:: Recensione di Morire per vivere di John Scalzi

La fantascienza si sa è un genere letterario piuttosto variegato e multiforme fatto di generi e sottogeneri, correnti e filoni narrativi, mode e tendenze, tutto un mondo alquanto complesso e ci vorrebbe un vero specialista, dotato per giunta di una ferrea memoria, per fare raffronti, usare termini tecnici appropriati e non farneticare a sproposito. Ricordo ancora quando discussi con Maurizio Landini della differenza tra Space Opera e Military SF, per chi fosse interessato ad approfondire consiglio questo link Beh tutta questa introduzione per constatare rassegnata che parlare di fantascienza è una cosa molto, ma molto impegnativa. Pur tuttavia ammettendo i miei limiti devo dirvi che mi piace parecchio, leggo a dire il vero più che altro i classici Asimov, Wyndham, Bradbury, Matheson, Dick, e una ridda di autori di racconti dei vecchi pulp made in Usa di cui faccio fatica a ricordare i nomi ma che gli esperti considerano pietre miliari del genere. Sentii parlare per la prima volta di Morire per vivere di John Scalzi traduzione di Concetta D’Addetta, titolo originale Old Man’s War da un amico che l’aveva letto in lingua originale e mi aveva incuriosito con la storia di un arzillo vecchietto alla conquista delle galassie. Non ricordo le parole esatte ma me ne parlò in modo così curioso da spingermi a  contattare l’autore, attuale presidente della “Science Fiction and Fantasy Writers of America”, chiedendogli un’ intervista. Il buon John mi disse aspettiamo che esca in Italia e poi ne riparliamo. Bene presto avrà mie notizie perché finalmente Morire per vivere è uscito anche da noi per Gargoyle Collana Extra primo titolo di fantascienza dopo il nuovo corso. Il titolo italiano un po’ fa sorridere, ma anche se avessero messo una traduzione letterale forse non sarebbe stato molto diverso, comunque sta di fatto che il contenuto è davvero interessante, soprattutto divertente, ironico, dissacrante, decisamente antimilitarista nel suo intento e non privo di riflessioni profonde sul cuore dell’America contemporanea, sul mito della frontiera, sulle modificazioni genetiche, sulla colonizzazione dissennata, su chi sia in realtà il nemico. Protagonista di questa serie, ormai in America siamo al quarto episodio, è John Perry uno sveglio vecchietto depresso per la recente morte della moglie che non avendo più uno scopo per vivere viene allettato dalle promesse di una nuova vita attiva e avventurosa in giro per lo spazio. Tutto quello che deve fare è arruolarsi nelle Forze di difesa Coloniale, farsi dichiarare morto sulla terra, in cui non potrà mai più tornare, e iniziare un addestramento che egli insegnerà ad ubbidire e combattere. In compagnia di altri volontari, trasformati in baldi e iperforzuti supereroi geneticamente modificati con una età biologica di vent’anni pelle verde e occhi da gatto, il nuovo Perry, si trova così a combattere per la conquista di nuove colonie finchè un giorno incontra Jane Sagan il ritratto sputato della sua defunta moglie. Che le sia venuta anche lei in mente l’idea di arruolarsi come volontaria nelle Brigate Fantasma?

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