:: Recensione di Lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela (Feltrinelli, 2013) a cura di Michela Bortoletto

nelson mandelaTrad. di Adriana Bottini, Ester Dornetti e Marco Papi

Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine.”[1]

Queste sono le parole con cui termina Lungo cammino verso la libertà  di Nelson Mandela. Questi sono i suoi pensieri i giorni successivi alla sua liberazione. Dopo 27 anni di carcere, dopo quasi mezzo secolo impegnato nella lotta per la libertà del popolo sud africano, dopo aver perso un figlio senza aver avuto la possibilità di dirgli addio, dopo due matrimoni falliti per i suoi ideali, dopo una vita dedicata agli altri, nel momento della libertà i primi pensieri di Mandela furono rivolti al futuro che doveva ancora arrivare, all’impegno che ad esso avrebbe dovuto dedicargli. Perché nella vita di Nelson Mandela non c’è stato mai riposo ad eccezione dei suoi ultimi anni di vita. Ha dedicato tutto sé stesso alla causa dell’emancipazione del popolo nero in uno stato dominato dai bianchi. E la sua lotta non si è conclusa con la sua liberazione, ma è andata avanti fino alla sua recente scomparsa.
Lungo cammino verso la libertà è la sua autobiografia, scritta in gran parte e di nascosto durante gli anni del carcere a Robben Island, un isolotto al largo della costa di Città del Capo.
Nato nella regione del Transkei e destinato a ricoprire l’importante ruolo di consigliere nella sua tribù, Mandela capisce presto di non esser realmente un uomo libero. Non si può essere liberi in un Paese dove vige la legge dell’Apartheid, dove un nero non ha gli stessi diritti di un bianco, dove un uomo è considerato inferiore solo per il colore della sua pelle: “lentamente ho capito che non solo non ero un uomo libero, ma non lo erano nemmeno i miei fratelli e sorelle; ho capito che non solo la mia libertà era frustrata, ma anche quella di tutti coloro che condividevano la mia origine. È stato allora che sono entrato nell’African National Congress, e la mia sete di libertà personale si è trasformata nella sete più grande di libertà per la mia gente.” Da qui comincia la lunga lotta di Mandela e dei suoi compagni per assicurare al popolo nero dignità e libertà.
Nella sua autobiografia Mandela ci racconta delle iniziative intraprese da lui e dagli altri membri dell’Anc per cercare di cambiare le cose in Sud Africa. Ci  narra degli ostacoli che hanno dovuto superare, dei sotterfugi, delle fughe, dei lunghi periodo di clandestinità. Attraverso queste pagine scopriamo il suo lungo viaggio negli altri stati d’Africa, dei suoi incontri con i leader degli altri paesi ai quali ha chiesto appoggio per la lotta dei suoi fratelli.  Ma, soprattutto, in queste pagine si legge dei sacrifici enormi che Mandela, e i suoi compagni, hanno dovuto fare per la libertà del loro popolo. Perché non è facile rinunciare a tutti, alla propria famiglia, al proprio lavoro e alla libertà personale per quella di molti altri.
Attraverso questa autobiografia si scopre un Mandela diverso da quello “mitizzato” dai media. Si scopre un Mandela più umano, con tutta la sua forza d’animo ma anche con tutte le sue debolezze. Si scoprono i suoi lati deboli, le sue incertezze. Perché dopotutto Mandela era pur sempre un uomo, un uomo che però ha fatto una scelta  non facile e l’ha portata avanti ad ogni costo. E questa stessa scelta non l’ha fatta solo lui ma anche altri uomini che, come lui, credevano in un futuro migliore.
Nelle sue pagine racconta di uno stato ferito, di un Paese dove bianchi e neri conducevano vite separate. Un Paese in cui i neri e i meticci erano spesso vittime di soprusi. Un Paese dove uomini coraggiosi hanno deciso di combattere questo sistema.
La lettura di Lungo cammino verso la libertà non è una lettura semplice. Io l’ho intrapresa dopo un viaggio in Sud Africa dove ho avuto modo di osservare la nuova realtà post Apartheid. Ma è una lettura che mi sento di consigliare, non solo perché Mandela purtroppo è morto, ma perché permette di comprendere una realtà complessa come quella del Sud Africa e di conoscere la storia di uomini che hanno saputo lottare per la libertà.  L’autobiografia di Mandela è un omaggio ai suoi compagni di lotta. Ci fa capire come Mandela non fosse solo, ma circondato da persone, sia nere che bianche, con i suoi stessi ideali che hanno lottato con lui per un Sud Africa più libero.
Lungo cammino verso la libertà è un libro che ti segna e ti insegna. Ti insegna che certe situazioni si possono e devono cambiare e che la libertà è la cosa che più conta.

Nelson Mandela (1918-2013), già presidente del Sudafrica e leader dell’African National Congress (ANC), premio Nobel per la pace, per la sua attività politica in difesa dei diritti degli africani e contro l’apartheid è stato rinchiuso per ventisette anni in prigione, dove ha scritto un libro autobiografico, Lungo cammino verso la libertà, pubblicato da Feltrinelli nel 1995. È autore anche della raccolta Le mie fiabe africane (Donzelli, 2004; Feltrinelli, 2012).


[1] N. Mandela, Lungo cammino verso la libertà, Feltrinelli, Milano 20013, pag. 579

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