Archivio per la categoria ‘al custerlina’

:: Segnalazione di All’ombra dell’impero – Il segreto del Mandylion di Alberto Custerlina (Dalai editore, 2013)

9 aprile 2013

all'ombra dell'imperoAll’ombra dell’Impero è una trilogia d’avventura a tinte gialle scritta da Alberto Custerlina e ambientata a Trieste nel 1902. Il primo episodio, intitolato “Il segreto del Mandylion“, uscirà nelle librerie il 23 aprile 2013 per i tipi di Dalai editore.

Trieste, primavera del 1902. Il ricordo dei fatti di sangue seguiti al primo sciopero operaio dell’Impero asburgico è ancora vivo nella mente della cittadinanza. A pochi giorni dalla revoca dello stato d’assedio proclamato dal governo di Vienna, un sottufficiale dell’esercito viene trovato morto e sfigurato in un vicolo.
Intanto, una preziosa reliquia cristiana, il Mandylion, viene rubata, perduta e infine ritrovata da Davorin, un ragazzino di dodici anni che in seguito a ciò pare acquisire strani poteri.
Anton Adler, padrino di Davorin nonché commissario di Polizia, e il suo amico Artan Hagopian, mercante di cineserie e legittimo custode della reliquia, si lanciano alla ricerca degli assassini del militare, intuendo il legame tra l’omicidio e il furto.
I due diventano così i protagonisti di un’avventura che affonda le radici nel tempo di Gesù, nella Cina coloniale e nel cuore occulto dell’Europa. A complicare l’indagine, il maggiore Ettore Gortan, un ufficiale molto in vista che ha qualcosa da nascondere.
Nel momento in cui tutte le tessere del rompicapo sembrano andare al loro posto, un uomo pericolosissimo riemerge dal passato.
Tra oscure minacce celate nell’ombra, ingegnosi inganni e tensioni politiche che rischiano di far esplodere l’Impero asburgico, Adler, Hagopian e il giovane Davorin affronteranno le loro paure e vedranno le loro convinzioni vacillare, fino a un gran finale che rivelerà un nemico inaspettato e letale.

Alberto Custer­lina vive in pro­vin­cia di Trie­ste, lavora come con­su­lente tec­nico e, natu­ral­mente, impe­gna quasi tutto il suo tempo libero per scri­vere. Il suo romanzo d’esordio, Bal­kan bang!, è uscito alla fine del 2008 per Per­di­sa­Pop, nella col­lana Wal­kie­Tal­kie curata da Luigi Ber­nardi.  A Gen­naio 2010, il suo romanzo d’esordio è stato ripub­bli­cato da Mon­da­dori nella col­lana Segre­tis­simo.  Il 6 luglio del 2010 è uscito Mano nera, il suo secondo romanzo noir, pub­bli­cato da Bal­dini Castoldi Dalai edi­tore nella neo­nata col­lana Vidocq. Il 20 set­tem­bre 2011 è uscito Cul-de-sac, suo terzo romanzo, sem­pre per i tipi di Dalai edi­tore. Nel gennaio del 2013 ha fondato Moby Dick – Scuola di scrittura (e lettura).

