:: Intervista con Antonello De Sanctis: quando le parole diventano musica.

1446745049Benvenuto Antonello su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Si racconti ai nostri lettori. Chi è Antonello De Sanctis?

Sono uno come un altro che ha una grande voglia di comunicare. Ognuno lo fa a modo suo, come può e come sa. Il prete che predica dall’altare o, meglio, tra la gente, il politico che argomenta da uno scranno, il pugile tra le corde di un ring. Io cerco colleganze riempiendo fogli bianchi e mi realizzo appieno quando le pagine da silenzio diventano parole.

Inizia la sua attività di paroliere negli anni ’70 tra gli altri ha lavorato per Mia Martini, Cugini di Campagna, il celeberrimo Anima mia è suo,  Fred Buongusto, Gigi Proietti, Mietta, Nek. Scrivere un testo che poi sarà musicato che difficoltà presenta? Sapeva già chi l’avrebbe interpretato e ha adattato il suo stile all’artista?

Quando ho iniziato questo mestiere, scrivevo pezzi “dispari” come li chiamo io. Brani cioè che nascevano senza una precisa destinazione, poi si cercava di affidarli a qualche interprete. La cosa non mi entusiasmava molto perché comporre una canzone al buio era come avere una macchina e non sapere dove andare o averne solo una vaga idea. Così ho preferito un tipo di collaborazione più mirata e ho lavorato gomito a gomito con artisti, quasi sempre debuttanti, cercando di dire cose che aderissero il più possibile alla loro personalità. E’ andata abbastanza bene, devo dire. Preciso che sono rarissimi i compositori che sanno musicare un testo, nel novantanove per cento dei casi accade il contrario, purtroppo.

Ha mai conosciuto Mia Martini? C’è un ricordo legato a lei che le è particolarmente caro?

Avevo un buon feeling artistico con Mimì. Uno tra i ricordi più cari che mi rimane di lei è una passeggiata in una stradina di lato all’ex Rca. Era reduce da una seduta in sala di registrazione e voleva fare un po’ di decompressione. Ci conoscevamo da poco, parlammo e scoprii la sua intensità di donna e la sua pulizia interiore, come racconto in “Non ho mai scritto per Celentano”. Le sue straordinarie capacità d’interprete le sappiamo tutti. Il fatto è che non esistono grandi artisti se, prima di tutto, non sono grandi persone.

Quale è la canzone in assoluto cui è più legato?

Indubbiamente “Padre davvero” e “In te”, brani dai contenuti antitetici che raccontano una grande rabbia il primo e un amore immenso, il secondo. Sentimenti che si toccano alla fine, facce diverse di una stessa medaglia che è la nostra vita.

C’è un aneddoto, divertente, bizzarro, insolito legato a questi artisti che le va di ricordare?

Mi diverte ripensare a un esordiente per il quale avevo scritto un brano molto delicato che nell’incipit recitava: “Se io/fossi un passero verrei/ogni notte su da te/a spiare la tua intimità”. Questo ragazzo debuttò al Festivalbar senza grossi esiti, a dire il vero. Tornato a Roma, mi disse: “Antonello, non capisco perché appena ho iniziato a cantare, tutti si sono messi a ridere.”. Lo osservai meglio. Era un tipo grassoccio, pesante, impacciato, l’esatto contrario insomma di quello che è un passero nel nostro immaginario. Solo allora capii di avere sbagliato il tiro quella volta.

Le piace la musica jazz?

Moltissimo, anche se ne capisco poco. Una volta a Giovanni Sanjust, sublime clarinettista jazz, cantai improvvisando: “Sha da ba dabi, sha da ba dabi…”. “E’ buon jazz, Giovanni?” gli chiesi. “No, è una stronzata” mi rispose. Il jazz, un grande amore non corrisposto direi.

E’ appena terminato il Festival di San Remo, una manifestazione che nel bene e nel male è entrata nel costume e nella storia italiana. Cosa ne pensa dell’edizione di quest’anno? E la considera un bene per la musica italiana?

Ogni anno, animato dalla migliore buona volontà, mi metto a guardarlo anche per necessità professionale. Solitamente mi addormento verso la terza canzone. Raramente arrivo alla quinta ed è già record. Se ho qualche brano che partecipa dico a mia moglie: “Mi svegli quando passa la mia canzone?”. Conosco Gianni da tempo, sapevo che era una garanzia e non ha fallito, mi pare. Ma Sanremo è ormai un grande Barnum televisivo e le canzoni che una volta avevano una loro centralità, ora sono diventate quasi un accessorio.

