:: Un’ intervista con Federico Inverni

Il prigioniero della notte_Esec.inddBenvenuto su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Federico Inverni non è il tuo vero nome per cui il primo mistero del libro è già racchiuso nell’identità del suo autore. Ipotizzo che tu sia un uomo, ringrazi tua moglie, ma non sappiamo la tua nazionalità, la tua età, la tua professione. Cosa spinge un autore a pubblicare i suoi libri sotto pseudonimo? Per motivi di privacy, per sicurezza, per tenere separate le carriere?

R- Grazie per aver deciso di ospitarmi, è un piacere. Ho scelto di adottare uno pseudonimo, sì, ma in fondo è un mistero di poco conto: la vera sfida è dentro il romanzo! Ho fatto questa scelta per motivi di privacy e personali, come dici tu, ma anche perché penso davvero che Il prigioniero della notte debba trovare i propri lettori senza trascinarsi dietro il peso dell’autore. I protagonisti sono Lucas e Anna, la scena è loro.

Come concilierai la tua identità nascosta e la vita dello scrittore con presentazioni, tour letterari, eventualmente premi?

R- Semplice: non farò presentazioni né tour letterari, se non ‘virtuali’ come questa intervista.

Come ti sei avvicinato alla scrittura?

R- Leggendo tanto, tantissimo, e anche attraverso fasi di crescita personali e professionali di cui però non posso parlare… Ma ricordo ancora il colore (nero e verde scuro) e la consistenza tattile (liscio metallo, fredda plastica dei tasti) della macchina da scrivere di mia madre, presa in prestito quasi clandestinamente per battere a macchina il mio primo ‘romanzo’ (in realtà un racconto breve), che ho rilegato cucendolo a mano. Ora che ci penso, ricordo perfino l’odore del nastro bicolore, rosso e nero.

Il prigioniero della notte è il tuo primo libro? O hai già scritto altri libri magari con il tuo vero nome?

R- No, questo è il mio primo romanzo pubblicato.

A quali autori o romanzi ti sei ispirato?

R- Adoro la crime fiction, credo si intuisca… Ma in realtà sono un lettore onnivoro. Da piccolo sono stato operato di appendicite, presa al pelo perché si stava trasformando in peritonite. Di quell’esperienza ricordo soltanto due cose: il conto alla rovescia prima di soccombere al gas narcotizzante che si usava all’epoca, e la felicità di poter trascorrere dei giorni di convalescenza in ospedale perché così potevo saltare la scuola e leggere, finalmente, quello che mi pareva.

Nell’ interessante nota dell’autore, al termine del romanzo, parli di memoria e identità, della vita come narrazione. Sono i temi centrali del libro? I punti di partenza da cui hai tratto la trama del romanzo?

R- Sono i temi centrali della mia ossessione, sì. Avrai visto anche dalle risposte che ti ho appena dato che mi sforzo di recuperare i miei ricordi come se fossero ancore, argini cui aggrapparmi per impedire alla vita di trascinarmi via con sé… Sì, Lucas è la forma narrativa di una mia ossessione concreta e reale. Sono i punti di partenza, esattamente come dici tu. Il resto, mi auguro e spero, è intrattenimento!

Il prigioniero della notte è un romanzo molto particolare, forse non tanto per lo schema narrativo, (abbiamo un serial killer, numerosi giovani vittime, e un’ indagine poliziesca con investigatori e profiler), ma per le interconnessioni tra passato e presente dei personaggi principali, Anna e Lucas, e se vogliamo anche l’assassino. Gravi traumi, sensi di colpa, possono causare danni alla memoria anche in persone psicologicamente sane? La patologia di Lucas è più marcata, ma anche Anna per motivi che non anticipo, è vittima di una sorta di memoria dissociata, pur essendo una persona apparentemente normale.

R- Nella finzione letteraria si tende a ingigantire certi aspetti per amor di efficacia narrativa. La realtà… È molto peggio, secondo me. Non solo ‘gravi traumi’, anche ‘piccoli’ traumi possono segnare una personalità, possono creare dei marcatori psichici che riconfigurano la struttura mentale in modi inattesi, imprevedibili e soprattutto oltre qualsiasi possibilità di controllo da parte del soggetto. Il fatto è che poi tutto questo, nella vita quotidiana, viene riconciliato, appianato, ristrutturato dal lavoro della memoria, che modifica retroattivamente le percezioni narrandoci una storia, la nostra, nella quale non possiamo fare a meno di identificarci. Insomma, il bello di tutto questo è che è la nostra stessa mente, la nostra stessa identità a rendere evidente una cosa: noi umani delle storie abbiamo bisogno, ne abbiamo un disperato bisogno, perché senza non avremmo alcun senso.

