:: Recensione di Il diario di Bobby Sand. Storia di un ragazzo irlandese di Silvia Calamati, Laurence McKeown, Denis O'Hearn

indexCos’è la libertà? Che colore, che odore, che sapore ha? In un mondo come il nostro dove l’omologazione e il conformismo, sembrano aver trasformato la libertà in un concetto astratto e sbiadito, forse giusto importante per qualche dibattito filosofico confinato in un’ aula di università, vale ancora la pena di combattere, di arrivare fino al sacrificio supremo della propria vita in suo nome? A domande come questa possiamo trovare risposta leggendo Il diario di Bobby Sands. Storia di un ragazzo irlandese, scritto da Silvia Calamati, Laurence McKeown e Denis O’Hearn per la Castelvecchi e uscito a maggio in occasione del 29° anniversario della morte di Bobby Sands. Ci sono libri che non vorremo mai leggere, perché fanno male, perché ci costringono a riflettere su temi dolorosi o più semplicemente perché le cose capitate ai protagonisti non dovrebbero succedere mai a nessuno. Ma non viviamo in un mondo perfetto come nelle pubblicità del Mulino Bianco, viviamo anzi in un mondo dove l’ingiustizia, l’avidità, la soppressione dei diritti umani, la persecuzione di chi professa idee diverse dalle nostre, sono realtà frequenti e colpevolmente tollerate. Dopo anni di censure, Il diario di Bobby Sand ci porta a riflettere su tutto questo, e non è una riflessione priva di senso. Per alcuni Sand continua ad essere un terrorista, un delinquente comune privo della dignità di prigioniero politico, un disprezzabile fanatico, per altri è un eroe, un martire della libertà e della giustizia, un simbolo della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord. Quello che è certo è che fino a poco tempo fa la sua voce era stata soppressa, era possibile solo ascoltare la versione ufficiale del governo britannico; dell’inferno di Long Kesh più  simile ad un campo di concentramento che ad un carcere, delle buie celle di punizione tra fame e freddo, delle violenze brutali subite, delle condizioni di vita disumane dove i detenuti vivevano “in luride celle circondati da mucchi di spazzatura e schifezze in ogni angolo, con i propri escrementi e quelli del compagno di prigionia spalmati sul muro” non trapelava nulla. Ed è giusto invece per farsi un’idea corretta dei fatti ascoltare anche la sua voce. Questo libro è un adattamento per le nuove generazioni, come si legge nella prefazione, della biografia di Sands Nothing But an Unfinished Song scritta da Denis O’Hearn, un libro che ci porta a conoscere meglio Bobby Sands e la sua detenzione a Long Kesh, dove morì nell’infermeria del carcere all’una e diciassette del mattino di martedì 5 maggio 1981, a soli 27 anni, dopo poco più di due mesi di sciopero della fame. Il 7 maggio oltre 100 mila persone parteciparono al suo funerale. Le ultime parole che Bobby Sand scrisse nel suo diario non possono lasciare indifferenti: “Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna”. Leggendo Il diario di Bobby Sand si ha anche modo di far luce sulla tragedia di una guerra, quella anglo-irlandese, che ha insanguinato il cuore dell’Europa, una guerra mai ufficialmente conclusa, una guerra troppo spesso trascurata e dimenticata dai mass media, una guerra nata per ragioni complesse, in cui le motivazioni politiche hanno sì una parte rilevante, ma non dobbiamo dimenticare la componente religiosa, il dissidio insanabile tra cattolici e protestanti, le rivendicazioni nazionalistiche, l’Ulster vuole far parte dell’Irlanda e non rimanere sotto la sovranità della Corona Britannica, le componenti economiche. Certo il processo di pace ha fatto numerosi passi avanti, il 23 ottobre del 2001 i militanti dell’Ira hanno deposto le armi accogliendo l’invito di Gerry Adams, il leader storico dello Sinn Fein e si sono detti disponibili ad iniziare un processo di riconciliazione. Ma i danni di trent’anni di guerra civile, sono ancora visibili, l’odio che ha generato non sono cancellabili con un semplice colpo di spugna e serve a poco radere al suolo Long Kesh come sembra abbia deciso di fare il governo britannico per costruirvi al suo posto un centro commerciale o uno stadio internazionale da 38.500 posti.

Silvia Calamati si occupa della questione irlandese dal 1982. Ha tradotto ‘Un giorno della mia vita’ (Feltrinelli, 1996) di Bobby Sands e ‘Guerra e liberazione in Irlanda. La Chiesa del conflitto’ (Edizioni della Battaglia, 1998) di padre Joseph McVeigh.Tra le sue pubblicazioni, ‘Figlie di Erin. Voci di donne dell’Irlanda del Nord’ (Edizioni Associate, 2001, tradotto in inglese, spagnolo e gaelico), ‘Irlanda del Nord. Una colonia in Europa’ (Edizioni Associate, 2005) e ‘Qui Belfast. 20 anni di cronache dall’Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane’ (Edizioni Associate, 2008). Collaboratrice di Rai News 24, a Belfast ha ricevuto il premio internazionale Tom Cox Award per il suo impegno di giornalista e scrittrice.

Laurence McKeown, ex compagno di prigionia di Bobby Sands , nel 1981 condusse lo sciopero della fame per 70 giorni. Divenuto oggi scrittore, ha sceneggiato il film H3 (2001), ispirato alla tragica vicenda di Sands e dei suoi compagni di prigionia nel carcere di Long Kesh.

Dennis O’Hearn, negli anni Settanta ha lavorato a Belfast come giornalista contribuendo in maniera decisiva, grazie agli articoli pubblicati su «In These Times» e «The Guardian», a far conoscere le lotte carcerarie dei prigionieri politici irlandesi detenuti a Long Kesh. Insegna sociologia alla University of Binghamton di New York.

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