:: L’amante giapponese, Isabel Allende (Feltrinelli, 2015) a cura di Elena Romanello

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Isabel Allende è tornata in libreria con una storia ambientata di nuovo in California, sua patria d’adozione da ormai più di vent’anni, mettendo in scena una vicenda che mette tanta carne al fuoco come tematiche e personaggi, con al centro, come suo solito, i personaggi femminili, in questo caso due.
Da una parte c’è Alma Belasco, ex ragazzina ebrea fuggita dall’Europa minacciata dal nazismo, cresciuta e invecchiata negli States con un unico grande amore, dall’altra c’è Irina, giovane infermiera di origine moldava, con un passato da dimenticare e un presente tra lavoro e fantasie su romanzi fantasy. Due persone diverse, ma che si trovano unite nell’eccentrica casa di riposo in cui Alma ha deciso di passare gli ultimi anni della sua vita,tra ricordi del passato e nuovi spunti per il presente.
L’autrice parla, come suo solito, di tanti argomenti, alcuni scomodi, come la pedofilia nel civile Occidente, o le persecuzioni a cui furono sottoposti i giapponesi durante la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti, pagina praticamente assente e su cui non si parla mai in in film e romanzi, se si toglie il film degli anni Novanta Benvenuti in paradiso di Alan Parker e poco altro. Ichimei, l’amore di tutta la vita di Alma, che vivrà un matrimonio insolito con un omosessuale nascosto tra le altre peripezie della sua esistenza, viene infatti rinchiuso con la sua famiglia in un campo di raccolta durante la guerra, vergogna nascosta nella storia americana che toccò tutti coloro che erano originari, anche solo come famiglia ma non loro direttamente, facendo loro perdere tutto e facendo nascere astii e disagi poi non più sopiti, in una variazione sul tema del razzismo che non colpì invece tedeschi e italiani.
Una storia tra ieri e oggi appassionante e non melensa: amore, morte, discriminazioni, razzismo, violenze, possono sembrare tematiche scontate, ma non lo sono se uno vuole trattarle in maniera efficace e senza sbavature e cose già viste. Dopo aver raccontato anni fa l’epopea del suo Cile, Isabel Allende è a suo agio anche in storie presso altre culture, un Occidente europeo e americano di cui tocca alcuni aspetti salienti, positivi e negativi, nell’incontro tra due donne che restano nel cuore, nelle pagine di un romanzo che, a dispetto del titolo, è tutto tranne che una storiella rosa e melensa, ma è una vicenda di formazione, un romanzo storico, una storia di denuncia, il ricordo di ingiustizie da non dimenticare.
In attesa ovviamente della prossima fatica di Isabel Allende, che non sembra intenzionata per ora ad andare in pensione. E che chissà dove ci porterà.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Parente alla lontana di Salvador Allende, ha lasciato il Cile dopo il golpe di Pinochet e si è traferita negli Stati Uniti. Il suo romanzo d’esordio è stato La casa degli spiriti, del 1982, grandissimo successo, e da allora si è affermata come una delle scritttrici più importanti in lingua spagnola. Tra i suoi altri libri ci sono D’amore e ombra, Il Piano infinito storia del marito statunitense, lo struggente Paula, la trilogia per ragazzi La città delle Bestie, Il Regno del Drago d’oro e La Foresta dei pigmei, il thriller Il gioco di Ripper.Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: acquisto della collaboratrice sul mercatino “Il libro ritrovato”, la mostra-mercato dei libri antichi e fuori stampa a Torino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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