:: Storia d’inverno, Mark Helprin, (Neri Pozza, 2014) a cura di Elena Romanello

storia d'invernoUna raccomandazione prima di prendere in mano questo libro monumentale, oltre 800 pagine: dimenticare l’imbarazzante filmetto che ne è stato tratto, uscito in Italia per San Valentino e già dimenticato, salvo per alcune recensioni non certo tenere e favorevoli, visto che oltretutto non è riuscito ad essere nemmeno il film giusto da vedere nel giorno della festa degli innamorati, perché francamente tra passato e presente in giro c’è di molto meglio.
D’accordo, il film ha avuto il merito di spingere Neri Pozza a tradurre questo long seller, uscito nel 1983, ma per il resto centra ben poco, nonostante la scelta di usare la locandina come copertina, probabilmente sperando in un migliore traino.
Mark Helprin costruisce nelle pagine del suo Storia d’inverno un affresco affascinante intorno a New York, lontana dagli stereotipi della Grande Mela, da fine Ottocento a quello che per lui era il futuro nel 1983, l’inizio del Millennio. Una New York popolata da vari personaggi nel corso degli anni, dal ladro Peter Lake alla sua nemesi Pearly Soames, dalla giovane e sfortunata Beverly alla più moderna Virginia, agli stravaganti Mootfowl e Craig Binky, che rivive in pagine vibranti e travolgenti, a tratti complesse, perché sono tanti i fili narrativi che l’autore segue, tra salti temporali e storie diverse che poi pian piano si uniscono e vanno avanti, fino al finale, in maniera mai scontata e già vista.
Non era facile trasporre al cinema un libro di questa complessità, in cui si mescolano tanti generi tra le altre cose: il romanzo storico nella prima parte, la storia d’amore, la satira sociale, il racconto fantastico o meglio proto urban fantasy, la distopia fantascientifica, il romanzo sociologico e psicologico. Un libro in cui ogni lettore può trovare una sua strada e spunti per se stesso, difficilmente catalogabile e proprio per questo interessante. Storia d’inverno è pieno di personaggi, situazioni, storie, tra New York e i suoi dintorni, foreste e laghi fuori dal tempo e dallo spazio ancora più della città stessa e che costruisce un microcosmo unico e originale, tra passato, presente e futuro.
Detto questo, il regista Akiva Goldsman ha scelto il modo peggiore per trasporre il tutto al cinema, semplificando il tutto ad una storiella fantastica per strizzare l’occhio alle fan orfane di Twilight, semplificando e eliminando personaggi e situazioni, rendendo tutto banale e poco incisivo, e aggiungendo alcune trovate ad effetto sempllicemente imbarazzanti. E dire che la fotografia era suggestiva, così come musica ed ambientazioni, e le interpretazioni della giovane Jessica Brown Findlay e della veterana Eve Marie Saint, ma il resto è diventato tutto troppo diverso e banale, dimenticabile se non si conosce il libro e irritante invece se lo si è letto: nel libro chiunque trova una sua strada con spunti e interessi, nel film tutto rimane piatto e scontato, sfruttando solo l’elemento paranormale tra demoni e angeli (tutti decisamente da ridere e non in senso buono) e la storia d’amore resa zuccherosa e stucchevole.
Il film è stato infatti presto tolto dalle sale cinematografiche, e finirà nell’elenco degli adattamenti non riusciti di opere letterarie interessanti: non è il primo e non sarà l’ultimo. Storia d’inverno libro invece merita attenzione, considerazione e un’immersione nelle sue pagine, tante, copiose, trascinanti, a tratti confuse, ma capaci davvero di affascinare. Traduzione di Adriana Dell’Orto.

Mark Helprin è nato a New York. Ha studiato a Harvard, Princeton e Oxford, e ha prestato servizio militare nell’esercito e nell’aviazione israeliana. È ritenuto uno dei maggiori scrittori americani contemporanei. Collabora con il New York Times e vive in Virginia. Tra le sue opere: In Sunlight and in Shadows, A Dove of the East and Other Stories, Refiner’s Fire, A Soldier of the Great War. http://www.markhelprin.com/

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