:: Recensione di Cul-de-sac di Alberto Custerlina

20 gennaio 2012

Innanzitutto vorrei iniziare questa recensione, anche se il termine un po’ mi sta stretto e preferirei sostituirlo con riflessione letteraria, con una doverosa premessa: non è il primo libro di Custerlina che leggo. Per cui ho già un’ idea precisa di Custerlina scrittore, tuttavia per apprezzare questo libro è necessario compiere un piccolo sforzo e considerarlo un’ opera unica e a sè stante. Solo così è possibile notare il terreno sconosciuto in cui si muove e lo sforzo sperimentale che lo sorregge. Custerlina è uno scrittore istintivo, lo si può amare visceralmente o odiare per le stesse ragioni per cui lo si ama. Non permette vie di mezzo, non permette compromessi. Il registro linguistico che utilizza, lo stile solo apparentemente dimesso ma in realtà profondamente letterario, nutrito di autori classici che vanno da Musil, a Joyce, a Buzzati, a classici del noir e dell’ hard boiled  come Manchette, Hammet, o Leonard, l’anima profondamente pulp che lo avvicina inesorabilmente al fumetto, al teatro d’avanguardia, al cinema,  e proprio quest’ ultima arte penso ne costituisca la cifra distintiva su cui mi soffermerò, tutto insomma fa di lui un autore profondamente radicato nel suo territorio e nello stesso tempo alieno nel panorama letterario italiano. In Cul-de-sac  poi azzarda un esperimento narrativo che portato avanti da mani meno capaci avrebbe raggiunto le connotazioni dell’azzardo, sorreggere tre storie separate che si intrecciano solo nel finale risoluzione di un climax narrativo costruito con perizia passo dopo passo. Il collante che rende le tre storie parallele convincenti è la scrittura densa, compatta, non scevra da una certa durezza che ben si addice al genere che Custerlina corteggia senza accettarne del tutto le regole e gli stereotipi. Tornando al cinema, la scrittura di Custerlina è fatta di immagini, di flash, di lampi visivi, se non visionari, che me lo rendono particolarmente vicino al mio modo di concepire la letteratura, anche io nel mio piccolo quando scrivo vivo di immagini e riuscire a trasmettere un’ immagine nella mente del lettore è qualcosa di assolutamente sorprendente. Custerlina ci riesce con pochi tratti, con poche misurate sfumature, fatte di colori, dettagli insoliti, sensazioni. Per completezza penso di dover dire due parole sulla trama e sull’ambientazione per cui inizio con il presentarvi Zeno Weber, ex militare, ex poliziotto, ex contractor, ex guardiano d’obitori, fisicamente un po’ fuori forma, sanguigno ed estremamente concreto, un po’ sfigato, che vive con il busto del duce in corridoio tanto per caratterizzarvi il personaggio. Un giorno sfortuna vuole che, perso il lavoro come vigilante in un supermercato, si trovi a chiedere aiuto ad un suo vecchio amico che gli procura un lavoretto senza impegno: pedinare tre esimi professionisti di Trieste intenti a mettere le corna alle mogli oltre confine. Direte voi una passeggiata, se non fosse che uno dei tre ha la malaugurata idea di farsi massacrare assieme alla sua famiglia nel salotto di casa. Zeno sospetta di essersi cacciato in un brutto guaio, una strada senza uscita, un cul-de-sac come precisa Roman Polanski nella citazione all’inizio del libro, e non ha tutti i torti, pian piano si dipana una matassa dai risvolti inaspettati con diramazioni internazionali che portano Trieste al centro di un commercio altamente pericoloso di uranio che dal Congo viaggia dritto dritto verso l’Iran. A tessere le fila un mafioso russo ormai condannato a morte da una malattia che non lascia scampo e i suoi scagnozzi, tutti tesi a recuperare una borsa piena di un milione di euro. Mafia russa, criminalità albanese, antiterrorismo, cacciatrici di taglie, chi più ne ha ne metta. Riuscirà Zeno Weber a salvare la pelle? Vi tocca leggerlo per scoprirlo. Ah dimenticavo Trieste, bellissima e maledetta, crocevia di criminalità, sferzata dalla Bora con i suoi palazzi asburgici, le villette liberty i caffè dagli ori antichi  e i quartieri periferici di grandi edifici “con l’intonaco tenuto assieme dai graffiti” e di capannoni industriali circondati da recinzioni di metallo zincato. Godibile la scena dello scagnozzo del mafioso russo nel mercatino di bancarelle di Brixton terrorizzato dai riti voodoo.

:: Intervista con Al Custerlina

29 ottobre 2009

Bene bene Alberto, posso chiamarti Alberto, sei finalmente nelle mie mani, allora iniziamo con una domanda facile facile:classe 65, nato e vive a Trieste chi è Al Custerlina? Definisciti in tre aggettivi e presentati ai nostri lettori.

Tenace, paziente, combattivo. Sono nato e vivo a Trieste, ho fatto un sacco di lavori, vado in snowboard, ho sempre bisogno di stimoli nuovi, mi piace la buona cucina, leggo e guardo serial tv a raffica. E scrivo, ovviamente. 

Iniziamo subito a parlare di “Balkan Bang” edito da Perdisa il tuo scoppiettante e pirotecnico esordio narrativo acclamato da pubblico e critica. Un libro insolito per i temi trattati e per le tue scelte narrative. Lo possiamo definire un noir o a te le classificazioni stanno strette?

