:: Un’ intervista con Prof. Luigi Bonanate

luigiBenvenuto professore Bonanate su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. E’ docente di Relazioni internazionali presso Scuola di Studi Superiori dell’Università degli Studi di Torino Ferdinando Rossi e la Struttura Universitaria Interdipartimentale in Scienze Strategiche. L’ho invitata a parlare con noi della crisi russo – ucraina, in un quadro internazionale piuttosto instabile, che vede l’Europa da un lato minacciata dal terrorismo islamico dell’ ‘ISIS di al-Baghdadi e dall’altro da una crisi si potrebbe definire interna in Ucraina. La storia dell’ integrazione europea non è mai stata facile, ma si aspettava minacce di tale portata?

Alla luce dei fatti attuali, più che vedere l’integrazione europea sotto minaccia, direi che il processo integrativo si è fermato da tempo, in termini ideali e politico-culturali, cosicché sembra che l’accento si sia spostato sull’Unione Europea in quanto soggetto politico-istituzionale che non ha di vista, in realtà, pace, ordine e armonia, ma piuttosto interessi: non che l’UE sia insensibile, non è capace — e questa è tutta un’altra cosa. Abbiamo confuso, negli ultimi anni, l’accrescimento quantitativo dell’Unione con una sua crescita culturale e politica, ma quantità e qualità non vanno sempre (o forse quasi mai) insieme. Ci sono dei movimenti storici che hanno bisogno dei loro tempi: l’opinione pubblica europea sa pochissimo di quel che succede al di fuori dei suoi confini, così come gli statunitensi sanno pochissimo di ciò che succede fuori del loro sub-continente. E così il gioco rimane sempre nelle mani dei politici, che sono ovviamente pochissimi, e perseguono i loro obiettivi, che non sempre sono quelli migliori.

La deposizione del presidente filorusso Victor Janukovyč ha innescato una crisi piuttosto seria alle porte dell’Europa. Che quasi inevitabilmente ricorda la guerra civile nell’ex Jugoslavia. E’ una crisi che si progettava da tempo, per certi versi inevitabile, un colpo di stato come afferma Putin, o la situazione è come sfuggita di mano?

Nei fatti, la crisi ukraina è venuta, tanto per cambiare, dal petrolio (e/o dal gas) e quindi dal prezzo che il fornitore di questo bene prezioso pensa di poter spuntare. L’Ukraina era un cliente già da molto tempo sotto ricatto da parte della Russia che continuava a minacciare/ricattare l’Ukraina con la politica dei prezzi. Quando si ventilò l’ingresso dell’Ukraina nell’Ue, me ne preoccupai pensando che la Russia di Putin non l’avrebbe accettato: è dai tempi dello “scudo spaziale” che la Russia protesta per il modo in cui USA e Nato la circondano. Figurarsi se uno degli ultimi stati-cuscinetto scomparisse per esser sostituito da una rappresentanza del “nemico” occidentale… E non dimentichiamo, per di più, che le risorse energetiche sono l’unica risorsa che ha oggi la Russia: non industria, non agricoltura, non commercio: e quando il prezzo del petrolio scende come è successo nei mesi scorsi…

L’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europea, nella Nato, sarebbe vista dalla Russia come una vera e propria aggressione, tesa a minare i suoi interessi geostrategici. Ma ha un senso far nascere le premesse di una nuova Guerra Fredda? E’ indispensabile l’Ucraina all’Europa?

L’Ukraina non è indispensabile all’Europa così come non lo è alla Russia. A voler fare le cose per bene, bisognerebbe andare a vedere la storia, i rapporti passati, gli incontri tra culture, lingue, eccetera. Ma ormai sarebbe inutile, perché dovremmo capire che tra paesi in pace le forme identitarie (che poi diventano nazionalistiche) diventano ferri vecchi che non servono più a nulla. La “conquista” è un’idea del tutto superata che dovremmo convincerci a dimenticare. Il nazionalismo — tanto russo quanto ukraino — “nuoce gravemente alla salute”!

