:: Recensione di Città contro di Alessandro Bastasi

bastasiSi è discusso a lungo del ruolo sociale del noir, del "noir mediterraneo" quel genere di noir che da ampio spazio agli elementi sociali, politici e criminali che caratterizzano l’humus su cui si basano storie nere, anzi nerissime, di degrado, corruzione, assenza di scrupoli morali, che spesso portano al delitto ma non solo. Tuttavia molto spesso gli esempi concreti valgono più di mille parole, e un noir che parla di immigrazione nel bene, i tanti che si impegnano in prima persona per dare una mano, e nel male, i pochi ma più devastanti che li sfruttano, i racket criminali che li assoldano e li chiudono in prigioni lager, i politici che si gonfiano il petto con leggi per la sicurezza e cavalcando l’onda della “paura” per i loro interessi personali, può essere più utile di tanti saggi seriosi e dotti. L’acre fetore che rende irrespirabile l’aria e ottunde le coscienze spesso grava come una cappa malsana e infetta in questo noir “politico” nel senso socratico del termine, dove la contrapposizione ideologica non è un pretesto per predominare e sovrastare l’avversario, ma uno spunto per essere davvero persone migliori. Città contro di Alessandro Bastasi Eclissi editrice, è un noir con un’ anima, una precisa coscienza critica un po’ denuncia sociale un po’ nitido specchio di una società che cambia, un libro che consiglierei fosse letto nelle scuole come spunto di riflessione quando si discute del diverso, dello straniero, del migrante giunto per nave o container per salvarsi nella ricca e prosperosa Europa, mentre lascia alle spalle paesi in guerra, dilaniati dalla povertà e dalle malattie. I fenomeni dell’immigrazione non sono un male inevitabile, ma un sintomo di realtà più ampie, di realtà socio-politiche che vanno sanate alla radice, dai governi, dalle politiche europee, dalle sovvenzioni allo sviluppo. Gli immigrati è bene che fosse chiaro se ne starebbero felicemente nei propri paesi, con le proprie famiglie, se solo lo potessero. Non sono ospiti mal tollerati, sono fuggiaschi scampati molto spesso alla morte. Bastasi ambienta la sua storia nel nordest, alle porte di Treviso, un tempo ricco e opulento, ora segnato dalla crisi globale, dove i fenomeni della disoccupazione, della povertà, della carenza di alloggi, si sommano all’egoismo, ai pregiudizi, alla paura. Una discussa e chiacchierata associazione religiosa Opus Christi, guidata da un prete di frontiera Don Vittorio, gestisce un campo di immigrati che fornisce un riparo, cure mediche, corsi di italiano, a gente la più disparata, proveniente da luoghi diversi, diversa per religione, usanze, abitudini, etnie, colore della pelle. Una polveriera sul punto di esplodere. Mal tollerato dalla gente del posto, il campo di Sant’Angelo è serbatoio per la criminalità, oggetto di contesa per politici senza coscienza, un microcosmo dove i migranti non sono tutti anime candide, si ubriacano, si picchiano per futili motivi, si tradiscono. A far precipitare tutto la morte di una volontaria e il suicidio del migrante sospettato di averla uccisa. Alberto Sartini, già protagonista de la Gabbia criminale, si trova in mezzo coinvolto assieme alla moglie Valentina anche lei disposta a dare una mano come infermiera assistendo il dottor Candiani, dalla sorella Giovanna, che l’aveva pregato di sostituirla nei corsi di italiano ed educazione civica che si tengono al campo. Il sostituto procuratore incaricato delle indagini si rivolge proprio a Sartini come consulente e ciò che scopriranno sarà ben poco consolante o nobile.           

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