Intervista a Lorenzo Mazzoni

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Preferisci scrivere romanzi o racconti?

Romanzi, assolutamente romanzi. I racconti non mi appassionano molto. Ne scrivo pochi, generalmente per partecipare a qualche concorso letterario, nulla di più. Sono troppo brevi per appassionarmi. I romanzi mi permettono di far crescere i personaggi, di affezionarmi a loro, di descrivere meglio i luoghi o le situazioni. Voto romanzi.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti stranieri?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Nagib Mahfuz, Jeorge Amado, Morris West, Jeffrey Eugenides, Lobo Antunes. Potrei andare avanti ore.

Quale strumento di scrittura preferisci usare, la penna, il computer o la macchina da scrivere?

La penna e il computer (che ha la sola funzione di macchina da scrivere). Quando sono in giro scrivo su blocchetti o fogli sparsi, mi piace, è immediato. Poi a casa riscrivo al computer correggendo e sistemando.

Hai relazioni d’amicizia con altri scrittori?

Sì, Eliselle, Valentina Demelas, Lisa Massei, Donatella Placidi (citando scrittrici che hanno già pubblicato). Si tratta di rapporti via mail o blog, non ho mai bevuto un aperitivo con loro… dipende cosa si intende per amicizia. Inoltre collaboro con Enrico Astolfi, stiamo scrivendo un romanzo a quattro mani (con lui di aperitivi ne ho bevuti parecchi).

Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

I luoghi e i dialoghi. Generalmente sono questi ultimi che uso per far venire fuori le caratteristiche del personaggio senza sondarne troppo l’aspetto psicologico in modo diretto.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Una scrittura accessibile a tutti. L’umiltà.

Pensi che alcuni scrittori siano “cattivi maestri”? Puoi farmi un esempio.

Beh, Bukowski lo è per tanta gente, anche se credo che ormai sarebbe ora di metterlo in soffitta. I cattivi maestri sono figure di cui ha bisogno l’adolescenza. Io ho avuto Bukowski, Kerouac, Ellis, Fante, poi mi sono stancato, non me ne facevo più niente.

Pensi che un libro può cambiare la gente e così il mondo?

Sul mondo ho dei forti dubbi, ma su qualche lettore un libro può avere un’influenza incredibile. Positiva, negativa, di gioia, di rabbia, di riscossa. Se un libro non cambia almeno un pochino qualche lettore allora è carta straccia.

Pensi che ci siano regole d’oro per sopravvivere tra agenti letterari, editori, sponsor, e lettori?

Io sono il signor nessuno. Non ho agenti letterari o sponsor e i miei lettori non credo superino le tremila unità (e me la sto tirando parecchio). Con il mio primo editore i rapporti sono stati e sono di perenne Guerra Fredda, con Edizioni Melquìades mi sto trovando benissimo e con Edizioni Robin idem. Penso di avere avuto abbastanza fortuna, ma no, non ho regole per sopravvivere nel mondo editoriale.

Come pensi di preservare la tua indipendenza spirituale nell’attuale mondo letterario?

Evitandolo più che posso

Quali lettori preferisci?

Quelli che alle presentazioni fanno domande, quelli che si permettono di dirmi cosa non gli è piaciuto dei miei libri

Cosa stai leggendo al momento?

Weathermen, i fuorilegge d’America, di Harold Jacobs.

Quali sono i tuoi maestri letterari?

Graham Greene, Paco Ignacio Taibo II, Tom Robbins, Morris West, Emilio Salgari.

Quali i tuoi autori italiani preferiti?

Wu Ming, Carlo Lucarelli, Erri De Luca.

Qual è il significato del talento per te? Un dono o una capacità che si può aumentare con il lavoro?

Un po’ tutte e due, se anche hai talento ma non lo affini, non lavori come un mulo, il talento rimane lì, magari può servirti per qualche tempo ma poi crolla, come un castello di carte. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare.

Ti piace la letteratura russa?

Sì, adoro Dostoevskj, Tolstoj e Agenev.

Hai un agente letterario? Per te è un amico, solo una relazione professionale, o vi lega un rapporto amore-odio?

Non ho agente letterario

Sei di Ferrara, cosa pensi di Giorgio Bassani.

Ha scritto libri bellissimi su Ferrara, l’ha descritta magistralmente ma se posso permettermi, lo trovo di una lentezza insostenibile. Un grande scrittore ferrarese del dopoguerra è Luigi Preti, Giovinezza giovinezza è un romanzo completo nella sua semplicità.

Hai viaggiato molto, quale cosa ti ha colpito di più e dove.

Vedere un uomo morire sotto i miei occhi al confine fra Vietnam e Laos. Uno scontro frontale fra la sua motocicletta e un pulmino. Mi ha scosso molto. E poi la preghiera del venerdì a Sana’a e Napoli, in tutto e per tutto.

Ami la narrativa diaristica tipo Chatwin.

Dipende. Chatwin non mi appassiona. Ramazzotti mi piace molto, Bettinelli è divertente ma un po’ semplicione, Potocki era elegante ed essenziale, Prokosh ha scritto un libro molto bello dall’Asia, peccato che in Asia non ci sia mai andato e il manoscritto sia stato redatto nella biblioteca di San Francisco.

Ti piacerebbe fare il corrispondente per qualche giornale in un paese dell’Asia o dell’America Latina?

Sì, mi piacerebbe molto. Per ora mi accontento delle possibilità che mi sono offerte da riviste intraprendenti che pubblicano i reportage che ho scritto in passato, diciamo come free-lance. Collaboro con http://www.viaggiatorionline.com e dovrei iniziare una nuova collaborazione con la rivista online http://www.ilreporter.com

Parlami della letteratura vietnamita, ci sono poeti o scrittori che più ami.

Ho Chi Minh oltre ad essere stato un grande e dignitoso uomo politico ha scritto poesie bellissime. Il diario della prigione è un libro in versi che consiglio a tutti. Poi ci sono i romanzi della generazione che ha fatto la guerra, Le Chagrin de la guerre di Bao Ninh e Les Canons tonnent la nuit di Nha Ca, raccontano il Vietnam bellico da un’angolazione differente da quella a cui siamo abituati. E’ istruttivo, poiché la nostra prospettiva, la prospettiva storica dell’occidentale, è spesso spocchiosa e arrogante. Fa bene un po’ di umiltà ogni tanto.

Cosa ti ha ispirato Il requiem di Valle Secca” (Edizioni Tracce, Pescara 2006)

Il Requiem mi è stato ispirato dal terrificante petrolchimico che occupa tutta la parte nord di Ferrara, la città dove vivo, da ricordi d’infanzia, dai reportage di Kapuscinski e dalla lettura di un libro sulla costruzione della bomba atomica. Volevo partecipare ad un concorso, richiedevano qualcosa di breve, 80 cartelle. Io non avevo niente di pronto così ho mixato tutti gli appunti che avevo in casa ed ho usato petrolchimico, giardini d’infanzia e reportage come filo conduttore. Credo sia venuto fuori un buon romanzo breve, forse un po’ troppo veloce ma divertente. Asdrubale, il ciccione protagonista, è uno dei miei personaggi che più amo.

Sto per partire per la Cina, per un tour promozionale di un libro cosa mi consiglieresti?

Di comprare un Libretto Rosso in cinese. Esteticamente fa effetto.

I poeti arabi che preferisci.

Romanzieri più che poeti: Yasmina Khadra, Tawfiq al-Hakim, ‘Ala al-Aswani, Nagib Mahfuz

Cosa pensi di Pamuk, lo scrittore turco vincitore del Nobel?

Ho letto solo Istanbul è mi è piaciuto molto. Mi sembra che l’idea di mischiare il suo privato con la storia della città sia intelligentissima. Inoltre le fotografie rendono il libro unico nel suo genere.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Moltissimo. Ascolto sempre musica, continuamente. Una lista di chi ascolto e di chi mi ha ispirato e mi ispira sarebbe troppo lunga, cito qualcuno, così, quasi a caso: Beatles, Grateful Dead, De Andrè, Kaleidoscope, Clash, Embryo, 13th Floor Elevators, Daniele Sepe…

Hai mai avuto ispirazione mentre andavi in bicicletta?

Spesso, anche perchè io sono sempre in bicicletta. Non ho la macchina, in bicicletta faccio chilometri. La bicicletta è fatta per pensare. Inoltre è un mezzo educato e civile

Il genere cyberpunk per te in cosa consiste e perché ti affascina?

Anche l’editore che ha pubblicato il Requiem lo ha definito cyberpunk. In molte recensioni e presentazioni il libro è stato definito cyberpunk… il problema è che io ignoro cosa sia il cyberpunk, non ho mai letto scrittori cyberpunk, non so in cosa consista. Credo che l’ambientazione protoindustriale del Requiem abbia ingannato molti lettori.

Ami la letteratura underground?

Dipende da cosa si intende per underground… la stampa anni ’60? Roba tipo PlayPower? Sì, molto. L’underground attuale non lo conosco, o meglio non conosco la letteratura sotterranea perciò non posso esprimermi.

Definiscimi la parola libertà.

Non avere scheletri nell’armadio

Ti piace la poetica di Neruda?

Moltissimo. E’ l’unico poeta che leggo, insieme ad Ho Chi Minh.

Ti piace Giorgio Scerbanenko?

Sì, semplice e coinvolgente. Mi è piaciuto soprattutto I milanesi ammazzano al sabato.

Ami l’Asia, fai yoga meditazione?

Amo l’Asia, il Vietnam soprattutto, ma non faccio né yoga né meditazione, sono troppo pigro. La bicicletta già è abbastanza per un bradipo.

Credi nei valori politici o sei un disilluso come molti giovani?

Sono comunista, lo dico senza vergogna. Oggi va di moda vergognarsi della propria appartenenza. Ma io non credo nella Cina attuale, nei gulag staliniani, nel delirio nord coreano o nell’assurdità di certi partiti politici italiani. Credo nell’ideale. L’ideale è bellissimo, fraterno, grandissimo. Sono gli uomini che lo hanno tradito. Sulla disillusione, beh, credo sia difficile per un giovane dei nostri giorni non essere disilluso. Io ci provo con la scrittura.

Quale è il tuo libro che preferisci?

Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, Milano 2007). E’ quello più completo e che rappresenta meglio il mio tentativo letterario, un tentativo fatto di storia, surrealismo, spionaggio, viaggi. Ost, senza dubbio alcuno.

Quello che ti è costato più fatica scrivere.

Apologia di uomini inutili, un inedito. Dovevo descrivere un uomo che diventava pazzo dopo aver assistito all’omicidio di bambine asiatiche. Descrivere la violenza sessuale e l’omicidio è stato duro, durissimo, in certi momenti mi sono sentito un verme, ho anche pensato che se riuscivo a scrivere nefandezze tali forse ero compiacente… insomma è stato ostico… in ogni modo il libro è ancora inedito.

Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema.

Per quel che mi riguarda un legame molto stretto. Dicono che io abbia una prosa molto filmica. Immagino siano state le decine di film visti ai tempi del DAMS e della mia adolescenza.

In un intervista a Murakami gli chiesi se la tv è la nuova agorà del nostro tempo, tu che ne pensi?

Mi auguro che non lo diventi ma i segnali sono molto inquietanti. Solo internet e il suo mondo virtuale per ora gli tengono testa. Speriamo. Io credo nei libri. Cartacei, che puzzano, che pulsano. La tv mi fa schifo, lo dico senza mezzi termini, la trovo odiosa.

Un aforisma , un proverbio che ti è caro.

“Sono paziente irremovibile, non indietreggio di un passo. Fisicamente distrutto, moralmente incrollabile” (Ho Chi Minh).

