:: Recensione di L’ultima vittima di Tess Gerritsen (Longanesi, 2013)

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L’ultima vittima (Last to Die, 2012) di Tess Gerritsen, traduzione di Adria Tissoni, edito da Longanesi nella serie I Maestri del Thriller della collana La Gaja scienza, è un nuovo romanzo della fortunata serie dedicata alla coppia Rizzoli e Isles, per chi ancora non le conoscesse, ma è difficile esistendo anche una serie televisiva della TNT, rispettivamente detective dell’Omicidi e patologo forense del Dipartimento di polizia di Boston.
Definibile in bilico tra il police procedural classico e il medical thriller, per l’ampio spazio dato alle dissertazioni mediche – questa parte scientificamente molto accurata, basandosi sull’esperienza di medico della stessa Gerritsen, che prima di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno esercitava infatti come internista, professione intrapresa su consiglio di suo padre – L’ultima vittima si arricchisce di un’ambientazione tipica di molti horror e thriller americani, parte della storia si svolge infatti in un collegio esclusivo e molto particolare perso tra i boschi e le foreste del Maine.
A Evensong, questo è il nome del collegio, gli studenti non sono ragazzi comuni, ma sopravvissuti, segnati da brutali tragedie personali, che per precisa volontà di Anthony Sansone, a capo del club Mefistofele, vivono in un ambiente super protetto da mura granitiche, alti recinti di ferro battuto, sensori di movimento, codici che cambiano ogni settimana per aprire porte e cancelli, una specie di carcere di massima sicurezza, come appare agli occhi di Maura Isles quando arriva in visita per la prima volta. Un posto sicuro, lontano da un mondo irto di pericoli… Sembrerebbe. Già sembrerebbe solo.
Lo sconosciuto killer che perseguita Teddy Clock, Claire Ward, Will Yablonski, non pare affatto deciso a farsi spaventare dai sofisticati sistemi di sicurezza. Ha un piano in mente, un piano che lega le vita di questi ragazzi e solo Jane Rizzoli e Maura Isles sembrano averlo capito, ostacolate da uno dei più stupidi e scostanti poliziotti della storia della letteratura gialla, Darren Crowe. Personaggio che già solo per questo primato merita un piccolo approfondimento.
Innanzitutto il suo nome risuona simile a Russell Crowe, chi non se lo ricorda nella parte di Bud” White  in LA confidential, forse per sottolineare l’amore per il paradosso della scrittrice cino-americana. Darren è esattamente il collega che nessuno vorrebbe avere: con modi ben poco squisiti, un’aria tracotante, il petto gonfio, le spalle muscolose, e il taglio di capelli da divo hollywodiano, caratterizzato da un umorismo macabro, quasi sempre a sproposito, una sensibilità per le vittime pari allo zero, un disprezzo per i colleghi, specie se di sesso femminile, tristemente privo ogni immaginazione, aggressivo, ripugnante, vanesio, insomma il prototipo del poliziotto ottuso, maschilista, incompetente e incapace di cambiare una propria falsa percezione, dando avventati giudizi contro innocenti. Naturalmente avrà la sua amara lezione che per Jane non si trasformerà però in un trionfo. Non subito almeno.
L’ultima vittima è davvero un libro ben scritto, di una scrittrice che amo molto e che mi ha sempre fatto passare ore piacevoli. Tradotto in modo scorrevole e fluido, il romanzo si legge davvero in poche ore con una facilità che nasconde bene l’abilità dell’autrice nell’ideare trama, intreccio, e dialoghi. La suspense è assicurata, per tutto il libro si è portati a domandarsi quale sia il legame tra i vari ragazzi protagonisti e le misteriose morti delle loro famiglie, biologiche prima e adottive poi.
La Gerritsen dosa i colpi di scena e i cambi di prospettiva, portando il lettore quasi ignaro alla risoluzione finale in un crescendo di tensione e ritmo. Il finale infatti è giocato sui toni della resa dei conti conclusiva in cui i due principali antagonisti si fronteggiano, – scopriremo solo alla fine chi sono –  scambiandosi repentinamente i ruoli, e ogni tassello della trama va al posto giusto, chiarendo il mistero di Icaro, personaggio cardine che appare evocato in rapidi flashback per tutta la narrazione.
Azione, indagine, giusta dose di simpatia delle protagoniste Rizzoli e Isles, ritmo reso teso dall’assenza di tempi morti, rendono questo thriller indicato agli amanti del genere e anche a chi solo vuole leggere un libro capace di coinvolgere e incuriosire. Forse gli amanti dell’eccessivo realismo troveranno un po’ fantastico il club Mefistofele, una specie di anti Spectra di bondiana memoria, ma giuro, non dico altro. Buona lettura.

Tess Gerritsen (1953) è una scrittrice statunitense di thriller di origini cinesi, considerata la regina del medical thriller, i cui libri sono stati tradotti in 31 lingue, con oltre 15 milioni di copie vendute. Ha abbandonato la carriera di medico per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha vinto il Nero Wolfe Award con Sparizione e il Rita Award con Il chirurgo. Attualmente vive nel Maine.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’ Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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