:: Intervista a Leonardo Bragaglia: una vita per il teatro

1Benvenuto Maestro su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Attore, regista teatrale, saggista. Si racconti ai nostri lettori. Chi è Leonardo Bragaglia?

Sono figlio d’arte. Mio padre era il grande Alberto Bragaglia. I miei zii erano Anton Giulio e Carlo Ludovico Bragaglia registi teatrali ed è grazie a loro che scoppiò in me l’amore per il teatro frequentando i maggiori teatri di Roma. A quindici anni decisi d’intraprendere la carriera artistica di attore e fui scritturato nella compagnia dello zio Anton Giulio, che dopo essere stato epurato, tornò direttore del Ridotto di Venezia. L’anno dopo mi iscrissi all’Accademia nazionale di Silvio d’Amico dove venni ammesso. Per avere un contratto fisso andai a Milano dove feci l’attore e l’aiuto regista ed ebbi l’occasione di incontrare Riccardo Bacchelli che stava lavorando ad un dramma sull’eutanasia e volle farmi assumere come aiuto regista. Diventammo amici e ci frequentammo per i due mesi di prova di Giorni di verità dove figurava la regia di Bacchelli – Bragaglia. Da oltre sessant’anni faccio l’attore e ho potuto recitare con tutti i miei maestri come Memo Benassi. Poi indignato dal fatto che Ruggero Ruggeri grande interprete di D’Annunzio e di Pirandello figurava solo in brevi trafiletti di giornale ho scritto il primo volume dedicato appunto a Ruggeri.  Sono anche condirettore del Premio Ermete Novelli insieme a Paolo Emilio Persiani.

Ha iniziato la sua carriera recitando per il cinema con Vittorio De Sica, Totò, Anna Magnani, Nino Manfredi, nei film di suo zio Carlo Ludovico Bragaglia.Ci racconti un ricordo, un’ aneddoto curioso riguardante Totò.

Sì, ho fatto delle particine nel cinema come lavori estivi. Di Totò ricordo la grande bontà e generosità. Per farti un esempio posso raccontarti un aneddoto. Un giorno stavamo girando e un tecnico arrivò sul set con grande ritardo. Fu pesantemente rimproverato e Totò si informò e gli chiese cosa fosse successo. Il tecnico gli spiegò che gli si era rotta la motoretta. Allora Totò seduta stante gli firmò l’assegno per ricomprarla. Ecco chi era Totò.

In teatro ha debuttato con la compagnia dell’altro suo zio Anton Giulio Bragaglia al Ridotto di Venezia con Memo Benassi. Oltre che con Benassi, ha lavorato con Antonio Gandusio, Lamberto Picasso. Attori che forse le nuove generazioni non conoscono. Che ricordi ha di questi grandi attori?

Ricordo Antonio Gandusio, era un comico, un severo direttore artistico. Lavorammo assieme al Teatro dell’Università di Roma dove già ottantenne dopo tante pochade accettò di tornare a recitare i classici, Moliere, Goldoni. Durante le prove cadde, ricordiamolo aveva ottant’anni, e si ruppe un braccio. Con il braccio ingessato partecipò a tutte le prove e recitò trionfalmente la sera del debutto nel ruolo di Arpagone.

Ci parli di come è nato il suo amore per il teatro. Quale è il primo ricordo che ha di un palcoscenico teatrale?

Mio zio Anton Giulio Bragaglia dirigeva il Teatro delle Arti in una traversa di Via Veneto. Era un teatro d’avanguardia dove Anna Magnani debuttò nell’ Anna Christie di Eugene O ‘Neill. Da bambino avevo l’entrata libera e potei così assistere a tantissime rappresentazioni. Poi ci fu l’incontro con Ruggeri che fu determinate del quale scrissi 4 libri rendendo pubblico pure tutto il suo carteggio.

Negli anni successivi si è dedicato alla regia sia teatrale che radiofonica celebri le sue riduzioni per la RAI Commedie in 30 minuti. Un ricordo di Mario Scaccia.

