:: La bella addormentata, Ross Macdonald, (Polillo, collana I Mastini, 2014)

rossProbabilmente senza Dashiell Hammett e Raymond Chandler, di Ross Macdonald ne avremmo sentito parlare di più. Sebbene tutti e tre siano indiscussi maestri dell’hardboiled, la fama di quest’ultimo non si può dire che non sia stata oscurata dai precedenti. A torto o a ragione, i critici sono discordi nello stabilirlo, pur ammettendo i debiti indubbi che Macdonald deve ai due più anziani capostipiti del genere.
Da lettrice, pur confessando la mia assoluta venerazione per Raymond Chandler, autore che, a forza di rileggerlo, ha inesorabilmente cambiato il mio stile di scrittura, devo ammettere che pur conoscendolo meno, per cui è ancora fonte per me di novità e stupore, Ross Macdonald e la sua nerissima assolata California sono parte del mio immaginario, e parte considerevole pure. Dei tre forse è Dashiell Hammett quello che ho colpevolmente trascurato, sebbene conservi gelosamente parecchi dei suoi libri da Piombo e sangue, Il bacio della violenza e Il falcone maltese. Raymond Chandler ha dalla sua uno stile letterario strepitoso, da ultimo romantico, sebbene tratti nei suoi libri di crimini e delitti. Ross Macdonald invece dei tre è il più attento alle dinamiche sociali, oltre che il più giovane, (morì nel luglio del 1983, all’età di 67 anni, mentre Hammett e Chandler nacquero a fine ottocento) per cui per interessi e sensibilità è quello che mi è più vicino.
Marito di Margaret Millar, (leggete se vi capita Quando chiama una sconosciuta, originalmente pubblicato nel 1955, sempre edito da Polillo nella collana i Mastini), Ross Macdonald è un autore che merita attenzione e merita di essere letto, per lo meno più di quanto oggi si faccia. Per cui ringraziamo la Polillo, che ha dedicato il suo 18° Mastino a La bella addormentata (Sleeping Beauty, 1973), tradotto da Giovanni Viganò, penultimo romanzo dedicato al ciclo di Lew Archer. (L’ultimo sarà The Blue Hammer, Lew Archer e il brivido blu, edito originalmente nel 1976.)
La trama non si discosta dai canoni classici del hardboiled, né brilla per eccessiva originalità, ma sarebbe un errore farsi scoraggiare, è la qualità della scrittura dell’autore a fare la differenza e a rendere questo libro uno dei capolavori del genere. La famiglia è un tema cardine della narrativa di questo autore, legami tra padri e figli, mogli e mariti (e amanti), intrighi, macchinazioni, tradimenti, insomma tutto l’arsenale che entra in gioco quando il denaro ci si mette di mezzo, trascinando i personaggi in un vortice (e per l’appunto Il vortice, (The Drowning Pool) è un titolo della serie) di menzogne e vendette, che lasciano quasi sempre ben poco scampo. La critica sociale ha un ruolo fondamentale nei suoi romanzi, unita a un disincantato sguardo su vizi e (poche) virtù di una generazione per lo più allo sbando, per lo più incapace di trovare un proprio baricentro, morale soprattutto.
Lew Archer (a differenza di un Philip Marlowe, apparentemente cinico “fustigatore” ma in realtà personaggio “interno”) è soprattutto un osservatore, seppur non privo di debolezze, una voce fuori dal coro, un testimone, ecco il termine giusto, di questa disgregazione e degenerazione della società americana. Consideriamo anche solo la differenza tra un carismatico Humphrey Bogart (gentiluomo vecchio stile, con una rigida seppur personalissima moralità) e uno scanzonato e dissacrante Paul Newman, (capace di telefonare in piena notte alla moglie, mettendo in scena uno dei suoi soliti scherzi) attori che portarono rispettivamente i due personaggi di detective privati sullo schermo.
In La bella addormentata abbiamo un padre facoltoso, una figlia ribelle e un presunto rapimento. Il padre crede di comprare tutto con i soldi, i segreti di famiglia si moltiplicano, spuntano delitti commessi anni prima e intanto il lettore si trova catapultato in un’ epoca apparentemente luminosa e sfolgorante, in cui il marcio è nascosto nelle pieghe delle ombre. E Lew Archer, eroe fondamentalmente onesto e incorrotto, scava e indaga, non lasciando che il fango (o la marea nera di petrolio, del simbolico incipit) lo sommerga, restando più un uomo che un personaggio letterario, proprio come era nelle intenzioni dell’ autore. Da riscoprire, non ve ne pentirete.

Ross Macdonald (1915-1983), pseudonimo di Kenneth Millar, nacque a Los Gatos, in California, ma crebbe in Canada. Dopo la laurea e il servizio in marina durante la guerra, nel 1944 esordì nella narrativa gialla con The Dark Tunnel (Il tunnel), il primo di quattro romanzi firmati col suo vero nome. Quando si rese conto che i suoi libri potevano essere confusi con quelli della moglie Margaret Millar, a sua volta giallista in ascesa, assunse uno pseudonimo. Nel quinto mystery, The Moving Target (Bersaglio mobile), introdusse il detective Lew Archer che, tranne in due casi, comparirà in tutto il resto della sua produzione e sarà impersonato sullo schermo da Paul Newman in Detective’s Story e in Detective Harper: acqua alla gola. Il personaggio conquistò enorme fama grazie a romanzi come The Drowning Pool (1950, Il vortice), The Galton Case (1959, Il ragazzo senza storia — I Mastini n. 13), il cui film è in lavorazione da Warner Bros., The Chill (1964, Il delitto non invecchia), The Far Side of the Dollar (1964, Il passato si sconta sempre — I Mastini n. 4) e The Blue Hammer (1976, Lew Archer e il brivido blu), l’ultimo. Pur richiamandosi alla lezione di Chandler e Hammett, i due grandi maestri dell’hardboiled, Macdonald è considerato superiore a entrambi da una parte della critica per aver dato al romanzo poliziesco, come scrisse lui stesso, “una serietà e una complessità di stile e di trama che in passato non aveva”.

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