:: Un’ intervista con Silvia Ziche, la “mamma” di Lucrezia

22Ciao Silvia è un vero piacere avere la “mamma” di Lucrezia sul nostro blog. Prima di parlare del tuo lavoro di disegnatrice di fumetti, mi piacerebbe sapere qualcosa di te. Dove sei nata? Che studi hai fatto? Che infanzia hai avuto?

Piacere mio! Sono nata a Thiene, in provincia di Vicenza, nel millennio scorso. Ho fatto studi artistici, ma non specifici per il lavoro che poi avrei intrapreso. Prima una scuola d’arte, indirizzo ceramica. Poi un corso di grafica editoriale.
Ho avuto un’infanzia… antica. Sono cresciuta in provincia, in anni in cui il traffico non era ancora un problema insormontabile, si guardava poca televisione, i computer e gli smartphone non c’erano, e i genitori erano più fiduciosi e fatalisti nei confronti del mondo. Quindi noi bambini eravamo molto più indipendenti. Ci dovevamo organizzare il tempo, inventare i giochi, affrontare la noia. Credo che la mia fantasia, che ora è parte fondamentale del mio lavoro, arrivi da quelle giornate lontane.
Lucrezia la vedo più come una sorella fastidiosa, con un carattere orribile, che vive con me. Spesso, quando mi trovo in situazioni complicate, mando avanti lei, e vedo che cosa combina. Poi lo racconto.

Quando è iniziata la tua collaborazione con Disney Italia? Come donna hai trovato particolari difficoltà ad affermarti, o il talento è l’unico discrimine?

In un lavoro come il mio l’unico discrimine è il talento, non può essere altrimenti. Non possono esserci raccomandazioni o favoritismi, i lettori li punirebbero. Soprattutto adesso che possono commentare, sul web tutto quanto in tempo reale.
Sono arrivata alla redazione di “Topolino” a fine anni ottanta. Ho dovuto fare un bel po’ di gavetta, imparare bene il lavoro, prima che mi affidassero una vera sceneggiatura da disegnare. La mia prima storia è uscita nella primavera del ’91.

Parlaci dei tuoi lavori extra-Disney. Hai trovato maestri che ti hanno particolarmente aiutata durante la tua carriera con consigli, suggerimenti, veri e propri insegnamenti?

Ho trovato parecchie persone che mi hanno aiutata con consigli e insegnamenti. Quello che mi ha indicato la strada è stato Giorgio Cavazzano, un grandissimo disegnatore. Mi ha spiegato i primi rudimenti del lavoro, mi ha sostenuta e consigliato di scrivermi le storie. Per la mia carriera professionale, lui è stato assolutamente fondamentale. Sia per il lavoro Disney che per quello non disneyano. Anche se poi quello ha seguito una sua strada parallela a quello per “Topolino”, a partire da “Linus”, passando per varie riviste, fino ad arrivare a “Donna Moderna”. E a vari libri.

E ora parliamo di Lucrezia, personaggio che adoro e in cui mi riconosco, come credo molte donne single ormai non più giovanissime. Dal 2006 su “Donna Moderna” appaiono le sue strisce. Come è nato il personaggio? A chi ti sei ispirata? Ti senti vicina alla fumettista francese Claire Bretecher autrice di Agrippina?

Lucrezia è nata nel 2004, per un libro che si intitolava “Amore mio”. Volevo raccontare i cortocircuiti delle relazioni umane che passiamo spesso sotto la voce “amore”, ma che amore non sono: i piccoli ricatti affettivi, la pretesa che sia un’altra persona a renderci felici e a risolverci la vita. Per raccontarli mi serviva quindi un personaggio. Doveva essere una donna, perché mi è più facile assumerre un punto di vista femminile, e non doveva essere perfetta, perché l’autocritica è l’unica posizione che ti permette di estendere le critiche ad altri. Ho provato a fare degli schizzi, per delineare un personaggio. Ed è arrivata subito lei, Lucrezia, pronta a farmi da alter ego per gli anni a venire.
Le allora direttrici di “Donna Moderna” hanno visto il libro, e mi hanno chiesto di provare a fare la vignetta settimanale. Non è stato facile, all’inizio, ma poi la collaborazione ha funzionato.
Claire Bretecher è uno dei miei miti. Ho letto tutte le sue cose, è stata l’autrice che mi ha fatto capire che con i fumetti si potevano raccontare anche la società e le relazioni tra le persone. E’ stata fondamentale per aiutarmi a trovare la mia voce e il mio puto di vista. Prima di Agrippine c’erano I frustrati: sono stati loro che mi hanno illuminata.

Progetti per il futuro?

Sì, parecchi, ma ancora poco definiti. Nell’anno appena concluso ho lavorato tantissimo. Ora sto cercando di riposarmi per poi raccogliere le idee e passare ai prossimi progetti. Al momento però sono ancora così vaghi e labili, che non riuscirei a descriverli. E poi son un pochino scaramantica, per cui fino a che un’idea non è solida e strutturata, preferisco non raccontarla. 🙂

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