:: Un’ intervista con Fiammetta Biancatelli

unnamedBenvenuta Fiammetta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Sei nata a Roma, ti sei laureata in Lingua e Letteratura spagnola, per alcuni anni hai fatto la traduttrice, sei stata una dei cinque fondatori di nottetempo, per più di sei anni sei stata responsabile dell’ufficio stampa della Newton Compton Editori, da poco hai fondato l’agenzia letteraria Walkabout Literary Agency insieme a Ombretta Borgia e Paolo Valentini. Insomma hai “giocato” in quasi tutti i ruoli dell’editoria, che bilancio ne trai, cosa ti ha dato più soddisfazione?

R- Sono state esperienze diverse ma complementari tra loro, tutte molto formative sia da un punto di vista umano che professionale. Impossibile dire quale mi abbia dato maggior soddisfazione. Anzi proprio in virtù di aver operato nei diversi ruoli dell’editoria, ho potuto scommettere su una nuova avventura. La somma di quelle esperienze diverse mi ha portato a a fondare l’agenzia letteraria dove le competenze necessarie sono molto variegate. Tutte le esperienze del passato si sono rivelate preziose e importantissime. Dall’esperienza che un traduttore fa nella profondità di un testo letterario, alla conoscenza a 360 gradi di come opera una casa editrice, fino ad adattare le strategie di addetto stampa alle politiche di un editore molto aggressivo e capace nella promozione e nel marketing. Ciò nonostante, il progetto di Walkabout literary agency non sarebbe stato possibile senza le sinergie con Ombretta e Paolo, siamo un team complementare e affiatato che ci sta permettendo di dare all’agenzia un’identità specifica e solida.

Data la tua variegata esperienza (traduttrice, editore, addetto stampa, agente letterario) si può dire che i libri sono al centro della tua vita e così gli autori. Che legame deve crearsi tra tutte le varie componenti perché un libro sia un successo, o è solo merito del caso? Quando mi faccio questa domanda io penso sempre alle varie Sfumature.

R- Parlare oggi di successi editoriali è un terreno minato, stiamo assistendo a casi letterari che di letterario hanno davvero poco. Lavorando nel settore ne dobbiamo prendere atto senza smettere di lavorare con passione nei libri in cui crediamo. Come agenti siamo molto attenti a intercettare quelle originalità che hanno il potenziale del successo, ma sempre secondo un nostro criterio che non trascende mai dalla qualità. Non riusciamo a innamorarci di un testo che non abbia una forte autenticità nella trama o nello stile, e siamo sempre alla ricerca di voci narrative nuove, declinate naturalmente nei diversi generi destinati a lettori diversi.

In questo particolare periodo perché aprire una nuova agenzia letteraria, in cosa si differenzia la vostra da tutte le altre?

R- Quando due anni fa abbiamo fondato l’agenzia letteraria era un momento delicatissimo, l’editoria stava attraversando una crisi importante e con consapevolezza, abbiamo corso dei rischi. La nostra decisione però si fondava esattamente su un ragionamento che interpretava la crisi come una opportunità. Proprio perché l’editoria attraversava una fase di grande incertezza, con snellimenti di personale all’interno delle case editrici, tagli radicali, ridimensionamenti di ogni genere, abbiamo voluto conformare la nostra agenzia tenendo conto delle molte esigenze che sarebbero emerse tra gli autori, ma anche tra le case editrici. Infatti, non ci occupiamo soltanto di intermediazione dei diritti in Italia e all’estero, ma il nostro lavoro con gli autori comincia molto prima, spesso nelle prime fasi di ideazione, stesura ed editing del testo, lo affianchiamo e ci lavoriamo, spesso anche a contratto già chiuso, e lo seguiamo nei diversi passaggi fino alla pubblicazione, senza trascurare la fase promozionale, attraverso il lavoro di ufficio stampa e promozione.

Il compito dell’agente letterario come è cambiato negli anni? Come selezionate i vostri autori? Prediligete legami più personali, o unicamente professionali?

R- In Italia la figura dell’agente letterario ha faticato a radicarsi e fino a pochi anni fa ancora molti scrittori affermati non avevano un agente, per non parlare degli scrittori emergenti. A torto si è creduto che un agente servisse nel momento in cui uno scrittore si affermava o riscuoteva un certo successo di vendite. Un errore di valutazione che ha pregiudicato e danneggiato molti autori senza esperienza che, pur di essere pubblicati, hanno firmato i loro primi contratti molto sbilanciati a favore dell’editore o hanno esordito con editori che non hanno saputo sfruttare al meglio il loro potenziale. I nostri autori li selezioniamo a partire da un unico criterio: noi dobbiamo credere in loro, nelle loro potenzialità, che siano autori letterari, commerciali, di narrativa o saggistica o varia. Ci dobbiamo credere. Le nostre scelte sono sempre il frutto di un confronto tra noi tre soci e di attente valutazioni.

L’agente letterario, generalizzando vende diritti e tutela l’interesse degli autori. Nella tua esperienza ci sono autori da evitare, così come case editrici?