Mario era soprattutto un grande amico. Era reduce da 10 anni di guerra. Appena sedicenne partì volontario, come ebbe modo di dire in parecchie interviste, per le guerre d’Africa. Entrò in arte con Diego Fabbri nella Filodrammatica. Dopo la prigionia in Africa tornò in Italia dopo la guerra e debuttò nel teatro. Era elegante, spiritoso. Mi ricordo un aneddoto divertente. Era così elegante e ricercato che Benassi quando lo vide per la prima volta lo soprannominò la Baronessa.

Come è cambiato il teatro dai suoi esordi fino ad oggi?

Non ci sono più attori, Mario Scaccia è da pochi giorni mancato, Arnoldo Foa ha ormai 95 anni. Ripeto non ci sono più attori.

Delle nuove generazioni chi l’ha particolarmente colpita?

Mi sono occupato dei Ritratti d’attore e sulla Finestra sul Futuro cito Kim Rossi Stuart che è molto bravo, si occupa principalmente di cinema, ma è molto serio e spero che torni al più presto al teatro.

Dopo una vita dedicata al teatro oggi per lo più si dedica alla pagina scritta, pubblicando oltre una quarantina di libri. Cosa la ha spinta a questo cambiamento?

Come ho detto un momento d’ira. Del grande Ruggeri c’erano solo brevi trafiletti sui giornali, così ho voluto rimediare con i miei libri. Ho scritto molti saggi e biografie, circa una sessantina  tra cui, la più famosa quella di Maria Callas, alla quale ero molto legato .

Per celebrare il 120° anniversario dalla nascita di Riccardo Bacchelli ha appena pubblicato il libro Riccardo Bacchelli e il teatro edito da Paolo Emilio Persiani. Come ha conosciuto Bacchelli?

Ho prima accennato al mio incontro con Bacchelli. Era un uomo affascinante. Adorava come me il melodramma. Siamo andati tante volte assieme alla Scala ad ascoltare Rossini e parlavamo di vocalità, di impegno drammatico. Siamo andati a vedere il Mosè più volte. Era il 1965 ormai 45 anni fa.

Riccardo Bacchelli è soprattutto conosciuto nella sua veste di romanziere, come non citare Il mulino del Po e Il diavolo al Pontelungo. Lei in questa sua opera invece ne traccia un profilo inedito, quello di autore teatrale, evidenziandone sia i successi che le delusioni. Perché questa scelta?

Riccardo Bacchelli aveva un grande amore per il teatro, non del tutto ricambiato. Soprattutto perché aveva un linguaggio aulico, un po’ duro, prezioso, da tragedia greca, austero.

In occasione dell’uscita del libro la Persiani Editore con il patrocinio del Comune di Bologna, in collaborazione con L’Associazione “Amici delle Muse” e con la Casa Lyda Borelli, ricorda Bacchelli con un incontro che si terrà giovedì 17 febbraio alle ore 17,30 nella sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio. L’evento sarà arricchito dalla partecipazione straordinaria Giuliana Lojodice, che leggerà dei brani tratti dal libro. Perché pensa che questo autore sia in un certo modo trascurato e dimenticato?

Tutti questi enti si sono risvegliati in occasione dell’uscita del mio libro dedicato al teatro di Bacchelli. Bacchelli aveva sempre sognato di avere successo a teatro. Cito La notte di un nevrastenicoopera lirica di Nino Rota di cui Bacchelli scrisse il libretto. Venne rappresentata ma non ebbe un buon successo. Andrebbe rivalutato.

Per Persiani Editore attualmente dirige la collana dello spettacolo. Quali sono le prossime opere in programma?

Abbiamo in programma un paio di libri su Mario Scaccia. Un libro di poesie, l’autobiografia e un libro sul metodo e sulla tecnica di recitazione sperimentato nella sua Scuola di recitazione. Anche io ebbi modo di scrivere Manuale dell’attore. Recitazione, dizione, interpretazioneedito da Persiani Editore.

Ha mai pensato di scrivere un’ autobiografia?

Sì l’ho fatto. Ce l’ho nel cassetto ma sarà pubblicata solo dopo la mia morte. Sono molto violento, troppo sincero.

A quali progetti sta lavorando in questo momento?

Riguardo e rivedo alcuni libri che ho già pubblicato come ho fatto per Shakespeare in Italia. Personaggi interpreti e vita scenica del teatro shakespeariano in Italia.

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