:: Intervista con Alessandro Zannoni

alessandro-zannoni

Benvenuto su Liberidiscrivere. Domanda di rito, parlaci un po’ di te dei tuoi studi, del tuo background, delle tue passioni, della tua infanzia.

Uh, un bigino della mia esistenza… infanzia splendida in bianco e nero, campi e boschi con mio fratello, i cugini e gli amici del paese; pane bagnato ricoperto di zucchero e uovo sbattuto per merenda, sere d’estate in giardino da mio cugino – quello ricco, il figlio del dentista – a vedere la televisione, poi caccia alle lucciole; Zora la vampira e Kriminal letti di nascosto nei capanni da caccia spersi nelle campagne… Diplomato al Nautico, poi un anno di Agraria, poi uno di Dams – avevo le idee chiarissime – fino all’incontro fortuito con l’antiquariato e una ventina d’anni spesi in giro alla ricerca di quadri antichi. Le passioni vere sono state il calcio fino ai quattordici anni, poi ho scoperto le ragazze. La lettura come passione è venuta più tardi, perché all’inizio mi era stata imposta da mio zio, l’intellettuale della famiglia: per il mio compleanno niente giocattoli, solo libri; e vaffanculo, per ripicca non li toccavo nemmeno.

Come è nato il tuo interesse per la scrittura? E’ stato difficile arrivare alla pubblicazione? C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato e vuoi ringraziare?

A questa domanda rispondo nella maniera più banale, con una di quelle risposte che, quando le leggo date dagli altri, mi fa girare le balle… È sempre stato un interesse naturale, spontaneo, ma non mi è mai venuto in mente di voler scrivere un libro o voler fare lo scrittore, anche se pensavo di fare qualcosa che gli si avvicina: il giornalista. Quando frequentavo il Dams scrivevo piccoli monologhi per gli amici, minimi racconti che leggevo alla fidanzata di turno, insomma giocavo a fare l’artista ma tutto si fermava lì, sapevo che la vita mi riservava altro, o forse, come ho detto prima, non avevo le idee chiare.
Pubblicare… arrivare alla pubblicazione vera e tradizionale è stato un percorso lento ma inarrestabile, e tutto grazie ai romanzi autoprodotti e all’incontro con Luigi Bernardi, e il mezzo è stato Ciccio Del Santo, un amico comune. All’epoca stampavo e vendevo dalle mille alle duemila copie a romanzo, ed ero convinto di lasciare tutto in mano al destino: se è roba buona qualcuno mi cercherà, mi dicevo, ci sarà qualche editor in cerca di talenti, gli capiterà un mio libro in mano. Ma se non era per Ciccio credo proprio che il destino se ne sarebbe fottuto di me e dei miei scritti.

Raccontaci un episodio bizzarro del tuo debutto, qualcosa di imbarazzante o divertente che ti è successo e spesso ti torna in mente.

Primo romanzo autoprodotto, all’epoca firmavo con lo pseudonimo Michelangelo Merisi; consegno qualche copia in una libreria di Spezia, una signora prende in mano il libro e dice: Questo autore lo conosco, è un nome famoso ma ora mi sfugge, chiederò a mio marito che lavora nell’editoria.

Alessandro Zannoni e Luigi Bernardi. Raccontaci qualcosa che non gli hai mai detto ma che ti sarebbe tanto piaciuto dirgli.

Luigi, amico mio, quella volta che siamo tornati dalla presentazione di Alassio e che io ero un po’ sbronzo e guidavo e ci hanno fermato, e nel delirio alcolico ho iniziato a litigare coi carabinieri e ci hanno fatto uscire dall’auto e ci hanno perquisito… sì, quella volta lì, che ti hanno trovato quel tocchetto di fumo nella tasca del giaccone e ci hanno tenuto tutta la notte in caserma, e te eri incazzato nero perché il fumo non sapevi da dove proveniva e chiunque ti avrebbe creduto, solo per la veemenza con cui lo urlavi… bè, il fumo ce lo avevo messo io perchè pensavo che te non ti avrebbero perquisito. Scusa.

Va tanto di moda dare una definizione al noir; per te cos’è?

Il noir in Italia è talmente tanto ibridato con altri generi che ha perso il suo significato originario, e perciò stento a tirar fuori una definizione calzante.
Di certo non è rappresentato dai libri di Paolo Roversi, e questa è una certezza.

Hai mai letto un libro di nascosto, magari quando eri ragazzino e i tuoi te l’avrebbero proibito?

Anche se mio padre era tipografo, non c’erano libri in casa che non fossero quelli di scuola o quelli regalati da mio zio. Fai un po’ te.

Parliamo dei tuoi libri “Alla luce dei fatti”, “Nero in dissolvenza” e “Lo stretto necessario”. Quale consiglieresti di leggere per primo?

Li metterei proprio in quest’ordine, per vedere come è cambiata la mia scrittura.

Nero in dissolvenza” è un noir di provincia, pensi che le città di provincia italiane siano ancora lo scenario migliore per descrivere vizi e poche virtù della nostra gente? Ambienteresti mai un tuo libro in una grande metropoli come Milano o Bologna?

