:: Recensione di Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni

“Ehi, non fate quella faccia amici, questa è l’America! In questo paese del cazzo tutto è possibile, basta avere un avvocato che sappia il fatto suo potreste fare causa anche a Dio, anche se credo che l’abbiano già fatto.”

Nel panorama provinciale e sonnolento di questa estate italiana, che si preannunciava torrida e invece è solo piena di zanzare, dove ce ne stiamo come tanti messicani intenti a fare la siesta sotto il sombrero, iniziare a bere un po’ di tequila con mezcal non sarebbe male, per cui niente di meglio per svegliarci dal torpore che leggere l’ultima fatica di Alessandro Zannoni. Infatti esce oggi 24 agosto “Le cose di cui sono capace” (collana Corsari/PerdisaPop, prezzo euro 14.00, pagine 152) un noir bastardo e scorretto che, vi assicuro, farà cadere dalla seggiola e soffocare con la saliva di traverso parecchia gente. Leggere “Le cose di cui sono capace” è come essere attraversati da un treno in corsa. Non scherzo, libri così di solito non se ne leggono, o li censurano, o gli danno letteralmente fuoco. Già me le immagino le facce arcigne di bigotti e benpensanti, tutti intenti a tuonare come predicatori da Far West e scagliarsi contro il libello incriminato, ma a Nick Corey – sceriffo di BakereedgePass Texas – di thompsoniana memoria, non gliene può fregare di meno. Beve, scoreggia e bestemmia, il nostro Nicola Coretti, italo americano di seconda generazione, sperduto in quel grande nulla che è la provincia americana, e ha le sue armi per disincentivare il crimine, armi che non lo faranno certo apparire nella foto ricordo degli sceriffi dell’anno. Deserto e scorpioni, vacche e rodei, ecco lo scenario. Si alleva bestiame e si coltivano sterminati campi di cotone e peperoncino a BakereedgePass, tra trivelle abbandonate, barbecue di sabato pomeriggio, e soprannomi. Tutti hanno un soprannome da quelle parti, e le donne sono pericolose, fanno letteralmente paura, come Reyna: moglie megera di Rudy, amico per la pelle del nostro imprevedibile sceriffo, per cui, sembra strano a dirsi, l’amicizia è sacra. Nick Corey non molla un amico nei guai quando arrivano come un esercito di locuste e “Guai” è il secondo nome di Rudy, capace di giocarsi a carte il ristorante con gente che ha i suoi metodi per far rispettare i debiti d’onore. Il classico Stetson ben calato sugli occhi, la pistola pronta a fare più rumore che ad ammazzare veramente qualcuno, Nick Corey non ha di meglio da fare che gettarsi nella mischia e saranno cazzi amari per tutti. Ah dimenticavo c’è anche una donna, c’è sempre una donna nella vita di uomini come Nick, una donna appena uscita di galera naturalmente, e qui non ho potuto non pensare alla Celeste di “Dia de los muertos” di Kent Harrington, una donna capace di triturare il cuore di un uomo con i suoi stivali di pitone. Stella Ronstad anche lei è nei guai, anche lei è tornata in città perché non ha altro luogo dove nascondersi, anche lei si rivolge a Nick in cerca di auto, e iniziano ad essere davvero troppe le grane in circolazione, senza contare il rodeo che si avvicina e radunerà i peggiori ceffi dello stato e degli stati confinanti, e non saranno certo i cartelloni sparsi per la città che richiamano alla moderazione e al buon senso a tener calmi gli animi.. Nossignore. Io non vi dico di più, non vi resta che fiondarvi nella prima libreria e comprarlo, o essermi amici – per Natale ho intenzione di farne incetta, regalarli e ficcarli sotto l’albero di parecchia gente. Volete mettere? Un Natale con Nick Corey non ha prezzo.
Zannoni ha talento, cavolo sa scrivere, è indubbio, un altro che si fosse azzardato a provare l’impresa si sarebbe trovato disarcionato da un cavallo imbizzarrito, per restare fedeli alle metafore di frontiera; ma lui no, beffardo e irriverente, se la ride e ci sbatte in faccia un antieroe senza fronzoli o pudori, capace di tutto, come ci avvisa sornionamente il titolo, che mai fu più azzeccato. Autore fuori da ogni classificazione, provocatorio, caustico, innovativo e coraggioso. E quando si parla di coraggio è bene dirne due anche su Antonio Paolacci, direttore della collana PerdisaPop I corsari, degno erede del mitico Luigi Bernardi, che a ben vedere ha accettato la scommessa e non molti l’avrebbero fatto, per lo meno non in Italia. Irriverente e dissacrante omaggio a tanta letteratura americana di genere che abbiamo imparato ad apprezzare ed amare, “Le cose di cui sono capace” si ricollega ai grandi classici e qui ci vorrebbe Luca Conti per parlarne con più competenza di me, e so che forse ne accadrà.. Di certo il fantasma di Jim Thompson aleggia in queste pagine, e non solo per quel nome ingombrante e impegnativo che il nostro sceriffo si trova tra capo e collo; il vecchio Jim me lo vedo sorridere e chiedersi chi cazzo è questo cugino italiano che osa tanto. Gianpaolo Serino l’ ha definito di una bellezza fottuta, e mi dispiace solo che c’è arrivato per primo. Lo stile è semplice e diretto, teso e asciutto, quasi scarno, capace di graffiare con quella dose di cattiveria e di brutalità che separa i principianti dai veri scrittori. Concludo, perché sto andando ben oltre al tot di parole che tributo ad ogni recensione, col dire che Zannoni non si fa intimidire dal mito della frontiera, il suo Nick Corey preferisce pisciarci su.

