persona. Così, ecco spiegato il fil rouge di questo primo romanzo intitolato Il segreto del Mandylion, dove il tema riguardante il conflitto tra modernità e tradizione si può leggere anche in chiave di confronto tra la percezione positivista della realtà e quella esoterica delle manifestazioni soprannaturali.
Del resto il romanzo inizia con questo esergo: Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia (W.Shakespeare)

porto

Il porto

Il miglior gulasch dell’Impero (ricetta alla triestina di Alberto Custerlina):

Per 4 persone. Soffriggere 1kg di cipolla gialla affettata sottile in abbondante olio (meglio sarebbe un bianchissimo strutto di maiale). A cipolla imbiondita, aggiungere 1kg di polpa di manzo tagliata a tocchi (o, meglio ancora, mista al 50% con il maiale e senza togliere le parti grasse), aggiungere un cucchiaio di farina abbondante e mescolare spesso finché la carne non sarà completamente sigillata (all’esterno deve apparire perfettamente cotta). A questo punto, aggiungere due o tre cucchiai di paprica ungherese dolce (se lo si vuole piccante, aggiungere in più la paprika forte nella dose desiderata) e poi il concentrato di pomodoro (da un tubetto, circa 10 cm). Coprire tutto con acqua bollente (anche se sarebbe meglio usare del brodo) e lasciare sobbollire per 3 ore, mescolando ogni tanto e stando attendi ad aggiungere liquido se asciugasse troppo. Servire con gnocchi di patate oppure con Knödel.

giochi di bambiniTrieste fu da sempre una delle più importanti metropoli dell’Impero austriaco, dal 1867 Impero austro-ungarico, grazie al suo porto e alla sua vocazione cosmopolita che ne aveva fatto un crocevia di merci e di idee. Ma la situazione già piuttosto instabile degenerò tra la fine del Ottocento e i primi del Novecento. Ai movimenti irredentisti, che propugnavano il ritorno di Trieste all’Italia, si aggiunse infatti nel febbraio del 1902 lo sciopero operaio proclamato in appoggio ai fuochisti della compagnia di navigazione del Lloyd Austriaco che si trasformò successivamente in uno sciopero generale cittadino. La situazione già drammatica ben presto degenerò e i soldati austriaci agli ordini di Conrad von Hoetzendorf, su ordine del luogotenente del Litorale von Goess, arrivarono a sparare sulla folla, uccidendo decine di dimostranti e ferendone più di una cinquantina. In questo clima si svolsero i fatti narrati ne Il segreto del Mandylion, ed è interessante notare come Storia e narrazione romanzesca si intreccino riportando in vita le atmosfere di primo Nocevento grazie alla capacità evocativa di Custerlina, triestino doc e appassionato di avventura. La gente viaggiava ancora in carrozza, le donne indossavano corsetti e gonne vaporose, ma già i tram sferragliavano sulle rotaie e l’illuminazione elettrica, il telefono, le prime auto iniziavano a  far capolino tra la curiosità e la diffidenza della gente. Il progresso sembrava alle porte e i più avventurosi si accostavano alla fotografia, guidavano spericolati le prime biciclette, usavano le prime torce elettriche con pile a carbone, provenienti dagli Stati Uniti. Sembra incredibile, anche io leggendolo quasi non ci credevo, ma è tutto documentato.

Prossime tappe:

Seconda tappa: SognandoLeggendo
Terza tappa: Strategie Evolutive
Quarta tappa: Helldoom’s Reign
Quinta tappa: Le mele del silenzio

:: Recensione di All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion di Alberto Custerlina (Baldini & Castoldi, 2013)

