Archive for the ‘monica dall’olio’ Category

:: Intervista a Monica Dall’Olio a cura di Viviana Filippini

2 aprile 2012

Cosa ti ha ispirato l’idea del romanzo Le descrizioni?

La centralità che la scrittura ha nella mia vita. ‘Le descrizioni’ è nato dall’esigenza di raccontare che cosa significa scrivere. Da che cosa nasce l’urgenza di narrare. Quali sono i sentimenti che la scrittura mette in moto. E infine, qual è il posto dello scrittore nel mondo.

Quanto hai messo di te in Mika, la piccola protagonista?

Anch’io ero una bambina piena di domande. Cocciuta. Rompiscatole. Che voleva spiegarsi il mondo.

La suddivisione in tre parti del romanzo può essere vista come una evoluzione o formazione della protagonista?

Come formazione. All’inizio Mika sente la ‘smania’ (questa la parola che uso) di imparare a leggere e scrivere. Crede infatti che associando la cosa alla parola, della cosa finalmente comprenderà il senso. Invece non va così. La parola solo le serve a realizzare che il mondo è illogica violenza e le cose un senso univoco, non ce l’hanno. Ma scrivere rimane per Mika preziosa via di accesso alla realtà. Anche quando la realtà, come viene rappresentata nell’ultima parte del testo, assume risvolti talmente tragici e imprevedibili da travalicare la parola.

Mika legge l’unico libro che c’è in casa sua – Niente di nuovo sul fronte occidentale- questo suo approccio alla letteratura adulta cosa significa per la ragazzina?

Significa, come lei stessa dice, trovare in questo libro per grandi ‘la vita e la morte’. Perché questa è la magia della grande letteratura, penso.

Mika è avida di sapere e si appunta ogni parola sconosciuta, mentre Sara, la sorella maggiore è più ribelle. Come è il loro rapporto?

Mika è curiosa e indagatrice; Sara è spensierata, ma allo stesso tempo è una ragazza degli anni Sessanta, che vuole libertà. Mika vorrebbe accedere al mondo di Sara che invece sta un po’ sulle sue. Ma il legame tra loro è stretto, viscerale. Sara è punto di riferimento per Mika.

I genitori della protagonista sono presenti, ma la loro funzione è di “sfondo”, perché la loro presenza è così marginale?

Il tramite tra Mika e il mondo degli adulti ho voluto che fosse piuttosto la sorella, che partecipa di più alla sua vita. I genitori sono presi dalle beghe del quotidiano. Sono presenze esterne, ma allo stesso tempo funzionali a comporre la scena sociale che ruota intorno alla vicenda.

Nella terza parte scompaiono le descrizioni e tutto è molto basato sulle esperienze vissute. I “mostriciattoli” in cui si imbattono Mika e i compagni cosa rappresentano?

L’altro da sé, il diverso. Ciò che non conosciamo, che dapprima desta curiosità, poi diffidenza, e infine ostilità, guerra. Eppure c’è una frase che dice una delle bambine del gruppo di amici di Mika: «Una margherita è diversa da un-non-ti-scordar-di-me e tutti e due sono belli. Sono dei fiori coi petali».

Quando il gruppetto di amici si addentra nel territorio dei “mostriciattoli” e scopre la loro vera natura, cosa cambia in Mika?

Di nuovo la bambina cerca di decodificare il mondo nel suo modo: associando la cosa (il fenomeno) alla parola. In questo caso, la parola che impara è ‘razzismo’.

L’ambientazione è l’Italia di provincia tra anni ’60 e ’70, ma spesso si infiltrano notizie di cronaca e politica italiana oltre a canzoni e riferimenti a programmi tv di quel periodo. Quale è la loro funzione? Quella di condurre davvero il lettore nel cuore di quel preciso contesto storico e sociale, creando una vera e propria full immersion. Perché le storie, come dice Mika, ‘ti portano dove non sei, ti mettono addosso una vita che non hai’.

Dove hai scritto Le descrizioni e quale è il significato del titolo? Può essere definito romanzo metaletterario?

L’ho scritto in una città diversa da quella dove è ambientato gran parte del romanzo. Il titolo allude alla certezza che, come dice Mika, ‘dappertutto c’è una storia’. Perfino i fatti più comuni e quotidiani escono dalla loro banalità se trasformati dalla potenza della parola. L’aggettivo metaletterario mi sembra, applicato a questa piccola storia, un po’ impegnativo.

Quale è il valore della scrittura per Mika e per te Monica?

