:: Recensione Devil Red di Joe R Lansdale

8Alzi la mano chi non conosce Hap e Leonard? coppia improbabile di balordi nullafacenti improvvisatisi investigatori privati figli degeneri e decisamente poco ossequiosi e disciplinati di quel mattacchione texano che di nome fa Joe R. Lansdale.
Ah, ecco vedo che tante mani alzate non ce ne sono e perciò sicuramente converrete con me che nel panorama del noir spiccano come una macchia di sangue sullo sparato candido della camicia di un lord inglese.
Lansdale si è divertito scrivendo la loro saga, giunta all’ottavo episodio, e a volte è lecito domandarsi se non si è divertito troppo, quello che è certo è che i suoi lettori affezionati l’ hanno seguito nelle sue funamboliche digressioni divertendosi con lui con grasse risate a volte sconvenienti a volte decisamente smodate.
Lansdale non ha paura di osare e più lo fa più il divertimento cresce. Premesso questo non voglio certo dire che Hap e Leonard siano una sorta di Stanlio e Olio, le componenti del noir ci sono tutte, c’è una certa dose di cinismo, un pizzico di cattiveria, un nutrito gruppo di assassini psicopatici, botte da orbi, parolacce a go go, ma non l’atmosfera tetra di molti noir di quart’ordine pieni di stereotipi di bassa lega.
Lansdale usa il sarcasmo come un lanciafiamme, l’ironia come esplosivo al plastico, e ci contagia, anche lo stile di questa mia recensione ne risente. Giunti all’ottavo episodio un po’ di stanchezza è d’obbligo ma è anche naturale, il tempo passa, un po’ si invecchia, un po’ si perde l’euforia degli esordi, è tempo di bilanci, il grottesco e il surreale cedono il passo un po’ ad una sorta di esame di coscienza, ad una leggera disillusione da viale del tramonto, la voce narrante di Hap si fa più dolente e amara si impreziosisce di sfumature esistenziali, tocca le corde più profonde dell’anima del lettore scandagliando emozioni impreviste come il rimpianto per le occasioni perdute.
Ma veniamo alla trama di Devil Red senza svelarvi troppo per non togliervi il divertimento. Tutto ha inizio con una spedizione punitiva. I nostri eroi Hap e Leonard si trovano armati di mazze da baseball in un quartiere malfamato della città per fare un favore al loro vecchio amico Marvin Hanson che da poco ha aperto un’agenzia di investigazioni privata e di tanto in tanto si avvale della loro collaborazione come scagnozzi.
La missione consiste nel dare una lezione ad un losco figuro di nome Thomas Traney colpevole di aver picchiato e ripulito dei suoi averi la vecchia signora Johnson, cliente di Hanson. Fatto il lavoro e festeggiato a gelato alla vaniglia e biscotti i due amici si danno appuntamento da Marvin con la prospettiva di un lavoro vero e proprio certo più impegnativo che fare il recupero crediti per qualche vecchietta.
Il giorno dopo fanno infatti la conoscenza con una coppia di clienti di Marvin la signora Juanita Christopher facoltosa vedova dell’alta società e un belloccio amico di famiglia e incidentalmente giornalista investigativo di nome Cason Statler. Il caso è un classico cold case riguardante la morte due anni prima del figlio della signora Christopher, Ted Christopher rinvenuto cadavere assieme ad una ragazza Mimi Marchland in un parco dopo un’ escursione per fare jogging.
Per la polizia si tratta di un caso chiuso, il colpevole chiunque sia stato è ormai sparito da tempo senza nessuna possibilità di rintracciarlo. Per la madre è un delitto su commissione ma nessuno le crede finchè Leonard non nota qualcosa. Su una foto del fascicolo del caso intravede su un albero una sorta di disegno tracciato in rosso: una testa dotata di corna e un volto, un Devil Red, firma del più pericoloso assassino a pagamento che c’è in circolazione.
Ecco lo scoppiettante inizio di un mirabolante viaggio in Luna Park costellato da pericolose vecchie conoscenze che faranno capolino nella folle corsa di Hap e Leonard per salvare la pelle fino alla resa dei conti finale nel più puro Lansdale style. Aver letto Sotto un cielo cremisi in un certo senso aiuta ma non è indispensabile si può leggere Devil Red anche come un caso a sé, come una piccola isola che vive di vita propria. La traduzione di Luca Conti come al solito è impeccabile, non c’è una frase che non scivoli come seta, non c’è un inciampo, un rallentamento, un’ esitazione, Conti ha catturato e reso in modo magistrale lo stile Lansdale diventando più realista del re come si suole dire, non mi stupisco che l’Italia sia il paese in cui si legge più Lansdale dopo l’America.

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