:: Recensione di Senza dirsi addio di Linwood Barclay

Dopo le parole lusinghiere spese da Micheal Connelly e Robert Crais mi sono finalmente decisa a leggere “Senza dirsi addio” di Linwood Barclay, edizioni Piemme, collana i maestri del Thriller, collana che raccoglie autori come George Pelecanos, Dennis Lehane, Karin Slaughter e appunto i succitati Michael Connelly e Robert Crais, e solitamente posso dire di non avere mai avuto brutte sorprese.
Oltre un milione di copie vendute nel mondo, selezionato come miglior libro dal Richard e Judy Book Club, “Senza dirsi addio” è uno dei thriller di successo del 2009, cosa che non implica necessariamente che sia un buon libro, mi è capitato infatti, non spesso ma a volte, che libri con un battage pubblicitario da urlo si siano rivelati delle immonde boiate, per cui diciamo che sono andata con i piedi di piombo.
Senza dirsi addio” inizia con un breve flashback che ci porta nel maggio del 1983 quando Cynthia Bigge, un’ adolescente di quattordici anni non proprio facile, si sveglia una mattina in una casa deserta: padre, madre e fratello sono spariti nel nulla, senza una parola, senza appunto dirle addio.
Per tutto il libro questo è il mistero da risolvere: capire cosa diavolo successe quel giorno, capire perché 25 anni dopo c’è qualcuno disposto a uccidere purchè non si faccia chiarezza.
Diciamo che è un thriller molto americano; in America  la gente sparisce con molta più facilità che da noi, per poi non riemergere più, fosse anche solo per i grandi spazi, specie i bambini, qualcuno si ricorderà sicuramente delle foto dei bambini scomparsi sui cartoni del latte, diffuse già vent’anni fa.
Poi diciamo che non userei aggettivi mirabolanti per descriverlo, ma tutto sommato è un buon libro, la trama è intricata ma funziona, la risoluzione del mistero è credibile anche se come ho già detto molto americana e lentissima, si ha quasi l’impressione che l’autore aggiunga pagine a vuoto dopo aver dato le dritte necessarie per capire il come, il quando, e il perchè, per il resto nulla da dire, la suspense c’è, il crescendo angoscioso dell’incubo che può succedere a tutti. Traduzione di Barbara Murgia.

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