10 ottobre 2013

baldini e castoldiChi l’ha detto che i romanzi di avventura siano destinati solo ai ragazzi? Alberto Custerlina, classe 1965, autore triestino di pregevoli noir come Balkan bang!, Mano nera e Cul-de –sac, ha da poco infatti pubblicato Il segreto del Mandylion, primo episodio di una trilogia d’avventura a tinte gialle intitolata All’ ombra dell’impero, che comprenderà anche La carovana dei prodigi, in fase di scrittura, la cui pubblicazione è prevista nel 2014 e Enigmi nell’oscurità, titolo provvisorio e in fase di progettazione.
Sullo sfondo di una Trieste asburgica, siamo nel 1902 e ormai scioperi operai, moti irredentisti, repressioni sanguinarie mostrano le crepe di un impero, rigidamente burocratico e dall’apparato statalista elefantiaco, ormai in via di dissoluzione, – la Prima Guerra Mondiale è ancora lontana ma ormai inevitabile e destinata a porre definitivamente fine all’impero austro-ungarico con la pace di Parigi del 1918- , Custerlina costruisce una trilogia in cui Storia, avventura, segreti occulti, antiche leggende, poteri extrasensoriali, si intrecciano per dare vita ad una vicenda salgarianamente ricca di fascino e mistero.
Tra botteghe polverose, castelli, studi di vecchi cabalisti, cinesi affascinanti e misteriose, conoscitrici dei segreti delle arti marziali e dell’arte della seduzione, baroni pericolosi e dediti alla magia nera, commissari di polizia coraggiosi e intraprendenti, la storia si snoda portandoci per le vie di Trieste, da poco rischiarate dall’illuminazione elettrica, fino a bordo di una giunca nei Mari della Cina, sulle tracce dell’assassino di un sottufficiale dell’esercito, Arturo Rojaz, trovato morto e sfigurato in un vicolo di Trieste, accanto ai resti di un sigillo di ceralacca che chiudeva misteriose lettere di cui era il custode, ora trafugate.
Nella stessa notte un altro furto misterioso ha luogo nella casa di Artan Hagopian, viaggiatore armeno e trafficante di cineserie, a cui sottraggono una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, risalente ai tempi di Gesù, di cui Hagopian è l’ultimo depositario. Ad indagare sull’omicidio di Rojaz viene incaricato Anton Adler, commissario della Direzione di Polizia di Trieste e amico di Hagopian, il cui figlioccio Davorin Paternoster, un intraprendente ragazzino di 12 anni, ritrova il Mandylion e da quel momento acquisisce misteriosi poteri .
I casi della morte del sottufficiale e del furto del Mandylion sembrano legati, così Adler e Hagopian uniscono le forze per scoprire che un misterioso personaggio, nascosto nel passato dell’armeno, sembra arrivato a Trieste per portare a compimento i suoi nefasti piani. Ma il pericolo che li sovrasta è ancora più grande e il rapimento di Davorin metterà a dura prova la loro amicizia. Ma soprattutto chi è Hieronymous Mors? Con questa domanda vi lascio a interrogarvi quale misteri racchiude il Mandylion e perché forze oscure vogliono a tutti i costi impossessarsene.
Custerlina si dimostra sicuramente bravo nell’imbastire una struttura narrativa ricca di tensione e forte di una ricostruzione storica ineccepibile e davvero interessante. Oltre alle vie, i palazzi, finanche i bordelli di Trieste, Custerlina ricostruisce anche l’atmosfera di inizio Novecento, creando un personaggio come Anton Adler, precursore di tutti gli investigatori che oggi conosciamo. Adler è un modernista, intriso di spirito positivista, seguace del professor Hans Gross pioniere dei moderni metodi di indagine criminologica.  Usa torce elettriche con pile a carbone, macchine fotografiche a soffietto, vorrebbe mettere il telefono in casa o comprarsi un auto, combatte con i colleghi retrogradi ancora fermi a  vecchi metodi di indagine ben poco scientifiche. Affascinanti anche le parti in prima persona in cui Hagopian ricorda il suo passato in Cina, tra fumerie d’oppio, bordelli e pericolosi viaggi su mari in tempesta.
Una lettura consigliata agli appassionati di romanzi storici e a chi, come me,  ancora ama l’avventura e il mistero con un pizzico di esotismo molto salgariano.

Alberto Custer­lina vive in pro­vin­cia di Trie­ste, lavora come con­su­lente tec­nico e, natu­ral­mente, impe­gna quasi tutto il suo tempo libero per scri­vere. Il suo romanzo d’esordio, Bal­kan bang!, è uscito alla fine del 2008 per Per­di­sa­Pop, nella col­lana Wal­kie­Tal­kie curata da Luigi Ber­nardi.  A Gen­naio 2010, il suo romanzo d’esordio è stato ripub­bli­cato da Mon­da­dori nella col­lana Segre­tis­simo.  Il 6 luglio del 2010 è uscito Mano nera, il suo secondo romanzo noir, pub­bli­cato da Bal­dini Castoldi Dalai edi­tore nella neo­nata col­lana Vidocq. Il 20 set­tem­bre 2011 è uscito Cul-de-sac, suo terzo romanzo, sem­pre per i tipi di Dalai edi­tore. Nel gennaio del 2013 ha fondato Moby Dick – Scuola di scrittura (e lettura).

:: Segnalazione di All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion di Alberto Custerlina (Baldini & Castoldi editore, 2013)

13 settembre 2013

baldini e castoldiAll’ombra dell’Impero è una trilogia d’avventura a tinte gialle scritta da Alberto Custerlina e ambientata a Trieste nel 1902. Il primo episodio, intitolato “Il segreto del Mandylion“, uscirà nelle librerie il 18 settembre per i tipi di Baldini & Castoldi Editore. Vi segnalo anche la pagina Facebook del libro ricche di aneddoti e foto d’epoca: https://www.facebook.com/AllOmbraDellImpero

Trieste, primavera del 1902. Il ricordo dei fatti di sangue seguiti al primo sciopero operaio dell’Impero asburgico è ancora vivo nella mente della cittadinanza. A pochi giorni dalla revoca dello stato d’assedio proclamato dal governo di Vienna, un sottufficiale dell’esercito viene trovato morto e sfigurato in un vicolo.
Intanto, una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, viene rubata, perduta e infine ritrovata da Davorin, un ragazzino di dodici anni che in seguito a ciò pare acquisire strani poteri.
Anton Adler, padrino di Davorin nonché commissario di Polizia, e il suo amico Artan Hagopian, mercante di cineserie e legittimo custode della reliquia, si lanciano alla ricerca degli assassini del militare, intuendo il legame tra l’omicidio e il furto.
I due diventano così i protagonisti di un’avventura che affonda le radici nel tempo di Gesù, nella Cina coloniale e nel cuore occulto dell’Europa. A complicare l’indagine, il maggiore Ettore Gortan, un ufficiale molto in vista che ha qualcosa da nascondere.
Nel momento in cui tutte le tessere del rompicapo sembrano andare al loro posto, un uomo pericolosissimo riemerge dal passato.
Tra oscure minacce celate nell’ombra, ingegnosi inganni e tensioni politiche che rischiano di far esplodere l’Impero asburgico, Adler, Hagopian e il giovane Davorin affronteranno le loro paure e vedranno le loro convinzioni vacillare, fino a un gran finale che rivelerà un nemico inaspettato e letale.

Alberto Custer­lina vive in pro­vin­cia di Trie­ste, lavora come con­su­lente tec­nico e, natu­ral­mente, impe­gna quasi tutto il suo tempo libero per scri­vere. Il suo romanzo d’esordio, Bal­kan bang!, è uscito alla fine del 2008 per Per­di­sa­Pop, nella col­lana Wal­kie­Tal­kie curata da Luigi Ber­nardi.  A Gen­naio 2010, il suo romanzo d’esordio è stato ripub­bli­cato da Mon­da­dori nella col­lana Segre­tis­simo.  Il 6 luglio del 2010 è uscito Mano nera, il suo secondo romanzo noir, pub­bli­cato da Bal­dini Castoldi Dalai edi­tore nella neo­nata col­lana Vidocq. Il 20 set­tem­bre 2011 è uscito Cul-de-sac, suo terzo romanzo, sem­pre per i tipi di Dalai edi­tore. Nel gennaio del 2013 ha fondato Moby Dick – Scuola di scrittura (e lettura).