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Laureato in Dams Cinema e successivamente in Storia e Istituzioni dell’Asia; scrittore e viaggiatore, ha pubblicato gli e-book Il sole sorge sul Vietnam, Le Bestie, Privilegi e Mekong Blues (www.kultvirtualpress.com), e i romanzi Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006) e Ost, il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007). Alcuni suoi racconti sono apparsi sulle riviste Rotta Nord-Ovest, Storie, Catrame Letterario, I racconti di Luvi e sull’antologia Schegge di utopia (Edizioni La Carmelina, 2007). E’ in via di pubblicazione un nuovo romanzo con i tipi di Robin Edizioni. Vive con la sua Musa, ascolta i Beatles e gira in bicicletta. http://lorenzomazzoni.splinder.com

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17 Risposte to “Intervista a Lorenzo Mazzoni”

  1. ValentinaD Says:

    Interessante intervista. Ringrazio Lorenzo Mazzoni, amico, nonostante non abbiamo mai avuto il piacere di prendere un aperitivo insieme!, per avermi fatto scoprire questo sito.

  2. Shanmei Says:

    prova

  3. Luna70 Says:

    Molto interessante questa intervista.

  4. Batsceba Says:

    Lorenzo è proprio simpatico 😉

  5. marleneinnoir Says:

    Chissà che persona sei … mi incuriosisci , sai ? ok per birretta a Bologna 🙂

    ciao Lollo .

  6. LorenzoMazzoni Says:

    ne faccio uno solo per non ripetere:

    grazie.

    Lorenzo

  7. philsick Says:

    io penso che Lorenzo Mazzoni è una divinità minore nell’olimpo della noia…

  8. LorenzoMazzoni Says:

    si scrive: “io penso che Lorenzo Mazzoni SIA una divinità, eccetera…”

  9. utente anonimo Says:

    In bocca al lupo per la tua carriera Lorenzo, penso che meriti d’aver successo.Ciao

  10. philsick Says:

    Il commento nove te lo sei scritto da solo Loré?
    Io penso che lorenzo mazzoni SIA… uno sfigato

  11. liberdiscrivere Says:

    Grazie Lorenzo della tua disponibilità intervistarti è stato molto bello soprattutto perchè chi viaggia tanto ha molto da dire, il mondo fuori dal nostro consueto è ricco di opportunità e il tuo occhio sincero ed obbiettivo ha fatto viaggiare un po’ anche noi…consiglio a tutti la lettura di “Ost. Il banchetto degli scarafaggi” che rivela senz’altro un talento che presto sarà riconosciuto da molti.

  12. ceglieterrestre Says:

    Sono felicissima, della tua bravura complimenti.

  13. utente anonimo Says:

    Oh bè, e allora mi tocca leggere qualche libro tuo…saluti da napoli
    Daniele

  14. LorenzoMazzoni Says:

    Ciao Daniele, grazie.

    Buona lettura spero

    Lorenzo

  15. LorenzoMazzoni Says:

    Ceglio, grazie anche a te

  16. MartinoSavorani Says:

    c’è una cosa che non capisco: alla domanda sui cattivi maestri citi “Bukowski, Kerouac, Ellis, Fante” dicendo che sono figure di cui ha bisogno l’adolescenza e che col tempo ti hanno stancato. Scusa, ma i “cattivi” maestri dovrebbero essere evitati, o forse intendi cattivi in un’altra accezione?
    Comunque, di quei 4 io ho letto solo Fante e mi sento di affermare che non è stato affatto un cattivo maestro, perlomeno coi primi libri, anzi: aveva una bellezza da comunicare e l’ha fatto in pieno.

  17. LorenzoMazzoni Says:

    No. Non vanno evitati.
    Credo, ma parlo della mia esperienza personale, che di figure in qualche modo “dannate” un adolescente abbia bisogno. Io sono cresciuto con le sbronze di bukowski, la marjuana di Fante fumata nell’armadio, il cinismo giovanile di Ellis e i viaggi di Kerouac. Erano una specie di appartenenza… edonismo della ribellione. Ma poi, crescendo, le storie che hanno preso ad interessarmi sono state altre, ho cercato lo stile, la fantasia, anche lo sballo e il viaggio, perchè no, ma raccontati in modo diverso. Diciamo che più che di cattivi maestri mi sono stancato di scrittori americani “reali”.

    Grazie per aver letto l’intervista con attenzione

    Lorenzo

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