:: La casa di Parigi di Elizabeth Bowen (Sonzogno, 2015) a cura di Elena Romanello

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All’indomani della Grande Guerra, in una Parigi profondamente segnata dal conflitto, arriva Henrietta, undici anni, con la sua scimmietta di pezza, e viene accolta dalla signorina Fisher, un’amica di famiglia che la ospita per un’intera giornata nel suo appartamento chic in pieno centro in attesa di ripartire per il Sud della Francia. In casa Fisher Henrietta incontra Leopold, di pochi anni più giovane di lei, e con lui si apre una breve complicità e curiosità, anche perché entrambi sentono di essere soli al mondo, in mezzo ad adulti troppo toccati dalla recente guerra e da loro problemi personali, come la passione proibita tra la mamma di Leopold e il suo padre naturale, che rende impossibile una vita normale per il piccolo che è destinato ad un’esistenza solitaria fin dall’infanzia.
Pubblicato nel 1935, La casa di Parigi non è privo di punti di interesse, come la descrizione della società subito dopo la Grande Guerra, con qualche eco di Henry James e Edith Wharton nell’incontro scontro tra mondo anglosassone (irlandese in questo caso) e quello del resto del mondo. Nella parte parigina forse Muriel Barbery ha tratto qualche ispirazione per le atmosfere del suo L’eleganza del riccio, ma alla fine il libro trasmette una sensazione di incompiuto, di due storie parallele che non si incontrano mai e che non riescono ad essere davvero convincenti, perché incomplete. Henrietta e Leopold con il loro breve incontro non sono approfonditi, restano due bambini sullo sfondo di un affresco diverso, quasi fuori posto ma senza l’empatia che tanta letteratura ha dedicato a infanzia e adolescenza. La storia del passato in Irlanda è fine a se stessa, poteva essere piccante all’epoca (e poi ancora), ma non è coinvolgente come altre analoghe, e il libro, per la prima volta pubblicato nel nostro Paese in edizione integrale, pur essendo ben scritto e con tematiche interessanti, non ingrana, sospeso tra due vicende che non riescono ad essere coinvolgenti, soprattutto se si sono lette altre storie. Tra Parigi e l’Irlanda risulta comunque più viva Parigi, sarà che ultimamente la capitale francese è grande protagonista di nostalgie, simboli, rabbia, amore dopo gli attentati del 13 novembre scorso. Ma è più un riflesso psicologico attuale che un vero legame con il libro.

Elizabeth Bowen (1899-1973), nata a Dublino, scrisse diversi libri e trascorse gran parte della sua vita a Londra, dove entrò a far parte del circolo Bloomsbury divenendo amica di Virginia Woolf.

Source: libro omaggio dell’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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