:: Recensione di Cul-de-sac di Alberto Custerlina

20 gennaio 2012

Innanzitutto vorrei iniziare questa recensione, anche se il termine un po’ mi sta stretto e preferirei sostituirlo con riflessione letteraria, con una doverosa premessa: non è il primo libro di Custerlina che leggo. Per cui ho già un’ idea precisa di Custerlina scrittore, tuttavia per apprezzare questo libro è necessario compiere un piccolo sforzo e considerarlo un’ opera unica e a sè stante. Solo così è possibile notare il terreno sconosciuto in cui si muove e lo sforzo sperimentale che lo sorregge. Custerlina è uno scrittore istintivo, lo si può amare visceralmente o odiare per le stesse ragioni per cui lo si ama. Non permette vie di mezzo, non permette compromessi. Il registro linguistico che utilizza, lo stile solo apparentemente dimesso ma in realtà profondamente letterario, nutrito di autori classici che vanno da Musil, a Joyce, a Buzzati, a classici del noir e dell’ hard boiled  come Manchette, Hammet, o Leonard, l’anima profondamente pulp che lo avvicina inesorabilmente al fumetto, al teatro d’avanguardia, al cinema,  e proprio quest’ ultima arte penso ne costituisca la cifra distintiva su cui mi soffermerò, tutto insomma fa di lui un autore profondamente radicato nel suo territorio e nello stesso tempo alieno nel panorama letterario italiano. In Cul-de-sac  poi azzarda un esperimento narrativo che portato avanti da mani meno capaci avrebbe raggiunto le connotazioni dell’azzardo, sorreggere tre storie separate che si intrecciano solo nel finale risoluzione di un climax narrativo costruito con perizia passo dopo passo. Il collante che rende le tre storie parallele convincenti è la scrittura densa, compatta, non scevra da una certa durezza che ben si addice al genere che Custerlina corteggia senza accettarne del tutto le regole e gli stereotipi. Tornando al cinema, la scrittura di Custerlina è fatta di immagini, di flash, di lampi visivi, se non visionari, che me lo rendono particolarmente vicino al mio modo di concepire la letteratura, anche io nel mio piccolo quando scrivo vivo di immagini e riuscire a trasmettere un’ immagine nella mente del lettore è qualcosa di assolutamente sorprendente. Custerlina ci riesce con pochi tratti, con poche misurate sfumature, fatte di colori, dettagli insoliti, sensazioni. Per completezza penso di dover dire due parole sulla trama e sull’ambientazione per cui inizio con il presentarvi Zeno Weber, ex militare, ex poliziotto, ex contractor, ex guardiano d’obitori, fisicamente un po’ fuori forma, sanguigno ed estremamente concreto, un po’ sfigato, che vive con il busto del duce in corridoio tanto per caratterizzarvi il personaggio. Un giorno sfortuna vuole che, perso il lavoro come vigilante in un supermercato, si trovi a chiedere aiuto ad un suo vecchio amico che gli procura un lavoretto senza impegno: pedinare tre esimi professionisti di Trieste intenti a mettere le corna alle mogli oltre confine. Direte voi una passeggiata, se non fosse che uno dei tre ha la malaugurata idea di farsi massacrare assieme alla sua famiglia nel salotto di casa. Zeno sospetta di essersi cacciato in un brutto guaio, una strada senza uscita, un cul-de-sac come precisa Roman Polanski nella citazione all’inizio del libro, e non ha tutti i torti, pian piano si dipana una matassa dai risvolti inaspettati con diramazioni internazionali che portano Trieste al centro di un commercio altamente pericoloso di uranio che dal Congo viaggia dritto dritto verso l’Iran. A tessere le fila un mafioso russo ormai condannato a morte da una malattia che non lascia scampo e i suoi scagnozzi, tutti tesi a recuperare una borsa piena di un milione di euro. Mafia russa, criminalità albanese, antiterrorismo, cacciatrici di taglie, chi più ne ha ne metta. Riuscirà Zeno Weber a salvare la pelle? Vi tocca leggerlo per scoprirlo. Ah dimenticavo Trieste, bellissima e maledetta, crocevia di criminalità, sferzata dalla Bora con i suoi palazzi asburgici, le villette liberty i caffè dagli ori antichi  e i quartieri periferici di grandi edifici “con l’intonaco tenuto assieme dai graffiti” e di capannoni industriali circondati da recinzioni di metallo zincato. Godibile la scena dello scagnozzo del mafioso russo nel mercatino di bancarelle di Brixton terrorizzato dai riti voodoo.

:: Intervista con Al Custerlina

29 ottobre 2009

Bene bene Alberto, posso chiamarti Alberto, sei finalmente nelle mie mani, allora iniziamo con una domanda facile facile:classe 65, nato e vive a Trieste chi è Al Custerlina? Definisciti in tre aggettivi e presentati ai nostri lettori.

Tenace, paziente, combattivo. Sono nato e vivo a Trieste, ho fatto un sacco di lavori, vado in snowboard, ho sempre bisogno di stimoli nuovi, mi piace la buona cucina, leggo e guardo serial tv a raffica. E scrivo, ovviamente. 