La scrittura, per Mika e per Monica, è strumento di verità.

Sei già al lavoro per il prossimo romanzo?

Sono a metà, sì. Il romanzo che sto scrivendo ha come protagonista una donna, che seguo dall’infanzia negli anni Settanta, all’adolescenza fino all’età adulta, negli anni Novanta. E’ una storia particolare. Incentrata sul suo rapporto con il nucleo familiare.

:: Recensione di Le descrizioni di Monica Dall’Olio a cura di Viviana Filippini

2 aprile 2012

Le descrizioni Perdisa Pop (Collana Corsari) pp. 139, € 14

Italia 1969. Mika è piccola non sa né leggere, né scrivere ed è afflitta da seri  problemi di salute, abbastanza gravi da indurre la madre a seguire il consiglio del medico e portare la figlia a “svernare” al mare, per risanare i polmoni deboli e acciaccati. Mika non sarà sola nella sua vacanza invernale, ma a tenerle più o meno compagnia ci penserà  la sorella maggiore: la ribelle Sara. Le due ragazze passeranno le giornate tra una passeggiata e lo scambio di chiacchiere con la signora che gestisce la pensione dove risiedono e il giornalaio. Poi un giorno la visita della madre porterà a Mika una piccola novità: la possibilità di imparare le lettere dell’alfabeto e la scrittura. Per la bambina questo dono sarà l’inizio di una grandiosa avventura che la porterà a vedere il mondo in una prospettiva nuova. Mika agguanta così la mitica penna Pelikan, dalla quale non si separerà mai, e comincerà a registrare ogni singola lettera, parola e fatto della vita quotidiana in un crescendo di scoperte che raccoglierà e cercherà di approfondire con domande a chi le sta attorno. Peccato che non sempre le risposte desiderate sull’amore, sulla politica e sui fatti di cronaca arrivino – la madre e la sorella glissano di frequente o cambiano discorso – e Mika con coraggio indagherà da sola il mondo, cercando il significato delle cose nei gesti delle persone e nei libri. Mika scrive e legge e queste due azioni diventano per lei un bisogno esistenziale per riempire la sua curiosità e saziare la fame di conoscenza che la porta ad indagare ogni singolo aspetto del cosmo. Poi, quando la ragazzina meno se l’aspetta il vissuto prende il sopravento ed improvvisamente tutto il lavoro di ricerca e comprensione del mondo attraverso l’atto della scrittura rischia di essere messo in crisi. Monica Dall’Olio, nata a Parma nel 1967, in questo suo secondo romanzo ci racconta la vita di tutti i giorno attraverso lo sguardo innocente di una bambina che non solo impara a conoscere la vita con la scrittura e la lettura, ma entra in contatto con i fatti di cronaca  ( la strage di piazza Fontana, le proteste operaie), mode e costumi (Carosello e la canzoni di Mina) dell’Italia a cavallo tra anni ’60 e ‘70. Un libro che lancia uno sguardo nostalgico su un epoca passata, denotando quanto sia importante l’atto della scrittura e della comprensione del mondo in una giovane mente in formazione e crescita. Un processo di apprendimento interpretativo che Mika continuerà ad esercitare imperterrita, fino a quando l’improvviso incontro-scontro con la violenza vera dell’esistere (la vita  e la morte in ogni giorno e non più nella letteratura) provocheranno in lei una sorta di improvviso mutismo comunicativo. Monica Dall’Olio, già autrice di racconti apparsi su diversi periodici e siti internet e del primo romanzo, Guida gastronomica al precipizio (ed. Barbera), utilizza ne Le descrizioni un linguaggio semplice, scorrevole di grande impatto emotivo, fatto di parole che riescono a trascinare il lettore nel mirabolante viaggio di ricerca del significato del mondo cominciato della piccola eroina Mika. Un bambina curiosa e intraprendente nella quale ogni lettore può ritrovare quell’ innocente stupore provato un tempo di fronte ai complessi meccanismi della natura

:: Incipit de Le descrizioni di Monica Dall Olio (Perdisa Pop)