Ha esordito come narratore nel 2007 con Non ho mai scritto per Celentano, un’opera autobiografica in cui racconta uno spaccato di 35 anni di musica leggera italiana.Tra i suoi vari interessi come è nato l’amore per la scrittura?

L’ho adorata fin da ragazzino. La scrittura è un’amante imprevedibile, estrosa, volubile, passionale, che spesso si lascia desiderare ma quando ti abbraccia, lo fa come poche persone al mondo. Ha una natura infedele e spesso ti tradisce andandosene chissà dove, ma poi si ripresenta e conosce il modo per farsi perdonare. Così io, innamorato perso, aspetto pazientemente che le idee, le parole si decidano a tornare. Sciaguratamente mi capita spesso di esercitare un’astinenza quasi monastica. Spero solo che questa mia non voluta continenza possa essere alla fine un valido passaporto per il Paradiso.

Lei che conosce una gran parte dei retroscena della musica leggera italiano si è fatto un’idea sul mistero del suicidio di Tenco? Ha qualche teoria?

Mille voci di corridoio, mille ipotesi spesso divergenti non fanno la verità. Non ho avuto modo di conoscere a fondo Luigi, mi rimane però il dolore per la perdita di un uomo e un artista immenso.

Nel  2010 pubblica il suo primo romanzo, Oltre l’orizzonte. Una semplice storia d’amore, i cui proventi sono in parte devoluti alla ricerca sul cancro. Ce ne vuole parlare.

Raccontare un romanzo è per me piuttosto complicato. Mi frena tra l’altro l’inadeguatezza della sintesi nel momento che si sovrappone a una narrazione che vive di virgole, frasi cercate, pause, respiri, dialoghi e via dicendo. E’ comunque la storia di tre figli che si riuniscono intorno al letto della madre malata di tumore, ma questo è solo per dare una traccia dell’argomento. Il resto è da leggere.

E’ una storia in parte autobiografica, o ispirata a fatti reali?

E’ un po’ realtà e un po’ fantasia, come tutto quello che ci circonda del resto. Non so vedere grandi differenze tra suggestioni dissimili, antitetiche a volte, come il progetto e il sogno, la speranza e la delusione, la realtà o la fantasia, appunto. Penso che tutto sia passaggio, transizione, contrapposizione, evoluzione a volte, in questo gioco fascinoso che è la vita.

Ci sono progetti cinematografici tratti dal suo romanzo?

Oltre l’orizzonte è una storia molto filmica, mi pare. Proposte di questo tipo però non ne ho avute, né le ho cercate, sinceramente.

Quali sono i suoi scrittori preferiti? Quale è il libro che attualmente ha aperto sul classico comodino?

Indubbiamente Hemingway e Bukowski. Sul comodino ho “Il talismano” di Stephen King, ma il segnalibro si è testardamente posizionato all’inizio del romanzo e non ha alcuna intenzione di muoversi da là.

Se dovesse fare un bilancio della sua carriera cosa salverebbe e cosa cambierebbe?

Salverei me dalla mia carriera. Nella prossima vita voglio essere un albero, un pazzo, un mendicante o un gatto. Le ambizioni e la carriera sono specchi deformanti e mistificatori, vere e proprie prigioni che privilegiano l’apparenza all’essenza e soffocano la nostra libertà. Personalmente, credo che l’essere liberi sia in assoluto uno dei primi valori da difendere nella vita.

Per concludere ringraziandola ancora della sua disponibilità può anticiparci a cosa sta lavorando? Quali sono i suoi prossimi progetti?

Le canzoni le ho lasciate in stand by rifiutando anche proposte interessanti. Sto lavorando sul prossimo romanzo e, visti i proventi dell’editoria libraria, comincio fin d’ora ad allenarmi a fare il morto di fame.

Una Risposta to “:: Intervista con Antonello De Sanctis: quando le parole diventano musica.”

  1. utente anonimo Says:

    BELLISSIMA intervista:interessante,ironica,piena di spunti originali:
    complimenti ad Antonello De Sanctis ed all'intervistatore,che ha posto vari quesiti interessanti che ci hanno dato l'opportunità di conoscere meglio questo autore/paroliere;il suo ultimo romanzo ,
    OLTRE  L'ORIZZONTE,appunto,l'ho letto e l'ho trovato assolutamente intenso ed emozionante,davvero IMPERDIBILE.Lo consiglio vivamente a tutti coloro che ancora non l'avessero assaporato.

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