Iniziamo subito a parlare di “Balkan Bang” edito da Perdisa il tuo scoppiettante e pirotecnico esordio narrativo acclamato da pubblico e critica. Un libro insolito per i temi trattati e per le tue scelte narrative. Lo possiamo definire un noir o a te le classificazioni stanno strette?

Le classificazioni mi piacciono, aiutano il lettore a scegliere. In effetti, Balkan bang! è insolito perché  contiene in sé molte suggestioni miscelate tra di loro. E’ anche un noir, sì, ma è pure un po’ pulp. La definizione giusta l’hanno gli americani: “crime fiction”.  

Perché  hai scelto un’ambientazione balcanica? E’ una terra che conosci? L’hai visitata prima e dopo la guerra? Quale aspetto di questa terra ti ha catturato di più? Anche tu hai in mente la Serajevo dei telegiornali e dei giovani che fanno di tutto per uscire dall’incubo della guerra?

Sono molto vicino ai Balcani sia geograficamente, sia con lo spirito. Li ho vissuti abbastanza, fin da piccolo. L’aspetto che più mi colpisce di questa terra è la sua grande varietà di stili di vita racchiusi all’interno di un’area geografica limitata. Questa, però, è anche la maledizione di questa regione. Riguardo alla guerra, ti posso dire che dopo 13 anni dalla cessazione delle ostilità la situazione non è cambiata molto a livello di attriti tra le etnie. Certo, c’è moltissima gente che vuole buttarsi il passato alle spalle e ricominciare, ma ce n’è altrettanta che cova ancora sentimenti di rivalsa di carattere nazionalista. Io credo che il pericolo non sia ancora passato. 

Raccontaci come sei arrivato alla pubblicazione. Hai fatto fatica a trovare un editore? Un incontro fortuito ti ha  spianato la strada tutta fortuna o duro lavoro di selezione?

Quando pubblichi con una casa editrice seria come la Perdisa non è mai questione di fortuna. Ho lavorato duramente su Balkan bang! e ho avuto la mia contropartita. Inoltre, non ho fatto nessuna selezione: ho spedito il manoscritto solo alla Perdisa perché ci tenevo a pubblicare sotto l’egida di Luigi Bernardi.  

Hai definito “Balkan Bang!” un romanzo di intrattenimento ma tratti anche di temi seri profondi, dilemmi morali, conflitti etnici e religiosi oltre che divertire i tuoi lettori vuoi anche farli riflettere?

Il cosiddetto “intrattenimento” non deve essere per forza pura azione o solo commedia o amore. Io volevo scrivere una storia criminale e ho considerato che le azioni criminali sono sempre accompagnate da effetti collaterali sulla psicologia, la morale e l’etica delle persone che vi sono coinvolte, compresi gli spettatori, così ho voluto esplorare questi aspetti per fornire alla mia storia maggior completezza, soprattutto in relazione all’ambientazione. 

Passiamo al registro linguistico piuttosto forte. Quanto incidono i dialoghi all’interno del tuo tessuto narrativo?

Io credo che i dialoghi siano l’ossatura portante del mio romanzo. Ho lavorato molto per renderli più vicini alla realtà possibile, soprattutto allo scopo di dare vita a personaggi di maggior spessore, che fossero caratterizzati anche per come parlano e non solo per quello che fanno. 

Ci sono progetti per far vivere i personaggi di Balkan Bang in una pellicola cinematografica? Scriveresti tu la sceneggiatura? Quale regista rigorosamente italiano sceglieresti?

Non ci sono progetti cinematografici (magari ci fossero!). Riguardo alla eventuale sceneggiatura, diciamo che mi piacerebbe partecipare al processo di stesura, soprattutto per imparare. Registi italiani? Tarantino! ;)  

Di colpo catapultato nel gran mondo letterario, festival, premi, giurato, passata l’euforia che bilancio trai da  questa esperienza sei soddisfatto o potevi fare di più?

Io cerco sempre di fare di più, ma per essere sincero, stavolta credo di aver dato il giusto. Di più sarebbe stato troppo e forse sarebbe stato rischioso, perché c’è sempre il rischio di bruciarsi per sovra-esposizione. 

E’ previsto un sequel?

