:: Recensione di Il rumore dei tuoi passi di Valentina D’Urbano (Longanesi, 2012) a cura di Viviana Filippini

Se Il rumore dei tuoi passi fosse uscito qualche anno fa lo avrei perfettamente inserito nella mia tesi sul Bildungsroman accanto ai ragazzi tondelliani di Altri libertini. Perché? Perché è un tipico esempio di romanzo di formazione dove i protagonisti, dopo una travagliata fase di crescita raggiungono un traguardo che una volta superato determina la vincita per qualcuno e purtroppo la sconfitta per qualcun altro. Questo è il succo che anima il romanzo d’esordio di Valentina D’Urbano, Il rumore dei tuoi passi , caratterizzato da una storia circolare -si apre sul finir degli anni ‘80 con un funerale  e  si chiude sempre nello stesso periodo con una speranza di un domani migliore- di amore, lotta e perdizione.  In mezzo un lungo flashback dalla fine degli anni ’60, passando per gli anni di piombo e fino ai vitali anni’80, dove i protagonisti sono sempre i “gemelli” Beatrice e Alfredo. Gemelli non biologici, non a caso non sono  nati dalla stessa madre, ma legati da un sentimento profondo e intenso che emergerà nel corso degli anni, trasformando una semplice amicizia in un sentimento diverso. Il tutto è ambientato in un quartiere di massimo degrado, di una città anonima, chiamato “la Fortezza”.  Qui sorgono enormi palazzoni occupati abusivamente de famiglie di estrazione sociale misera, comprese quelle dei due giovani, dove la violenza, la povertà, l’analfabetismo e l’istinto alla sopravvivenza la fanno da padroni. Beatrice e Alfredo vivono nello stesso tugurio, ma le loro famiglie, anche se povere, non sono uguali.  Alfredo è orfano di madre, vive con i fratelli Massimo e Andrea  con un padre sempre ubriaco che non esita a picchiare,  senza motivo tra l’altro,  in maniera brutale i figli. Sotto alla casa di Alfredo vive  Beatrice con la mamma, il padre e il fratello Francesco. Pure loro sono una famiglia bistrattata, ma nonostante le difficoltà di ogni giorno qualche soldo i genitori riescono a guadagnarlo e il rapporto tra genitori e figli è fatto di amore e rispetto reciproci. Quei sentimenti che spingono il piccolo Alfredo a rifugiarsi da loro per mangiare e dormire, diventando una sorta di figlio-fratello per la famiglia di Beatrice. Cupo e arido è il mondo dove Beatrice e Alfredo crescono e il luogo di ritrovo della gioventù del quartiere malfamato della “Fortezza” è un anfiteatro dove i ragazzi cercano il divertimento e lo sballo tra alcol e droga e vivono il contatto fisco con l’altro con tale una facilità che a volte sarà difficile capire – proprio come accade ad Arianna, amica di Beatrice – chi ha messo incinta chi.  Tutto questo ci è raccontato da  una Beatrice adulta, giovane donna matura che ricordando il passato sottolinea il perenne legame di odio e amore che l’ha unita per anni ad Alfredo. Un rapporto intenso, fatto di litigi, di avvicinamenti e di trasformazioni temporali dei sentimenti reciproci tra loro due. Una vera evoluzione di una amicizia diventata per entrambi amore. Il legame tra Beatrice e Alfredo è per la protagonista sì affettivo, ma allo stesso tempo è un sorta di prigionia, in quanto fino al momento del dramma la giovane protagonista non avrà mai il coraggio di abbandonare in modo definitivo la “Fortezza”. Solo dopo la morte dell’amato, Beatrice deciderà di andare via, perché sa, e lo ha sempre saputo, che un futuro migliore  lei lo potrà avere solo recidendo in modo definitivo le radici dalla “Fortezza”. Alfredo era una sorta di ancora che la teneva legata al  quartiere malfamato, dove forse un giorno Beatrice tornerà, ma non sa quando. Il primo romanzo di Valentina D’Urbano, illustratrice di libri per bambini, affronta il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta inserendolo in una dimensione sociale nella quale si possono identificare tanti dei quartieri degradati e problematici che caratterizzano le grandi città italiane e le metropoli mondiali. I protagonisti sono una generazione giovane allo sbando totale, non hanno appigli o punti di riferimento equilibrati ai quale aggrapparsi e vivono la vita di ogni giorno come se fosse per loro una vera e propria gara alla sopravvivenza dalla quale qualcuno esce ammaccato, ma vincitore – Beatrice – e qualcuno altro – Alfredo – perdente, smarrito e fagocitato dal mondo della violenza e della droga. Chiuso il libro ci si rende conto che persone come Beatrice e Alfredo ne abbiamo conosciute e ne incontreremo ancora molte nella nostra vita e la frase messa prima del capitolo 1 è una verità che non può, anzi, non deve essere negata a nessuno, perché è vero che: «Anche l’ultimo dei poveracci ha bisogno di una storia».

Valentina D’Urbano è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora come illustratrice per l’infanzia. Il rumore dei tuoi passi e il suo primo romanzo.

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