:: Le regole del formicaio, Salvo Barone, Todaro editore 2010 a cura di Viviana Filippini

le-regole-del-formicaio1“Hai mai osservato un formicaio? Può essere uno spettacolo molto istruttivo. Si accorgerebbe che il punto di osservazione da tenere è quello generale. Capirne il funzionamento, le azioni e le strategie, senza perdersi nel dettaglio. Certamente esiste un ordine ben preciso nei movimenti delle singole formiche sul piccolo territorio che occupano (…) La forza dell’azione sociale di quella comunità sta nella capacità operativa della sintesi, la capacità di imporsi a tutte le formichine presenti sul territorio. Per una fine dei utilità comune. Ciò che lei chiama Legge, o magari Governo, altro non è che una sovrastruttura successiva.”

Sarà anche stato scritto nel 2010, ma Le regole del formicaio, primo romanzo di Salvo Barone e prima avventura del commissario sardo Efisio Sorigu è molto attuale. Perché? Per il semplice fatto che dalla trama emerge una situazione socio-politica italiana molto somigliante a quella che sta scuotendo la nostra penisola in questo periodo. Nel giallo nostrano di Barone ci sono alcune  tematiche che anche oggi, in questo finire del 2012, sono a tutti noi note: dal clima di tensione preelettorale, passando alla necessità dei cittadini di avere un’adeguata sicurezza sociale e quotidiana per arrivare all’elevato potere di manipolazione che i media e chi detiene il potere esercitano nei confronti delle masse. Queste sono le fondamenta sulle quali prende forma la storia de Le regole del formicaio. Il commissario Efisio Sorigu è appena arrivato a Milano e la sua compattezza emotiva è da subito messa sotto pressione da una serie di drammatici eventi che lo porteranno a sviluppare la prima indagine nella città della Madoninna. Un giorno, mentre Sorigu aspetta il treno della metropolitana, un uomo incrocia il suo sguardo e poi si getta sulle rotaie finendo sotto il treno in arrivo ed è lo scempio. Sorigu è il testimone di una morte improvvisa attorno alla quale in contemporanea scoppieranno altri tafferugli, come dei comizi di protesta popolare e delle violente rapine. Un caso? Sorigu all’inizio crede di sì, ma quando nei giorni seguenti si susseguono in serie vari eventi che hanno la stessa dinamica alla quale lui ha assistito, il commissario comincia a credere che nulla di quello che gli accade nell’articolato capoluogo lombardo sia il frutto del caso. Le regole del formicaio è il romanzo d’esordio del siciliano Salvo Barone che grazie ad un linguaggio curato e fluido trascina da subito il lettore dentro all’indagine del commissario sardo, facendoglielo conoscere sia dal lato lavorativo, che da quello umano. Sorigu indaga, raccoglie informazioni e prove in una Milano dominata dal caos e dalla frenesia, arrivando ad intuire una verità sconcertante che purtroppo il protagonista non riuscirà a far accettare alle altre persone coinvolte nella risoluzione del caso, perché troppo impegnati a perseguire i loro scopi e interessi per accorgersi di quello che accade attorno. Efisio Sorigu è l’isolano trapiantato al Nord dove la sua dedizione così profonda e diligente nel lavoro lascia basiti i colleghi. La voglia di verità desiderata dall’ispettore di polizia lo spingerà a prendere coscienza dell’esistenza del marcio nella società dove vive, ma il suo essere atipico e diverso dai collaboratori e dalle persone che incontra nella vita (l’amico bancario La Duca e la fidanzata Carlotta) non gli renderanno facile l’esistenza, tanto è vero che ad un certo punto con amara consapevolezza anche l’eroico commissario creato da Barone subirà, come gli altri suoi simili, le regole del sistema. Oltre ai drammi personali delle vittime, la narrazione ha in sé delle tematiche collettive molto importanti che portano chi legge a rendersi conto di quanto questo libro rispecchi il mondo contemporaneo. Finita la lettura de Le regole del formicaio ho avuto l’impressione che la Storia sia una grande ruota che gira. Un sorta di trottola  in movimento continuo formata da elementi che si manifestano in maniera più e meno simile, ripentendosi nel corso degli eventi. E poi forse è vero, tutti noi siamo un po’ formichine, tanto impegnati a svolgere il nostro lavoro e a farlo con così tanta attenzione, da non accorgerci realmente di quello che ci accade attorno e di chi – citando l’attore Martin Landau nei panni di Bela Lugosi nel film Ed Wood di Tim Burton- muove i nostri fili.

Salvo Barone è nato a Palermo nel 1956. Bancario, ha vissuto in Sardegna per una decina d’anni e da altri dieci risiede a Como. Laureato in Scienza Politiche con una tesi sui Mezzi di comunicazione di massa, è sposato e ha due figli.Ha tanti difetti, a cominciare dalle tibie martoriate e inappellabilmente storte. Eppure lui è convinto che questa sia una qualità, se è vero che per camminare dritto, nella vita, è anche importante saper deviare. Tra i suoi desideri irrealizzabili, possedere la vena umoristica di Petros Markaris, quella lirica di Leonard Cohen, e la timbrica di Tom Waits. Vivere nell’antica Atene di Margaret Doddy e soprattutto fare ritornare in vita Falcone e Borsellino. Se poi il Palermo vincesse lo scudetto, sarebbe un trionfo. Oltre a Le regole del formicaio sempre per Todaro ha pubblicato nel 2012 Una giustizia più sopportabile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: