:: Le ateniesi, Alessandro Barbero (Mondadori, 2015) a cura di Elena Romanello

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Atene, 411 a.C.: la cittadinanza si appresta ad assistere alla nuova commedia di Aristofane, Lisistrata, che racconta una ribellione di donne contro il potere patriarcale degli uomini che pensa solo a fare la guerra. In parallelo, nelle campagne vicine alla città, le due giovanissime Charis e Glicera sognano una vita diversa che quella di lavoratrici indefesse nelle piccole fattorie dei rispettivi padri, una vita che per loro sembra rappresentata dal ricco coetaneo Cimone, figlio di Eubolo, che sta tramando con altri qualcosa contro la democrazia di Atene. Mentre in città gli abitanti di Atene assistono alla presa in giro graffiante, scurrile ma molto realistica di Aristofane, Charis e Glicera in campagna vanno da Cimone per concludere la vendita dei fichi coltivati dai padri, senza immaginare che conseguenze tragiche potrà avere la loro azione.
Alessandro Barbero ci porta in un’antica Grecia ritratta in uno dei suoi momenti e luoghi di massimo splendore, la classicità di Atene, per raccontare una storia eterna e molto attuale, di violenza contro le donne e soprusi classisti. Una violenza derisa ma denunciata da Aristofane, che sconvolge i benpensanti ateniesi convinti di essere al centro del mondo, mettendoli davanti ai propri vizi e limiti, ma una violenza vissuta e subita da due ragazzine troppo curiose, in un’escalation brutale, restituita dall’autore con uno stile sobrio da cronista che però non risparmia niente al lettore, senza gratuità.
Una Grecia metafora del presente, visto che classismo e maschilismo continuano ad essere prerogativa dell’oggi: Alessandro Barbero, oltre a omaggiare Aristofane, ha dichiarato con questo libro di aver voluto ricordare uno dei fatti italiani di violenza contro le donne più gravi e orrendi, il delitto del Circeo, dove due ragazze di estrazione modesta furono sequestrate, torturate, stuprate e una uccisa da tre rampolli di famiglie bene. Un fatto vergognoso, che ha segnato la generazione di chi, come l’autore, era adolescente al momento dei fatti, ma che è rimasto come eco anche anni dopo, simbolo, nella realtà e anche nel libro, di sopraffazione verso le donne ma anche di oppressione classista verso chi è più povero, supportata da ideologie estremiste che sono sempre uguali.
La donna che rappresenta di più la sopraffazione è Aglaia, fatta schiava a Melos, evento vergognoso della guerra tra Atene e Sparta che non appare nei libri di scuola, costretta a diventare schiava con il nome di Andromaca. Da lei viene la soluzione della vicenda e un messaggio di ribellione, ieri come oggi, contro ogni forma di oppressione, violenza e prevaricazione. Un libro duro, questo di Alessandro Barbero, durissimo, forse non indicato per parlare di Grecia ai giovanissimi, ma su cui leggere e meditare comunque se si ha qualche anno in più.

Alessandro Barbero, torinese, classe 1959, è docente universitario di Storia medievale presso l’Università del Piemonte orientale. Collabora con la Rai, dove è un volto noto e popolare di Rai storia e della trasmissione Il tempo e la storia. Ha scritto sia libri di saggistica che di narrativa: tra i suoi maggiori successi nell’uno e nell’altro campo ricordiamo Lepanto. La battaglia dei tre imperi (Laterza, 2010), Donne, madonne, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali (Laterza 2012), Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo (Mondadori, 1995, vincitore del premio Strega 1996) e Gli occhi di Venezia (Mondadori, 2011).

Source: prestito in biblioteca SBAM.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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