7 marzo 2012

Dal 28 marzo in libreria

Perché lo scorso inverno mi sentii soffocare. Persi il respiro, dalla pancia mi salì su un vuoto. Adesso mi squarcio in un buco cosmico, pensavo, che tutto il corpo mi divora. «È giunta l’epoca del lavapentole inoxigenico», diceva la voce di Carosello dal tinello. E a poco a poco, il buco si espandeva, penetrava nella gola. Si condensava in una poltiglia di catarro, e cominciavo a tossire. «Oplà! E Cincincontriamo! Io con te, tu con lui». Buttavo per terra la coperta, poi la bambola di pezza Filomena; mi era venuto caldissimo, sfilavo la maglia del pigiama. Mi precipitavo giù dal letto, correvo in bagno. Sputavo. Una schiuma giallo fosforescente, come la bava delle lumache, mi riempiva la bocca. La guardavo scivolar giù dalla vasca, attaccarsi viscida alle pareti. «Vivo e fresco, appunto Cin», diceva Carosello. Poi arrivava mia madre, col grembiule e il mestolo sporco di brodo ancora in mano. «Sputa», diceva, «sputa», ripeteva, tenendomi premuta per il collo. «Io con te, tu con lui, tutti insieme». Espellevo saliva. «Sputa», diceva mia madre. Non ne posso più di sputare. «Io non ne posso più di sputare!» urlavo. Poi sentivo il pavimento gelido sotto i talloni nudi. Mi toglievo i pantaloni del
pigiama e ci montavo sopra. Mia madre usciva dal bagno. «A modo nostro, vivo e fresco», diceva Carosello, «vivo e fresco, appunto Cin». Tornava con la scatola dell’aerosol e uno sgabello. Lo metteva davanti al lavandino. Ci montavo sopra e lei m’infilava la mascherina sul naso facendo girare l’elastico dietro le orecchie. Collegava la spina al muro. «Vivo e fresco, appunto Cin». «Respira», diceva mia madre, «se respiri, guarisci ». Dalla scatola usciva un vapore di nebbia molto fitto e concentrato che incanalato su per il naso, mi faceva sentire come catapultata all’improvviso in cima a una montagna, dove tutta l’aria del mondo era finalmente solo per me. «Respira », diceva mia madre tenendomi per le spalle. «Cincincontriamo a fare Cin», diceva Carosello.
Una mattina di febbraio, non andai all’asilo. Mangiai le fette biscottate col salame, bevvi il caffelatte che era ancora buio fuori, poi mia madre mi rimise a letto. Mi cambiò il pigiama con uno più elegante, che aveva scelto Sara, decorato di bolle gialle rosse e blu e un orsetto lavatore, e sopra m’infilò un pullover, perché non dovevo prender freddo, dato che
nevicava.
Dopo arrivò il pediatra, che mi fece scoprire la schiena e ci appoggiò sopra una piastra gelida, collegata a dei tubi di gomma che si infilò nelle orecchie, e così poteva sentire il mio respiro. Poi mi batté le dita in vari punti, come quando si bussa a una porta.
«Questa bronchite si cura con lo iodio sprigionato dal mare», disse.
Mia madre mi rivestì; lo invitò in salotto.
Appena furono usciti dalla camera, scesi dal letto e andai ad ascoltare attraverso la porta, nel corridoio, che cosa si dicevano sulla mia persona, sul respiro che a volte mi mancava.
«Il sale», spiegò il pediatra, «è un vero toccasana per i bronchi infiammati».
«L’aerosol non fa abbastanza?» disse mia madre.
«Il mio consiglio è quello di portare la bambina in una
bella località marittima della Riviera. E farcela restare per parecchi mesi».
«Le sarebbe di giovamento?».
«Vedrà che rinascita!».
«Eh sì, è così bello il nostro mare…» disse mia madre.
«Bello e salutare», la corresse il pediatra.
Bevve un bicchierino di amaro a piccoli sorsi, con le narici dilatate, come se i cavalloni marini fossero davanti a noi.
Perciò quell’anno, dopo le vacanze d’agosto, non tornai a casa.
Mia madre telefonò alla pensione, dove ero rimasta sola con Sara, perché lei era dovuta tornare in città ad aiutare mio padre a mettere ordine nel magazzino della ferramenta. La signora Emma mi chiamò alla cabina del telefono, mi passò la cornetta: «Tieni, carina».
«Resti con Sara a Camogli», disse mia madre. «Sei contenta? ».
In fondo al corridoio, facendo scivolare sul muro il modellino della Spider, Gigi mi sbirciò di traverso.
«Perché?» chiesi.
«Così guarisci».
«Questa non è la mia casa e non ci sono i giochi…».
«Giochi con Sara», disse mia madre. «Vi divertirete, vedrai».
La sorella mi strappò di mano la cornetta.
«Cosa ci faccio al mare in novembre?» protestò. Non se
l’aspettava; era furiosa.