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6 Risposte to “:: Recensione di Le cose di cui sono capace di Alessandro Zannoni”

  1. pietroatzeni Says:

    Una recensione che come lettore è riuscita a incuriosirmi e  non potrà che inorgoglire l'autore. Ciao. Pietro.

  2. liberdiscrivere Says:

    E' un libro davvero forte Pietro, se lo leggi poi mi raccomando ne parliamo. ciao

  3. utente anonimo Says:

    Le bestemmie non mi incuriosiscono per niente. E non c'è niente di bigotto in questo. Mariella

  4. utente anonimo Says:

    gentile mariella,

    l'uso (minimo) della bestemmia nei miei scritti è necessaria perchè è il personaggio che la richiede; non è gratuita ma è parte determinante del carattere che ho deciso di delineare. la mia scrittura è cruda e reale, ricalca quella dei nostri giorni, quella dei nostri figli, delle persone che incontri per strada, che ascolti nei bar. l'educazione è scesa di grado, purtroppo, e come autore non posso non tenerne conto, nei miei romanzi. leggittimo che tu non sia interessata. un saluto,

    alessandro zannoni

  5. utente anonimo Says:

    Grazie per il tuo punto di vista. No, non mi sento personalmente offesa, ma solo il fatto di leggere una bestemmia mi provoca un rifiuto automatico. E' un rispetto per  Dio e per la mia religione. Perché mai si dovrebbe bestemmiare? Per una presa di posizione e se sì quale? Un autore che bestemmia va contro tutti e quindi deve essere degno di maggiore attenzione?  Può darsi. Se la sua scrittura per il resto è più che ottima. Non conosco l'autore e non posso giudicare, ma sono una forte lettrice, un vita mia ho letto centinaia  di libri, so distinguere la scrittura povera da quella buona, la buona dalla ottima. Ci sono libri che non contengono nemmeno una parolaccia, anche recenti, ma il livello è altissimo. Io credo che un autore debba lasciare il segno per le storie che racconta, non perché il suo libro contiene inutili bestemmie.
    Mariella.
    p.s. tua madre scricciolo è una grande donna. La vera sovversiva è lei!

  6. utente anonimo Says:

     "Io credo che un autore debba lasciare il segno per le storie che racconta, non perché il suo libro contiene inutili bestemmie"
    "Non conosco l'autore e non posso giudicare"

    ti sei risposta da sola.

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