:: Recensione di Il bosco della morte di Susannne Staun (Newton&Compton, 2012) a cura di Viviana Filippini

Se amate il cruento, se vi piace il torbido, se siete curiosi di capire come avviene una autopsia, se volete scoprire cosa si nasconde nella mente del serial killer, se siete patiti di telefilm della serie “C.S.I”, “Dexter2, “Bones” e simili, rullo di tamburi… ecco il libro giusto per voi: Il bosco della morte di Susannne Staun, pubblicato in Italia dalla Newton Compton. Protagonista di questo thriller ambientato nella cittadina di Odense è Maria Krause, un’anatomopatologa di Copenhagen molto meticolosa e precisa nel proprio lavoro, qualità che le hanno fatto guadagnare nel tempo la stima dei colleghi di laboratorio.  Da subito la protagonista trascina il lettore nel pieno del suo lavoro, sezionando il corpo  Emilie, una giovane ragazza uccisa da un bruto assassino che le ha lasciato strani segni rossi sul collo. Tutto sembra procedere per il meglio, ma Maria tentenna perché in quel corpo straziato vede sua figlia Emilie. La domanda nasce spontanea: quindi anche Maria Krause non è così perfetta come sembra? Non proprio, perché il medico legale ha un carattere molto particolare, infatti è scontrosa, schiva e solitaria e nonostante il matrimonio, il marito è del tutto assente e perso nel mondo dei suoi libri. Come se non bastasse, la protagonista del Il bosco della morte nasconde un passato cupo e doloroso che emerge un po’ alla volta nella narrazione evidenziando la complessità caratteriale della donna. Nei primi anni Novanta la Krause è stata stuprata in un parco, ha scoperto di essere rimasta incinta e ha abortito, ma la sua mente molto provata dal trauma, l’ha portata a concepirsi una realtà immaginaria: una figlia di nome Emilie, che la accompagnerà fino alla traumatica autopsia di un’omonima. Una donna dall’animo composto da sentimenti contrastanti, che la portano ad ammette la sua passione per forme si svago fuori dal comune e ogni tanto Maria, giusto per provare l’ebbrezza dell’estremo, assolda degli stupratori a pagamento. C’è qualcuno che conosce il particolare hobby di Maria? Sì. Testimone di questa verità drammatica è Nkem, l’unica vera amica della protagonista e fidata collega di lavoro – è un chimico forense molto competente – che oltre ad aiutarla nelle indagini, le fa da sostegno fisico e morale. Il suo  supporto lavorativo sarà fondamentale per le indagini relative alla morte della diciannovenne Emilie e della   scia di sangue che colpirà la comunità danese. Susan Staun, non sarà molto conosciuta da tutti i lettori – io l’ho scoperta leggendo questo libro -, ma in Danimarca, suo Paese d’origine, è una tra le autrici viventi più famose, che ha raggiunto il successo grazie a romanzi polizieschi e si è pure guadagnata con Il bosco della morte il premio del miglior thriller dell’anno, assegnatole dalla  Danish Crime Academy. Quello che mi ha colpito di questo libro è l’accurata perfezione della descrizione riguardante le scene autoptiche, raccontate con una tale precisione che ho avuto la sensazione di trovarmi accanto a Maria intenta a svolgere il suo lavoro di medico legale. Il bosco della morte è il primo libro della Staun a essere pubblicato in Italia e da subito si capisce che la protagonista non è imbrigliata nel solito rigido stereotipo del medico legale gelido ed emotivamente tutto d’un pezzo, che si limita a fare il suo lavoro per ricevere il giusto compenso. Maria è umana, è una donna dal passato difficile, minata da un lesione del corpo e dell’animo che l’ha segnata per sempre e che continuerà a tormentarla. Questo profondo dolore non impedirà alla donna svolgere nel migliore dei modi la propria attività lavorativa raggiungendo la verità, e credo che sia proprio questa necessità di portare a galla il vero a conferire a Maria gli stimoli per trovare la giustizia. Allo stesso tempo Maria Krause deve affrontare il pregiudizio dei colleghi, le chiacchiere maligne, le avances dei datori di lavoro, le ripicche di rivali in amore tradite e pure il confronto diretto con l’assassino. Forse a qualcuno dei lettori la protagonista de Il bosco della morte potrà sembrare fuori di testa per come vive la sua vita, ma dal mio punto di vista Maria racchiude nella sua fragilità e, allo stesso tempo, forza vitale le paure, i dolori e le difficoltà di una donna indipendente e perspicace che la società contemporanea sembra non riuscire ad accettare.

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