Non hai scelto un’ambientazione italiana, (siamo a Haven), i personaggi hanno nomi stranieri. Perché questa scelta?

R- Haven è una cittadina fittizia, e i nomi dei personaggi sono venuti di conseguenza… Oltre a essere in buona parte una specie di easter eggs… La verità è che volevo svincolarmi il più possibile da un ancoramento geografico, localistico, perché i protagonisti di questa vicenda sono le menti dei personaggi. C’era un luogo vero, in una primissima stesura. E’ durato qualche pagina, perché mi annoiava, mi costringeva a usare parole inutili e dispersive, mi appesantiva come un pranzo mal digerito un pomeriggio d’afa d’estate, la storia affondava con molta meno grazia e molto meno romanticismo di Di Caprio al termine di Titanic.

E soprattutto perché hai scelto una narrazione in prima persona per Anna. Un personaggio femminile. Che ruolo pensi abbiano le donne nella narrativa di genere, più spiccatamente thriller o noir?

R- Anna è nata come contraltare a Lucas, che è nato prima di lei. Ma mentre Lucas, per sua stessa natura, non può essere raccontato in prima persona, Anna ha trovato subito una sua voce, sorprendendomi, cogliendomi alla sprovvista, arrabbiandosi molto – com’è sua essenza – quando non le rendevo giustizia, quando usavo parole non sue. Nella narrativa in generale, e nella narrativa di genere in particolare, le donne hanno un duplice ruolo. Innanzitutto come autrici: fondamentali, spesso più acute dei colleghi maschi, benché tuttora poco riconosciute dalla critica ufficiale che invece è ancora, e ingiustamente secondo me, incline a “premiare”, diciamo così, gli scrittori maschi. Lo dicono tante statistiche sulle recensioni di giornali e riviste letterarie, in Italia e all’estero. E poi c’è il ruolo finzionale dei personaggi femminili. Non più solo vittime, nella crime fiction, ma protagoniste coraggiose, determinate, complesse, stratificate, e questo da lettore mi piace tantissimo. Proprio tanto.

Progetti di traduzione per l’estero?

R- Dita incrociate, ci sono molte cose che si muovono in tal senso… Ma staremo a vedere!

Quale è il tuo legame con i libri? Che tipo di lettore sei? Cosa leggevi da ragazzo? E che libro stai leggendo in questo momento?

R- Leggo tantissimo da che ricordo. Di tutto. E voracemente, infatti non sono un particolare collezionista di libri. Ci sono pochissimi volumi cui sono affezionato in quanto oggetto fisico, se un libro si rovina non me ne curo, ma le storie… Restano dentro di me. Ci sono alcuni romanzi che periodicamente ricompro, magari adesso anche in ebook, e rileggo, per ripulirmi la mente. Da ragazzo? Ho sempre preferito Topolino a Paperino – ovvio, era un detective. Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Edgar Allan Poe. Bram Stoker, Wilkie Collins, Coleridge. Oscar Wilde. Bonvi e Max Bunker. Clive Barker, i minimalisti americani. Tutto Stephen King, ossessivamente e compulsivamente. In questo momento non ho tempo di leggere per piacere, purtroppo: mi sto documentando…

Grazie della tua disponibilità, chiuderei questa intervista domandandoti qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri.

R- Se te ne parlassi, poi sarei costretto a… 🙂 A parte le battute: mi sto documentando, come ti dicevo, per provare a dare una forma alla storia che Lucas e Anna hanno ancora da raccontare.

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2 Risposte to “:: Un’ intervista con Federico Inverni”

  1. Cuore Zingaro Says:

    Buongiorno e buona Pasqua, ho appena scoperto questo bel blog e questa intervista interessante e ben gestita.
    Ho amato Il prigioniero d’inverno e la verve dell’autore e l’ho rivissuto grazie a questo scambio di battute.
    Colgo l’occasione per fare un invito sperando sia cosa gradita.
    Sul mio blog si sta svolgendo un gioco con in palio dei cartacei. Lascio il link sotto. Buone feste. ilcuoreinunlibro.blogspot.com

  2. :: Un’ intervista con Federico Inverni | Liberi di scrivere Says:

    […] di aver accettato questa nuova intervista. Nella prima abbiamo parlato di molte cose (lascio il link a chi volesse leggerla) cercherò di non rifarti le stesse domande, concentrandomi soprattutto sul […]

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