:: È così che si uccide, Mirko Zilahy (Longanesi, 2016)

e così

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In una Roma crepuscolare, sotto una pioggia incessante che ricorda per molti versi scenari postindustriali alla Blade runner, è ambientato il romanzo di esordio di Mirko Zilahy, editor, traduttore e professore di lingua e letteratura italiana al prestigioso Trinity College di Dublino. Insomma non ostante la relativa giovane età (classe 1974) una vita nel mondo dei libri e della lingua italiana nonostante il cognome Zilahi de Gyurgyokai faccia pensare a un misterioso nobile ungherese.
Le origini ungheresi sono indiscusse ma Mirko Zilahy è italiano a tutti gli effetti, anzi romano, e la sua conoscenza della città si riflette nel taglio dark che le ha dato, fatto di ruggine, pioggia (radioattiva), scheletri di acciaio (come il Gazometro presso via Ostiense). Non dunque la Roma da cartolina venduta ai turisti, ma uno scenario che riflette l’anima noir del protagonista il commissario Enrico Mancini, una specializzazione a Quantico come profiler.
E questo ci porta al filo conduttore di È così che si uccide, edito da Longanesi: il crimine seriale. Alcuni pensano che questo particolare tipo di devianza appartenga solo agli scenari americani (ci vogliono ampi spazi, differenti giurisdizioni per rimanere impuniti) ma i fatti di cronaca anche recenti ci ricordano che è presente anche da noi. E in questo romanzo ci troviamo di fronte a un autentico serial killer, anche se con caratteristiche sue proprie: ha un piano in mente, una vendetta. Ciò non toglie che deve essere fermato, e Mancini e la sua squadra farà di tutto per raggiungere lo scopo.
Un taglio classico insomma, niente di eccessivamente innovativo o non visto in molti romanzi americani a partire da Il silenzio degli innocenti di Thomas Harris che in un certo senso ne racchiude tutti gli archetipi. La particolarità di questo romanzo è il movente degli omicidi che riporta a chi davvero si appresta a diventare il maggior serial killer della storia contemporanea. Non una persona, ma una malattia che si sta diffondendo nel tessuto sociale quasi come una psicosi.
Essendo un thriller forse è meglio non addentrarsi troppo nella descrizione della trama, ma senz’altro in questa ultima caratteristica il romanzo si discosta da tutti gli altri thriller letti in questi ultimi mesi, infrangendo quasi un tabù e ponendosi come possibile capostipite di molti altri libri.
Insomma un thriller per palati forti retto da uno stile narrativo colto, e pieno di rimandi e riferimenti alle indagini scientifiche della polizia, come ogni procedural che si rispetti. L’analisi dei personaggi dal tormentato protagonista, allo stesso killer (a cui sono dedicati interi capitoli che si alternano alla narrazione), sono realistiche e approfondite e riflettono i veri sentimenti e le reazioni emotive di chi ha veramente dovuto affrontare drammi simili nella sua vita reale, caratteristica che forse può apparire disturbante per i più sensibili. Motivo per cui non ostante sia un romanzo accolto come un successo, che si appresta ad essere tradotto in molte lingue, non lo consiglierei a tutti, sebbene la funzione catartica dei libri è reale, e capace davvero di esorcizzare il male.

Mirko Zilahi è nato a Roma nel 1974. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito un PhD in Italian presso il Dipartimento di Italianistica del Trinity College di Dublino dove ha insegnato Lingua e Letteratura italiana. È cultore di Lingua e Letteratura inglese presso l’Università per Stranieri di Perugia. Ha pubblicato saggi su autori irlandesi, interventi su scrittori italiani contemporanei, è traduttore letterario dall’inglese (Peter Murphy, Bram Stoker, Roger Boylan, Michael Dahlie, Donna Tartt) ha collaborato con varie case editrici italiane e al momento è editor della narrativa straniera per minimum fax. Nel 2014 ha tradotto per Rizzoli il premio Pulitzer Il Cardellino di Donna Tartt.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Cinzia dell’Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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