:: Blanca, Patrizia Rinaldi, (edizioni E/O, 2013) a cura di Natalina S.

blanca2013“Pochi anni di vista possono restare ordinati: se ne stanno larghi, hanno spazio. A difenderli, a lasciarli nella memoria imperturbabile e senza novità, c’è tutto il buio che è venuto dopo”.

….e con il buio il dolore che anch’esso è venuto dopo.

Conosce bene quel buio e quel dolore Blanca Occhiuzzi, la quale a causa di un tragico incidente, dall’età di 13 anni, vive sospesa tra ombre e solitudine a forgiare la forza di una ferrea promessa. Sovrintendente di polizia, specializzata nella decodifica dei suoni e nell’interpretazione delle intercettazioni telefoniche, Blanca è stata assegnata al commissariato di Pozzuoli, tra le zuffe e la velata complicità dell’ispettore Arcangelo Liguori e il commissario Vincenzo Martusciello, nonché la teatrale goffaggine dell’agente scelto Peppino Carità. A squarciare la morbosità di giorni privi d’identità è la violenza. La morte che giunge quatta quatta ai margini di un marciapiede e agli angoli di una radura, la scomparsa o il rapimento di due giovani vite, appese a chiodi poco saldi,  ci  conducono a indossare lenti da presbite per mettere a fuoco microcosmi famigliari ammorbati dal male e/o sentimenti discordanti che attanagliano l’uomo nella morsa dell’effimero.
Blanca nasce dalla creatività di Patrizia Rinaldi, scrittrice napoletana, da tempo sullo scenario letterario con gialli e libri per ragazzi. Inizialmente, nel 2009, il romanzo è stato pubblicato da un piccolo editore, Flaccovio, di cui E/O ha acquistato i diritti, nel 2013, integrando il testo con le pagine conclusive dopo aver pubblicato, nel 2012, il seguito “Tre, numero imperfetto”.
A Blanca mi sono avvicinata, una prima volta, con lo sguardo distratto di chi è abituato a vedere e, una seconda volta, con lo sguardo attento di chi è abituato a sentire. Un esercizio di cui solo chi non vede o percepisce ombre indistinte è capace, come Blanca. Blanca sente l’alito delle parole appena accennate, con la forza di chi sa leggere le vibrazioni dell’aria; fiuta l’essenza delle persone, per riconoscerne odori e identità; accarezza le ruvidità della vita come solo mani d’operaio sanno fare   e ubriaca le papille gustative dell’amaro che essa stessa si trascina appresso. Blanca avverte sé e gli altri, presta ascolto al suo e all’altrui dolore; quel dolore di donna che analizza in tutte le sue sfumature attraverso l’anima lacerata e, spesso, sottomessa dei personaggi femminili di cui racconta fragilità e drammi e, a cui, accorda i suoi vuoti e le sue ferite ma in chiave decisamente più propositiva. Conduce nel suo sentire, nel suo deserto coloro i quali mostrano una pena simile alla sua, maschi  e femmine non ha importanza, se il sentire è condiviso e condivisibile come il dolore ed il suo graffio di gatto selvatico. Qui colloco il mio sentire, e la mia gratitudine, tra le parole di questo romanzo, accostate le une affianco alle altre senza urti e ammaccature, ebbra di suggestioni e sensazioni e un’elegante autorevolezza stilistica. Somma di elementi, questi, che conquistano dalla prima all’ultima pagina con la consapevolezza e il desiderio che, Patrizia Rinaldi, la leggeremo ancora.

Patrizia Rinaldi: vive e lavora a Napoli, dove è nata nel 1960. È autrice di diversi gialli, tra cui ricordiamo Il commissario Gargiulo (Stampa alternativa 1995), Napoli-Pozzuoli. Uscita 14 (Flaccovio editore 2007), Ninetta Ridolfi e gli oggetti affettuosi (Mondadori 2008, primo premio al concorso Profondo giallo 2007). È anche autrice di libri per ragazzi, tra cui Rock sentimentale (El 2011), E poi domani guarisco (Oscar Mondadori 2011, prefazione di Miriam Mafai). Nel 2012 è uscito per le Edizioni E/O Tre numero imperfetto.

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