:: Pier Paolo Pasolini

pasolini-10Sono passati quarant’anni. La notte tra il 1º e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini trovò la morte sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia. Ci sono state commemorazioni ufficiali e più personali, di gente comune, ma anche di scrittori, registi, critici. In Italia c’è il diritto di parola, per cui più o meno tutti hanno il diritto di pensare e dire cosa vogliono anche con toni violenti, accesi, forse sgradevoli. I comportamenti privati di Pasolini, per quanto alcuni oggettivamente discutibili, (sembra che tutti li conoscano nei minimi dettagli), non erano così rari e probabilmente non lo sono manco oggi. Pasolini sebbene fu anche vittima di calunnie, delle quali soffriva, era una persona trasparente, forse meno ipocrita di molti altri e ricordiamoci sempre il periodo storico in cui visse. C’era il delitto d’onore (le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate in tempi recenti con la legge n. 442 del 5 settembre 1981), l’omosessualità era un reato, si finiva in carcere (l’Italia ha abolito il reato di omosessualità nel 1980). Pasolini non fu molto amato in vita e anche da morto crea divisioni e polemiche. Per molti è fonte di imbarazzo, polvere che si vorrebbe nascondere sotto il tappeto, per altri un degenerato che pure come artista non era granché. Fu espulso dal partito comunista, subì processi, rischiò il linciaggio in varie occasioni. Non cercava il consenso, l’omologazione, passare inosservato. Non assumeva diciamo un basso profilo, un po’ forse per il talento che in lui strabordava esplosivo in un po’ tutti i campi e il dono della parola. Era un talento eclettico, molto rinascimentale. Il suo cinema era visione, la telecamera si spostava in maniera amatoriale (termine che non credo avrebbe disprezzato) per poi soffermarsi in primi piani catartici, seguendo una sua idea di cinema, molto più vicina a una decriptazione onirica della realtà. Pasolini mi ha sempre spaventato, o forse l’ho sepolto anche io nell’indifferenza. Ho letto poco di cosa ha scritto, ho visto pochi suoi film. Forse troppo presto ho letto Ragazzi di vita, non avevo ancora gli strumenti critici per affrontare un testo del genere. Sono un pessimo avvocato difensore, se mai ne avesse bisogno. Per questo ho preferito non intervenire in questi giorni. E già vedo che le acque si stanno calmando, già nessuno ne parla più, la soglia di attenzione nell’epoca dei social network è molto labile. e questo è il momento migliore per riflettere, a mente lucida. Fra dieci anni ci sarà un nuovo anniversario, e questa volta ci arriverò molto più preparata, consapevole, avrò modo di farmi una mia idea non inquinata da pregiudizi, o falsa coscienza. Credo fosse un uomo generoso, quando penso a lui lo vedo sempre in compagnia di Totò, mi sarebbe piaciuto conoscerlo. Dall’idea che mi sono fatta di lui, su cosa è successo in questi giorni credo avrebbe commentato così: Credo che questi siano problemi che interessino ai viventi. A coloro che attendono di morire. Io, come tutti sanno, non sono fra questi.

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