Sì,  è già in fase di scrittura. Il titolo provvisorio è Balkan Blues (questa è un’anticipazione esclusiva eh!?) e uscirà alla fine del 2010 (o primi 2011), sempre per Perdisa. Si tratterà di una storia perfettamente indipendente dal precedente, ambientata tra la Bosnia, la Croazia e Trieste. 

Dicevamo prima che sei nato e vivi a Trieste una città  segnata dalla Bora dal suo passato asburgico, una città  intellettuale, mi viene in mente Svevo e James Joyce, una città atipica in cui vecchio e nuovo convivono. Parlaci della tua Trieste privata, raccontaci qualche aneddoto che te la rendono molto amata o odiata.

Trieste è una città molto particolare, che io amo profondamente. A volte, però, mi ritrovo a odiarla. Per esempio, ti posso dire che la città ci ha messo quasi un anno per accorgersi di avere in casa un nuovo scrittore che si era fatto notare in ambito nazionale.  

C’è un aneddoto particolarmente curioso legato a qualche premio letterario o a qualche autore che ti va di raccontarci?

Mh, no. Gli scrittori sono gente noiosa… ;) 

Quali autori hai letto negli anni partendo da quando eri ragazzo e quali ti hanno poi maggiormente influenzato nella tua vita di scrittore? Citeresti Emilio Salgari tra le tue letture?

Da piccolo ero un verniano di ferro (e lo sono ancora). Di Salgari ne ho letti solo due. Divoravo, invece, gli Urania. Andando grossomodo in ordine temporale, da ragazzo a oggi, gli scrittori dai quali ho subito maggior influenza sono: Verne, J.Vance, Musil, Joyce, Buzzati, Gibson, Eco, Simenon, Manchette, Hammet, Pynchon, Leonard, McCharty, DeLillo. Ultimamente ho trovato straordinari i racconti di Pancake.  

E di “Mano nera” puoi dirci qualcosa o è ancora tutto avvolto nel silenzio?

Mano Nera (titolo provvisorio) è il romanzo che ho appena finito di scrivere per Baldini Castoldi Dalai editore. Uscirà verso maggio del 2010. Si tratta di una crime fiction senza sbirri tra i piedi (per questo non posso chiamarlo “poliziesco”) ambientata a Sarajevo e dintorni, un po’ meno pulp e più noir rispetto a Balkan Bang!. 

Al festival Grado Giallo hai discusso del thriller europeo e del romanzo d’avventura moderno, che bilanci che aspettative?

Bilanci e aspettative entrambi ottimi. Come dice l’amico Sergio Altieri, la squadra di romanzieri (di genere) italiani è forse la più agguerrita e la più talentuosa d’Europa. Ora non ci resta che aspettare che gli altri se ne accorgano… 

Che ne pensi della carica degli scandinavi, presenti in massa sugli scaffali delle librerie, da Mankell a Stieg Larsson, ti piace il genere , il freddo e i climi nordici fanno bene al genere poliziesco?

I gialli scandinavi sono ottimi prodotti commerciali (non tutti), ma io li trovo troppo lenti e prolissi. Pur adorando la Scandinavia e il nord-Europa, non riesco proprio a leggerli. 

Abbiamo da poco intervistato Duane Swierczynski un nuovo talento pulp americano, lo conosci, trovi delle rassomiglianze tra il suo stile e il tuo?

Non lo conosco. Tu ci trovi delle rassomiglianze? J 

Al Custerlina e il mondo del fumetto. Cosa leggi? Cosa ti infastidisce?

Leggo il fumetto, ma non con regolarità. Mi piacciono i “classici” come Miller e Moore, non disdegno la Marvel (che ho letto molto da piccolo), Tex, Dylan Dog, Zagor e Dampyr. Mi piacciono Tardi e Igort. E non dimentichiamo la coppia nostrana Bernardi-Catacchio, che sta facendo faville. Non mi da fastidio niente e mi piacerebbe fare la trasposizione di Balkan bang! a fumetti. 

Hai avuto un posto tra i finalisti per il Premio Letteratura Gialla di Camaiore, che esperienza è stata, hai fatto amicizie importanti?

Ottima esperienza e ottime conoscenze. 

Ci sono degli autori esordienti che segnaleresti e che ti hanno particolarmente colpito?

 

Nel 2008 mi ha colpito Francesco Gallone con il suo “Milano è un’arma”. Quest’anno aspetto di leggere Marilù Oliva e Paola Ronco.