:: Intervista con Daniele Cambiaso a cura di Riccardo Falcetta

caL’ombra del destino è un romanzo maledetto,  concepito come un’autentica bomba a orologeria. Fatto per esploderti tra le mani, sul più bello, mentre la lettura ti avvolge e non ti accorgi che il prossimo turning-point sarà la riduzione in macerie delle viscere stesse della tua civiltà e di tanti suoi convincimenti. La sensazione che sanno comunicare libri come questo è assolutamente paralizzante, come il pantano che ci sta coprendo. Solo che con la lettura almeno te ne accorgi. 
Scelto per il lancio dei nuovissimi Gialli Rusconi, questo romanzo è in vero qualcosa di più che un Giallo: è un coacervo nudo e crudo di hard boiled, spy e reportage di guerra (gli autori preferiscono parlare di racconto di frontiera, di contaminazione col western, un punto di vista interessante) che si spinge nei visceri di fango della storia segreta di Nostra Signora Italia – Nostra Signora Politica, le Nostre Signore Guerre, il Nostro Signore Malaffare, il nostro pantano.
Il libro è parte di una attuale generazione di opere “cospirazioniste”(che vorrà pur significare qualche sintomo di male carsico di questi tempi, no?) tra le quali è necessario ricordare almeno Gli anni nascosti di Piernicola Silvis e Montecristo, trilogia-monumento di Steve  Di Marino (prefatore di questo volume), L’ombra del destino è il frutto di una riuscita simbiosi creativa e documentativa a quattro mani, tra Ettore Maggi e Daniele Cambiaso.
Ettore, autore nel 2009 di un eccezionale esordio a base di racconti resistenziali (Il gioco dell’inferno, Besa) lo avevo intervistato diffusamente lo scorso anno, proprio sul nostro blog.  

Questa volta cedo la parola a Daniele Cambiaso, insegnante umanista e già autore di un ottimo thriller storico – Ombre sul rex, Frilli.

“Siamo partiti da un nucleo narrativo al quale stava lavorando Ettore (Acciaio, un romanzo con Roberto Saporito, ndr), che mi sembrava creato su misura rispetto ad alcune suggestioni derivatemi dalla lettura di articoli cronaca nera e politica sui quali mi sarebbe piaciuto articolare una storia. Gli articoli riguardavano la guerra civile nei Balcani e strane vicende di criminalità in relazione con quella tragica realtà. Con Ettore ne abbiamo parlato a più riprese, scoprendo che questo matrimonio s’aveva da fare, così abbiamo strutturato la trama per il lavoro a due, secondo i nostri obbiettivi e caratteristiche.

A parte il complicato contesto bellico dei balcani, da voi ben reso nel libro, a parte i riferimenti alla storia politica italiana, quanto c’è di vero nel romanzo? Magherini, il terrorista di destra, mi ha ricordato, non so come, Stefano delle Chiaie.

Più che a Delle Chiaie, figura controversa e dai tratti indubbiamente romanzeschi, in realtà per la figura Magherini mi sono ispirato molto liberamente a quanto emerso nel famoso “golpe rosa” – ti ricordi? –  che guarda caso avveniva proprio alla metà degli anni Novanta e la cui protagonista era la bella e misteriosa Donatella Di Rosa, dagli irresistibili occhi blu. A un certo punto “Lady Golpe”, come la chiamavano i giornali, sostenne che Gianni Nardi, un importante esponente dell’eversione neofascista, non fosse morto nel ’76 in un incidente stradale, ma fosse vivo e coinvolto in trame eversive. La realtà giudiziaria la smentì ma fu un momento inquietante. Ecco, Magherini nasce un po’ dalla suggestione creata da questi fatti.
Il resto, la sua carriera e le sigle, i riferimenti politici, deriva da studi e letture sull’argomento, il tutto miscelato in chiave narrativa.

Diversi nel romanzo i riferimenti a libri, cultura, personaggi dell’estrema destra. Una cultura di indiscutibile fascino e attrattiva anche per gente di altri lidi ideologici.

Credo che questa sia un po’ la risposta a un certa visione manichea della politica, per cui la destra non sarebbe in grado di esprimere figure di intellettuali o di pensatori di spessore. Quando ci si accorge che non è così, ci si accosta con una certa curiosità a queste realtà, scoprendole degne di interesse e di studio, capaci di arricchire, al di là delle prospettive politiche, e in grado forse di aprire a un dialogo che viaggi al di sopra degli steccati rigidi creati da posizioni preconcette.
Mazzantini, per dire, credo abbia raccontato le esperienze di chi andò a Salò con una sensibilità, un lirismo, un rispetto per l’avversario e un’onestà intellettuale tali da diventare un riferimento imprescindibile per chi voglia approfondire l’argomento.