L’ eurasiatismo di Dugin, l’integrazione eurasiatica, è il cuore della politica estera di Putin. Questa sorta di rinascita della “Guerra Fredda” non porterà la Russia ad allontanarsi sempre più dall’Europa verso est, verso la Cina? Che idea si è fatto di Putin come statista?

Direi piuttosto (rispondendo così anche alla domanda successiva) che il mio giudizio su Putin è pessimo e la sua politica estera mi pare preoccupante. Ma è il regime putiniano in se stesso che disapprovo: i russi oggi non vivono gran che meglio che prima dell’89; le diseguaglianze sociali si sono addirittura acuite; la libertà non è cresciuta che di pochissimo; la democrazia non esiste: gli oppositori politici di Putin finiscono normalmente in galera e qualcuno invece è stato anche assassinato.

Molti nazionalisti ucraini sono simpatizzanti o dichiaratamente neonazisti, di per sé quindi antidemocratici. E nello steso tempo vengono dichiarati come paladini dell’autonomia e della democrazia in funzione antirussa. Come giustifica l’ Occidente questa sorta di paradosso?

La situazione ukraina è tutt’altro che idilliaca; ma non per questo sono giustificati gli scontri armati, le violenze, le separazioni violente anti-russe (così come quelle russe anti-ukraine). I paesi europei hanno commesso molti errori (probabilmente molto più per ignoranza che per malizia) nell’esasperare le contraddizioni tra Ukraina e Russia: invece di cercare di sopirle le abbiamo attizzate. E ora tutti ne pagano il prezzo.

L’Ucraina si sta avviando verso un default economico. Se accadesse che peso avrebbe negli equilibri geopolitici? L’idea di un’Unione eurasiatica è auspicabile?

Non so dire che cosa ci porterà il futuro prossimo; ma credo assolutamente che Putin – comunque vada la questione ukraina – continuerà la politica espansiva che ha in testa: ricostruire la grandezza territoriale dell’URSS. E quindi, la prossima “vittima” (che però mi sembra abbastanza disponibile a diventarlo senza protestare) è la Bielorussia. Speriamo che Putin non si attacchi mai alle Repubbliche baltiche, perché lì la musica sarebbe tutt’altra.

Concorda con Kissinger che l’auspicata “morte della storia” formulata da Francis Fukuyama, ovvero la nascita di un nuovo ordine mondiale improntato ai principi di una governance planetaria, democratica e partecipativa, non si sia realizzata?

La storia non è mai morta, anzi — subito dopo l’annuncio di Fukuyama — ha preso una velocità inusitata. E oggi continua ad andare tanto veloce che nessuna Cancelleria al mondo ci sa dire se le cose si stiano mettendo al meglio o al peggio. La mia personale sensazione — mi dispice dirlo — è comunque la seconda.

Nonostante la fragile tregua tra Russia e Ucraina, successiva agli accordi di Minsk-2, la situazione resta comunque incerta e aperta a ogni sviluppo. Nel 2016 terminerà l’amministrazione Obama, si affaccia l’incognita Hillary Clinton. Premesso che la Clinton fino al 2013 è stata segretario di Stato dell’amministrazione Obama, se vincesse le elezioni pensa che si manterrebbe nel solco della continuità con il precedente mandato o ci sono reali premesse per un mutamento della politica estera? Che prospettive per la risoluzione della crisi russo-ucraina?

La politica estera americana è molto meno incisiva di quanto pensiamo; l’opinione pubblica americana non si interessa che minimamente degli avvenimenti in Europa. Si preoccupa nel senso che i voti non si conquistano sul dibattito in politica estera, ma sui temi di politica interna.
Dubito fortemente che potrà fare qualche cosa di più il successore di Obama, sia se sarà Hillary, sia se dovesse diventarlo, – com’è tutt’altro che impossibile – Jeb Bush.

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