Le classificazioni mi piacciono, aiutano il lettore a scegliere. In effetti, Balkan bang! è insolito perché  contiene in sé molte suggestioni miscelate tra di loro. E’ anche un noir, sì, ma è pure un po’ pulp. La definizione giusta l’hanno gli americani: “crime fiction”.  

Perché  hai scelto un’ambientazione balcanica? E’ una terra che conosci? L’hai visitata prima e dopo la guerra? Quale aspetto di questa terra ti ha catturato di più? Anche tu hai in mente la Serajevo dei telegiornali e dei giovani che fanno di tutto per uscire dall’incubo della guerra?

Sono molto vicino ai Balcani sia geograficamente, sia con lo spirito. Li ho vissuti abbastanza, fin da piccolo. L’aspetto che più mi colpisce di questa terra è la sua grande varietà di stili di vita racchiusi all’interno di un’area geografica limitata. Questa, però, è anche la maledizione di questa regione. Riguardo alla guerra, ti posso dire che dopo 13 anni dalla cessazione delle ostilità la situazione non è cambiata molto a livello di attriti tra le etnie. Certo, c’è moltissima gente che vuole buttarsi il passato alle spalle e ricominciare, ma ce n’è altrettanta che cova ancora sentimenti di rivalsa di carattere nazionalista. Io credo che il pericolo non sia ancora passato. 

Raccontaci come sei arrivato alla pubblicazione. Hai fatto fatica a trovare un editore? Un incontro fortuito ti ha  spianato la strada tutta fortuna o duro lavoro di selezione?

Quando pubblichi con una casa editrice seria come la Perdisa non è mai questione di fortuna. Ho lavorato duramente su Balkan bang! e ho avuto la mia contropartita. Inoltre, non ho fatto nessuna selezione: ho spedito il manoscritto solo alla Perdisa perché ci tenevo a pubblicare sotto l’egida di Luigi Bernardi.  

Hai definito “Balkan Bang!” un romanzo di intrattenimento ma tratti anche di temi seri profondi, dilemmi morali, conflitti etnici e religiosi oltre che divertire i tuoi lettori vuoi anche farli riflettere?

Il cosiddetto “intrattenimento” non deve essere per forza pura azione o solo commedia o amore. Io volevo scrivere una storia criminale e ho considerato che le azioni criminali sono sempre accompagnate da effetti collaterali sulla psicologia, la morale e l’etica delle persone che vi sono coinvolte, compresi gli spettatori, così ho voluto esplorare questi aspetti per fornire alla mia storia maggior completezza, soprattutto in relazione all’ambientazione. 

Passiamo al registro linguistico piuttosto forte. Quanto incidono i dialoghi all’interno del tuo tessuto narrativo?

Io credo che i dialoghi siano l’ossatura portante del mio romanzo. Ho lavorato molto per renderli più vicini alla realtà possibile, soprattutto allo scopo di dare vita a personaggi di maggior spessore, che fossero caratterizzati anche per come parlano e non solo per quello che fanno. 

Ci sono progetti per far vivere i personaggi di Balkan Bang in una pellicola cinematografica? Scriveresti tu la sceneggiatura? Quale regista rigorosamente italiano sceglieresti?

Non ci sono progetti cinematografici (magari ci fossero!). Riguardo alla eventuale sceneggiatura, diciamo che mi piacerebbe partecipare al processo di stesura, soprattutto per imparare. Registi italiani? Tarantino! ;)  

Di colpo catapultato nel gran mondo letterario, festival, premi, giurato, passata l’euforia che bilancio trai da  questa esperienza sei soddisfatto o potevi fare di più?

Io cerco sempre di fare di più, ma per essere sincero, stavolta credo di aver dato il giusto. Di più sarebbe stato troppo e forse sarebbe stato rischioso, perché c’è sempre il rischio di bruciarsi per sovra-esposizione. 

E’ previsto un sequel?

Sì,  è già in fase di scrittura. Il titolo provvisorio è Balkan Blues (questa è un’anticipazione esclusiva eh!?) e uscirà alla fine del 2010 (o primi 2011), sempre per Perdisa. Si tratterà di una storia perfettamente indipendente dal precedente, ambientata tra la Bosnia, la Croazia e Trieste. 