R- Il rapporto con gli autori è uno degli aspetti più belli del nostro lavoro, perché il sostegno e la tutela che un agente garantisce all’autore non può essere soltanto professionale. Noi rappresentiamo gli autori e le loro opere quindi interagiamo con la loro creatività e con il loro ingegno. E dato che l’obiettivo dell’autore coincide perfettamente con l’obiettivo dell’agenzia, è fondamentale che si crei un legame di fiducia reciproca e di stima. In ultima istanza il nostro è sempre un lavoro di squadra.
Come nella vita, capita sempre qualche brutta esperienza.

Immagina che un esordiente ti mandi in valutazione un testo molto letterario, con una spiccata voce personale, oggettivamente bello, ma di nicchia e poco commerciale. Cosa fai?

R- Ci è capitato naturalmente di ricevere testi molto letterari con poche possibilità di trovare un editore. Ma quando un testo ci seduce, ci scommettiamo comunque, senza mai nascondere all’autore le difficoltà che dovremo fronteggiare. A volte abbiamo fatto centro, a volte no. Non vogliamo abbandonare questa linea, è il nostro stile e non potremmo lavorare diversamente.

In che misura varia il mondo letterario italiano da quello estero? Trovi in realtà grandi differenze? C’è più professionalità all’estero, per meglio dire ognuno è più specializzato nel suo settore?

R- Una delle maggiori differenze che avvertiamo quando ci confrontiamo con gli editori stranieri riguarda proprio il coraggio di scommettere su nuove voci che si discostano dai generi di recente successo. In Italia ci è capitato che ci abbiano detto “questo genere non vende” e dall’estero ci annunciano un nuovo caso editoriale proprio di quel genere. Sicuramente il nostro mercato oggi così compresso è molto condizionato dal risultato economico e chi sceglie i libri deve poter garantire un successo di vendite. Così proliferano libri che imitano i successi. Ovviamente anche in Italia ci sono editori che cercano di tenersi distanti da queste logiche e continuano ad offrire ai lettori testi di qualità con una certa dose di innovazione, ma ovviamente l’obiettivo del profitto è quello che predomina sopratutto nella grande editoria.
Certo, se pensiamo agli editori che hanno fatto l’editoria italiana dagli anni ’50 in poi, e ai grandi scrittori italiani della seconda metà del ‘900 – che oggi faticherebbero a trovare un editore – ci accorgiamo dell’enorme differenza. Ma queste trasformazioni rispondono a una società che ha cambiato ideali, linguaggi e stili di vita a grandissima velocità, e non possiamo non tenerne conto.

Hai appena lanciato una nuova iniziativa editoriale dell’agenzia, ce ne vuoi parlare?

R- In occasione del secondo compleanno di Walkabout literary agency abbiamo aperto un canale di Amazon-Kindle: e-Walkabout nasce con 5 collane in formato digitale a prezzi accessibili. Per tutti i gusti. Dalla narrativa di genere a quella letteraria, dalla saggistica alle short stories. Un catalogo di autori e autrici su cui scommettiamo. Usciranno con cadenza mensile a € 2,99. I primi tre titoli sono già online.

La serietà, l’esperienza, la professionalità sono elementi sempre più difficili da trovare, c’è molto pressappochismo e incompetenza. Questo queste ultime danneggiano l’editoria, e c’è un modo per difendersi?

R- Come nella vita, anche nel settore dell’editoria credo che l’unico modo per difendersi dall’incompetenza è imparare a riconoscere dove c’è veramente onestà e professionalità. E riferendomi agli autori emergenti, consiglierei di non avere fretta di raggiungere l’obiettivo di pubblicare, ma cercare vie e professionisti in grado di contribuire costruttivamente al loro progetto, anche se a volte significa andare incontro a rifiuti e delusioni.

Cosa pensi del mondo dei blog letterari, è un universo che in parte conosci, per i tuoi anni in Newton Compton, che idea te ne sei fatta?

R- Come ufficio stampa ho sempre collaborato volentieri con i blog letterari, anche negli anni in cui non avevano la forza promozionale che hanno adesso. Ora per promuovere i libri è imprescindibile occupare anche questi spazi, spesso in mano a persone competenti e attente. La rete come sappiamo è diventata un luogo di primaria importanza per raggiungere i lettori, così come i social network.

Quando parlano di crisi dell’editoria, testimoniata da studi, sondaggi e statistiche, ci credi completamente? Quali sono i mali maggiori, le cose a cui si può porre ancora rimedio?

R- Come ho detto in una risposta precedente, la crisi, che è innegabile, ha contribuito a tagli e ridimensionamenti, sovraccaricando di conseguenza i professionisti che lavorano nel settore. Gli spazi per le scommesse letterarie si sono notevolmente ridotti, così come la capacità per un editore di promuovere e seguire un libro nei mesi successivi alla sua pubblicazione. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di colmare queste mancanze.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

R- Walkabout literary agency ha soltanto due anni e sta camminando di buon passo. Non ho altri progetti se non far crescere e avanzare l’agenzia. Parafrasando il significato del nome che abbiamo scelto per l’agenzia, direi che continueremo a cercare, per e con i nostri autori, “le vie del canto…”.

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