La provincia rispecchia i mali della nazione, e non sono l’unico a sostenerlo, e il male qui è più cattivo, più crudo, perfetto da riportare in una storia. Certo che potrei ambientare le mie storie in una grande città, c’è solo da aspettare l’occasione.

Con Biondo 901 per PerdisaPop Collana BabeleSuite sei passato dall’editoria indipendente a quella “vera”, tradizionale. Il passaggio è stato indolore, che cosa è cambiato?

Il debutto nell’editoria vera è stato felice e agognato, e nelle mie intenzioni segna un nuovo punto di partenza, non certo quello di arrivo; uscire poi in una collana diretta da Bernardi… sai come mi ci lavo la bocca, a volte!, e quelle volte mi scappa anche di dire che sono uno scrittore ma poi ritratto subito. Cos’è cambiato? È cambiato che ora firmo i libri col mio nome vero e che si possono trovare – se il distributore mi assiste – in tutte le librerie dello Stivale.

Parliamo di “Imperfetto”: se dovessimo invogliare i nostri lettori ad acquistarlo e leggerlo, che cosa gli diresti?

Cito un lettore dell’ultima ora – Maurizio Mongiovì – conosciuto a Genova, che mi ha scritto questa cosa fantastica: Non sprecate i vostri soldi in vaccini. Comprate Imperfetto e concedetevi una nuova febbre.

Chi ti piacerebbe ti presentasse ad un incontro con i lettori?

Mi cogli impreparato… magari Valerlo Mastandrea che vedrei benissimo nella parte di Fabio B., uno dei protagonisti di Biondo 901. Sono certo che si innamorerebbe del personaggio e ne tirerebbe fuori un film. Sarebbe un gran bel film, Biondo 901, credimi.

Sarzana è la tua città, ti senti più ligure o cittadino del mondo?

Sono estremamente legato alle mie origini bastarde – Sarzana, ligure di fatto, è in Lunigiana, terra stretta tra Toscana e Liguria; la mia casa è già in Toscana e per andare in città devo attraversare il confine ogni mattina. Sono un bastardo sarzanese ovunque io vada.

Nei tuoi libri c’è un sottofondo amaro, quasi disperato, che differenza c’è tra Zannoni scrittore e Zannoni uomo?

Non c’è differenza alcuna; nei libri cerco di esorcizzare il mio pensiero negativo e nichilista.

Parlaci dei tuoi scrittori preferiti, quelli di cui hai invidiato lo stile, quelli che ti hanno insegnato qualcosa, quelli che rileggi spesso.

Sono parecchi, gli scrittori che stimo, pure quelli che rileggo, e date le mie lacune, ne scopro sempre di nuovi, con straordinari romanzi, tipo Buzzati e “Un amore” – che fa un culo tanto a Marías e il suo “Domani nella battaglia etc.etc.”. Però non mi voglio scoprire più di tanto, citando autori, non voglio svelare le mie fonti, che variano sempre, a seconda del periodo; e tra queste fonti ci sono anche testi di canzoni, e qui un nome lo faccio, Capossela, che come romanziere non vale il cantautore.

Che ruolo ha l’ironia e l’umorismo nei tuoi libri?

Credo parecchio, come nella vita, anche nei momenti più bui. Un bel salvagente.

Ma è vero che hai conosciuto e fatto a pugni con Johnny Cash o mi stavi prendendo in giro?

Io no, ma Nick Corey è un gran figlio di puttana che ne ha combinata una più del diavolo. J

Zannoni e la critica letteraria, più soddisfazioni o delusioni?

Se per critica letteraria intendi recensioni ai miei romanzi, ti rispondo che queste sono arrivate da blogger, “tenutari” di siti di letteratura, lettori vari, giornalisti, scrittori, e di stroncature non ne ho avute, quindi dovrei essere soddisfatto. Ma la critica letteraria “seria”, quella istituzionale, non sono sicuro che sappia che io esisto, e io non sono sicuro che esista una critica letteraria preparata per i cosiddetti romanzi di genere.

Ti piace il noir francese?

Sì, certo, ma non sono un fanatico. Penso che certe atmosfere, qui da noi, non sono ripetibili, e in fin dei conti, il noir è solo una questione francese. Ecco, questa potrebbe essere una risposta valida alla domanda numero 5.

Che cos’è per te la libertà?

Da quando me lo ha chiesto Marilù ci ho pensato spesso e ho capito che la vera libertà non esiste, non esiste davvero. È una domanda da fare ad un carcerato, lui sì che ti darebbe una risposta esauriente.

C’è in te un po’ di Bassani?

Ci credi che non ho mai letto niente?

Cosa stai scrivendo al momento?

Ho finito un romanzo che puzza di zolfo e cattiveria, il protagonista è uno sceriffo italoamericano che si chiama Nick Corey (Nicola Coretti americanizzato), ed è un omaggio a “Colpo di spugna” di Jim Thompson.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: