:: Un’intervista con Merritt Tierce

vivCiao Merritt. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta nel mio blog. Raccontaci qualcosa di te e del tuo lavoro.

Ciao Giulia, e grazie mille per il vostro interesse per me e la mia scrittura. Allora un po’ di me: prima della pubblicazione del mio primo libro, Carne Viva, ho lavorato come attivista per i diritti dell’ aborto e prima ancora come cameriera. Ho servito ai tavoli per tredici anni. Mi sono sposata e ho avuto i miei figli quando ero molto giovane. Le mie esperienze hanno dato forma a quello che penso della vita e della scrittura e che infondo sono la stessa cosa: che cosa significa essere donna. Come è essere donna. Come ci si sente. Come a volte fa schifo e come non dovrebbe.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono cresciuta in una famiglia molto conservatrice e religiosa (sebbene anche amorevole) in una parte molto conservatrice e religiosa degli Stati Uniti (Texas). Mi manca gran parte della cultura pop che c’è stata nel corso degli anni Ottanta e nella prima metà degli anni Novanta, è stato come se fossi cresciuta in una stella lontana, che è essenzialmente quello che è successo. Ho lasciato la mia casa per l’università due anni prima di quanto è tipico, e mi sono laureata quando avevo diciannove anni. A quel tempo ero stata accettata a Yale per studiare religione e letteratura, ma poi ho scoperto che ero incinta. Così, invece sono diventata una moglie e madre, e in nessuna delle due cose ero molto brava. Dopo la nascita del mio secondo figlio sono diventata un’ apostata, poi un’ agnostica, poi una cameriera, poi molti anni dopo ho scritto un libro su tutto questo.

Quando hai capito che volevi fare la scrittrice?

Ho scritto un saggio per la scuola quando avevo dodici anni. Niente di che. Parlava di una gara di atletica in cui ho corso due gare-gli 800 metri e i 2 mila metri-, con la saggezza della preadolescenza (e sebbene stessi scrivendo il romanzo della mia vita era un po’ maldestro). Quel saggio può essere anche stato niente di che; può anche essere considerato un capriccio giovanile se vogliamo; e certamente sono contenta di non avere idea di quello che gli sia successo. Ma mai nella mia vita mi ero sentita così, mai niente era stato così esaltante quanto scrivere quelle frasi.

Il tuo romanzo d’esordio, Love Me Back, ora pubblicato in Italia con il titolo Carne viva, racconta la storia di una giovane donna, Maria, una cameriera a Dallas, da solo con una bambina piccola. Ci puoi parlare di lei e del suo rapporto con la figlia?

Marie dà alla luce sua figlia quando ha solo diciassette anni, e si sforza di essere una buona madre in mezzo ai tanti casini personali. Cioè, ha perso la possibilità di frequentare una prestigiosa università; ha sposato, più o meno contro la sua volontà, un uomo con cui si sente in conflitto e da cui poi di colpo ha divorziato; ciò le è stato rimproverato ed è fonte di vergogna per i capi della sua chiesa; e lei ha dovuto capire come guadagnarsi da vivere senza competenze professionali. Così il suo rapporto con la figlia è più su come entrare in contatto con la bambina – incoerentemente, in modo inesperto, e gravata da un profondo senso di fallimento- e questa palude di difficoltà spiega il modo in cui lei si sente nei confronti della figlia. E’ chiaro che la ama; tuttavia non ha idea di come amarla.

Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura? Ci sono aspetti autobiografici, o è tutta una finzione? Ti ispiri a eventi reali durante la creazione delle tue trame?

E ‘difficile dire esattamente quando/cosa/dove per quanto riguarda l’inizio della Carne Viva, perché non credo che la scrittura inizi proprio quando uno si siede a un tavolo con una penna in mano, o comunque scrive le prime parole. Per me la creazione di questo mio primo libro è più legata a incerti elementi di passione,- non in senso romantico- alcune buone idee si sono agitate dentro di me per un tempo sufficiente da far si che si creasse qualcosa di vero nel buio della mia anima, e il tutto poi ha trovato la sua via d’uscita. Ma c’è anche stato un momento cruciale nella creazione di Carne Viva, ed è stato la sera in cui mi sono seduta in un caffè e ho scritto il capitolo di Danny (in inglese è il capitolo intitolato “Suck It“). L’intero libro, e la maggior parte delle opportunità che poi ho avuto come giovane sconosciuta scrittrice derivano direttamente da quella storia. E sì gran parte del libro è autobiografico, non sono timida nell’ affermarlo. Per un primo libro penso sia comune, infondo il materiale che si ha più a portata di mano è la propria storia, e io non credo che ci sia qualcosa di intrinsecamente inferiore nell’usare la propria autobiografia come risorsa. Può essere fatto male, proprio come può essere fatto male un testo interamente inventato. E per quel che vale non ho mai nemmeno pensato che la fiction sia solo pura invenzione: la fiction è semplicemente una cosa fatta. Una creazione, una storia. Io ho un debole per la lingua, quindi per me il valore della narrativa sta nel modo di raccontare. Allo stesso modo della reale ispirazione di un testo di fiction. C’è così tanta magia e significati già pienamente formati in ciò che pensiamo sia reale, se siamo in grado di trovare le parole per descriverlo, che non credo che tutti gli scrittori di fiction nel cosmo ne esauriranno mai i modi di raccontarlo.

Leggi altri scrittori contemporanei?

Raramente, se scrivono fiction; sento che mi è mancato troppo nella mia prima formazione e ci sono tanti libri essenziali che devo ancora leggere prima di avere anche solo una conoscenza parziale di quello che la letteratura è e di come fare un bel libro. Comunque ho letto un brillante romanzo quest’anno: After Birth di Elisa Albert. Non ho mai letto niente di così onesto sull’ essere madre, e anche così perfettamente scritto. Di recente ho letto Euphoria, di Lily King, ed è perfetto. Anche Days of Abandonment di Elena Ferrante, che è l’unico suo libro che ho letto ed è brillante.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Killing and Dying, una brillante raccolta di racconti a fumetti di Adrian Tomine; Five Days at Memorial, sull’uragano Katrina, di Sheri Fink; un paio di biografie di Josephine Baker; l’ ultima collezione di poesie di Kay Ryan, Erratic Facts; il libro di memorie This Party’s Got to Stop di Rupert Thomson; la traduzione di Madame Bovary di Lydia Davis; Ethan Frome, di Edith Wharton; e Divine Horsemen di Maya Deren.

Ti piace l’Italia? Quando vieni a trovarci?

Io amo l’Italia! Tanto più ora che sono stata accolta così calorosamente dai librai di tutto il paese, in particolare Gianmario Pilo a Ivrea, Cristina di Canio a Milano, Davide Ferraris a Torino, dalla Libreria Marcopolo di Venezia e Todo Modo di Firenze. Ho fatto una meravigliosa visita a “Più libri più liberi” a Roma, e ho avuto il piacere di viaggiare con Martina Testa, la mia editor a BIG SUR e la magnifica persona che ha dato al mio libro una splendida traduzione.

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2 Risposte to “:: Un’intervista con Merritt Tierce”

  1. federicaghiasophia Says:

    L’ha ribloggato su Lo scatolone di Aghia Sophia – recensioni e bla bla bla – e ha commentato:
    Su Liberi di scrivere la nostra Giulietta Iannone intervista Merritt Tierce, autrice di “Carne Viva” (qui potete leggere la recensione: https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/…/carne-viva-me…/) libro edito in Italia da edizioni sur e primo mattoncino della splendida collana ‪#‎BIGSUR‬, dedicata alla narrativa americana.

  2. :: Carne viva, Merritt Tierce (edizioni SUR, 2015) a cura di Federica Guglietta | Liberi di scrivere Says:

    […] Nota: intervista all’autrice qui. […]

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