:: Recensione di Stanze nascoste L’autobiografia di Derek Raymond

1Stanze nascoste è essenzialmente un libro di memorie, lo sforzo di un uomo che sente avvicinarsi la vecchiaia, forse anche la morte, e vuole fare un bilancio della propria vita ricorrendo ad un’ arma a doppio taglio, un’arma impropria infondo che se mal maneggiata può fare solo danno: l’uso sconsiderato della verità.
Se consideriamo che scrisse di suo pugno “Vengo da una famiglia in cui la menzogna era la norma, al punto che era inevitabile affinare il linguaggio per non lasciarsi scappare la verità” diventa subito chiaro come per lui fu una vera lotta corpo a corpo perseguire il vero senza lasciarsi sedurre dalle lusinghe di abbellire i fatti e le riflessioni per farsi vedere agli altri nella sua luce migliore. Questa lotta impari e titanica, durò per tutte le 335 pagine di Stanze nascoste e ci lascia un po’ storditi e quasi sgomenti.
Anche confrontarsi con Derek Raymond infatti è una vera lotta corpo a corpo, la sua scrittura ha qualcosa di magico, di inarrivabile, è così magistrale che qualsiasi cosa si scriva, può suonare falsa e di maniera a meno che non decida di fare una serie continua di citazioni, ipotesi che non ho scartato del tutto considerato che nessuno sa parlare di Derek Raymond come Derek Raymond.
Dicevo che era un libro di memorie ma non solo, Raymond si preoccupa di annoiare i lettori che non amano i libri, perché  di libri parla, di scrittura, di noir, del processo misterioso e nascosto che opera nelle stanze buie della sua anima e lo porta a creare trame, dialoghi, personaggi.
Le sue lezioni sono fulminanti. Ci affascina quando parla del piacere della scrittura. “La frase perfetta è come una bella donna che indossa l’unico vestito giusto per lei in quel momento e solo una goccia di profumo, niente di superfluo e lo sguardo che ha mentre attraversa una stanza in penombra è solo per te. Questo è il piacere che provo nel mio lavoro, quelle poche volte che succede quando il linguaggio appartiene completamente al personaggio è ciò che dice. Quando accade non lo dimentichi e ti ripaga di tutti gli sforzi che hai fatto.
Ci fa riflettere sul rapporto tra lingua scritta e quella parlata. “Devi ascoltare quello che scrivi. Se non ci riesci, per quanto rumore tu faccia, c’è sempre silenzio.
Da una sua personale definizione dello stile.“ Per me è vitale continuare a scrivere in modo che la lingua si muova nella mente del lettore non meccanicamente ma spontanea, realistica, autentica. E’ questo che intendo per stile. La struttura ha le sue regole e funzioni inconsce come il corpo che normalmente passano inosservate, si notano solo quando mancano.
Ci commuove quando parla di solitudine. “Non conosco il valore dell’intimità finchè non resto solo. Allora capisco tutto. Il problema sta tutto qui, eppure è questo che fa di me un cantore della solitudine e degli orrori che l’accompagnano.
Per chi voglia capire davvero cosa sia il noir, immergersi nelle pagine della sua autobiografia è davvero un’ esperienza  insostituibile. “Sono sicuro che fu quando mi opposi per la prima volta ai miei genitori che capii che per ottenere qualcosa di buono e tangibile bisogna soffrire. Siccome il noir, come lo concepisco io, parla di questo, è molto importante essere chiari quando si usano termini come bene, male, costrizione, pazzia, assenza e non fermarsi al primo significato che spesso si da a questa parola”.
O ancora sul finale “ Il noir parla di tutta questa bellezza e anche di questa tristezza. Porta il lutto non per il crimine, che è l’ultima espressione della disperazione, ma per la realtà e la compassione che la gente per bene, se ce ne è ancora, dedica ai morti – soprattutto a quelli che si sono sottratti da soli ad un’ esistenza lenta e fredda. Il noir questo vicolo nero e stretto, è l’unico scopo della mia scrittura, il mio tentativo di capire la condizione umana, dopo aver vagato tra paradiso e inferno come un cliente indeciso tra due pub, uno da un lato e uno dall’altro della strada.
Continuerei a lungo a citare Raymond perché quasi ogni sua frase è una piccola epiphany joyciana  ma tanto vale rimandarvi alla lettura del libro. Quello che so per certo è che leggere Raymond nel mio piccolo ha migliorato il mio stile, sbloccato meccanismi, reso più fluido il distacco tra ciò che penso di voler scrivere e la pagina scritta. E’ un’ esperienza che consiglio di fare a tutti, specie agli aspiranti scrittori che forse non impareranno a scrivere come Raymond ma sicuramente impareranno a  conoscere meglio se stessi.

Stanze nascoste di Derek Raymond, Meridiano Zero, Meridianonero, Traduzione di Federica Alba e Pamela Cologna, 2011, 335 pagine, Prezzo Euro 16,00.

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