Dicevamo prima che sei nato e vivi a Trieste una città  segnata dalla Bora dal suo passato asburgico, una città  intellettuale, mi viene in mente Svevo e James Joyce, una città atipica in cui vecchio e nuovo convivono. Parlaci della tua Trieste privata, raccontaci qualche aneddoto che te la rendono molto amata o odiata.

Trieste è una città molto particolare, che io amo profondamente. A volte, però, mi ritrovo a odiarla. Per esempio, ti posso dire che la città ci ha messo quasi un anno per accorgersi di avere in casa un nuovo scrittore che si era fatto notare in ambito nazionale.  

C’è un aneddoto particolarmente curioso legato a qualche premio letterario o a qualche autore che ti va di raccontarci?

Mh, no. Gli scrittori sono gente noiosa… ;)  

Quali autori hai letto negli anni partendo da quando eri ragazzo e quali ti hanno poi maggiormente influenzato nella tua vita di scrittore? Citeresti Emilio Salgari tra le tue letture?

Da piccolo ero un verniano di ferro (e lo sono ancora). Di Salgari ne ho letti solo due. Divoravo, invece, gli Urania. Andando grossomodo in ordine temporale, da ragazzo a oggi, gli scrittori dai quali ho subito maggior influenza sono: Verne, J.Vance, Musil, Joyce, Buzzati, Gibson, Eco, Simenon, Manchette, Hammet, Pynchon, Leonard, McCharty, DeLillo. Ultimamente ho trovato straordinari i racconti di Pancake.  

E di “Mano nera” puoi dirci qualcosa o è ancora tutto avvolto nel silenzio?

Mano Nera (titolo provvisorio) è il romanzo che ho appena finito di scrivere per Baldini Castoldi Dalai editore. Uscirà verso maggio del 2010. Si tratta di una crime fiction senza sbirri tra i piedi (per questo non posso chiamarlo “poliziesco”) ambientata a Sarajevo e dintorni, un po’ meno pulp e più noir rispetto a Balkan Bang!. 

Al festival Grado Giallo hai discusso del thriller europeo e del romanzo d’avventura moderno, che bilanci che aspettative?

Bilanci e aspettative entrambi ottimi. Come dice l’amico Sergio Altieri, la squadra di romanzieri (di genere) italiani è forse la più agguerrita e la più talentuosa d’Europa. Ora non ci resta che aspettare che gli altri se ne accorgano… 

Che ne pensi della carica degli scandinavi, presenti in massa sugli scaffali delle librerie, da Mankell a Stieg Larsson, ti piace il genere , il freddo e i climi nordici fanno bene al genere poliziesco?

I gialli scandinavi sono ottimi prodotti commerciali (non tutti), ma io li trovo troppo lenti e prolissi. Pur adorando la Scandinavia e il nord-Europa, non riesco proprio a leggerli. 

Abbiamo da poco intervistato Duane Swierczynski un nuovo talento pulp americano, lo conosci, trovi delle rassomiglianze tra il suo stile e il tuo?

Non lo conosco. Tu ci trovi delle rassomiglianze? J 

Al Custerlina e il mondo del fumetto. Cosa leggi? Cosa ti infastidisce?

Leggo il fumetto, ma non con regolarità. Mi piacciono i “classici” come Miller e Moore, non disdegno la Marvel (che ho letto molto da piccolo), Tex, Dylan Dog, Zagor e Dampyr. Mi piacciono Tardi e Igort. E non dimentichiamo la coppia nostrana Bernardi-Catacchio, che sta facendo faville. Non mi da fastidio niente e mi piacerebbe fare la trasposizione di Balkan bang! a fumetti. 

Hai avuto un posto tra i finalisti per il Premio Letteratura Gialla di Camaiore, che esperienza è stata, hai fatto amicizie importanti?

Ottima esperienza e ottime conoscenze. 

Ci sono degli autori esordienti che segnaleresti e che ti hanno particolarmente colpito?

 

Nel 2008 mi ha colpito Francesco Gallone con il suo “Milano è un’arma”. Quest’anno aspetto di leggere Marilù Oliva e Paola Ronco.