Già coautori di un racconto giallo di ambientazione bellica selezionato per la prima antologia di Carabinieri in giallo (Una questione delicata, Il Giallo Mondadori), siete tornati con questo libro a intrecciare politica, storia militare dell’Italia e Italia del malaffare. Narrativa  conspirazionista, insomma, un genere che intriga e fa riflettere, ma tanti vi vedono della dietrologia paranoica …

Potrei dirti che la dietrologia paranoica viene spesso superata dalla realtà storica conclamata. Basta prendere in esame, senza scomodare le uccisioni di Moro o Kennedy, il caso del bandito Giuliano. Più in generale, credo che questo tipo di narrativa assolva una funzione che un tempo era prerogativa del giornalismo di inchiesta, oggi un po’ in ribasso, ossia quella di lanciare un grido di allarme e informare che non tutto potrebbe essere come ce lo raccontano. Ho usato il condizionale, quindi sono un paranoico ottimista (e sei un grande! ndr)

Visto che siamo in tema, perchè l’anno del terzo cinquantenario dell’Unità d’Italia secondo te  si è rivelato così povero di narrazioni risorgimentali?

Credo che il problema sia legato al fatto che certe ricorrenze da sole non bastano a rendere appetibili e “vivi” determinati periodi storici per chi entra in libreria. Mi spiego meglio. Io lavoro nella scuola secondaria di primo grado e i programmi tendono a ridimensionare, nei manuali, la portata dell’Ottocento in funzione di uno studio migliore del Novecento. Benissimo. Poi, in occasione dell’anniversario, di colpo arriva una valanga di iniziative, ci si sorprende che per alcuni il Risorgimento sia una scoperta, più che una riscoperta. Se vogliamo che certi valori, certe pagine di Storia siano davvero patrimonio di tutti, vivo, condiviso, occorre attivarsi perché lo siano sempre e non solo in occasione del 150° anniversario. Altrimenti, che si fa? Aspettiamo un altro mezzo secolo a riparlarne?

Giulio Perrone ha pubblicato Nero Liguria, antologia curata da te e in cui è presente anche Ettore.

Si tratta di una antologia che ho curato con interesse e passione. Ventitré autori raccontano il coté criminale della Liguria in venti racconti neri, talvolta contaminati con generi quali il fantasy, il gotico, l’horror e la fantascienza. All’interno dell’antologia troviamo tematiche che attingono all’attualità sociale e politica, senza trascurare incursioni nel passato più o meno recente. L’antologia si apre infatti con una vicenda legata all’alluvione del 1970 per piombare in una cupa storia di sfruttamento di immigrati e di ecomafie. Si prosegue attraverso drammi del centro storico genovese più e meno recente, oscure vicende della mala proposte anche attraverso prospettive insolite, problematiche multiculturali e adolescenziali dei giorni nostri, fatti dai risvolti inquietanti, duelli privati, drammi coniugali, vendette politiche e personali che si trascinano attraverso i decenni, minacce di contagio, storie nerissime della periferia e delle Riviere. Dopo Crimini di regime e Crimini di piombo, due antologie che ho curato con Angelo Marenzana per Laurum (che raccolgono storie nere ambientate durante il ventennio fascista e gli anni del terrorismo), questa è la mia terza esperienza da curatore. Posso dire di essere particolarmente soddisfatto del risultato raggiunto, anche per la varietà di stili e prospettive, che offrono un interessante spaccato della realtà autoriale ligure.

Cos’altro state scrivendo?

Ho concluso da poco la prima stesura di un romanzo scritto a quattro mani con Claudio Asciuti, ambientato nella Genova degli anni Cinquanta e Ottanta e sto cercando di concludere un romanzo sulla strategia della tensione in Liguria. Ci sarebbero almeno tre interessanti progetti da sviluppare insieme al mio socio Ettore. Già pensati e in parte strutturati. Ci piacciono molto, al punto di non sapere quale privilegiare per primo. Ora si tratta di trovare il tempo per scriverli ed è questa la parte più difficile. Ma ci proveremo. Giusto per non perdere il vizio…

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