:: Mia amata Yuriko, Antonietta Pastore (Einaudi, 2016) a cura di Elena Romanello

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Antonietta Pastore, traduttrice dal giapponese e cultrice del Paese del Sol Levante, dove ha vissuto e lavorato per molti anni, racconta tra realtà e fantasia un suo incontro all’inizio degli anni Ottanta, quello con la zia del suo marito giapponese di allora.
Mia amata Yuriko, più una novella che un romanzo ma capace comunque di colpire, è sospeso tra il presente degli anni Ottanta (con una postilla oggi, dopo che l’autrice ha cambiato vita e interrotto i rapporti con l’ex coniuge e la sua famiglia, ormai tutta scomparsa, soprattutto per quello che riguarda le vecchie generazioni) e il passato tra anni Trenta e Quaranta, per una storia sullo sfondo di uno dei fatti più tragici della Storia del Novecento, il lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki e le sue conseguenze sulla popolazione civile.
Yuriko, figlia di una famiglia contadina dell’isola di Etajima, dove c’è l’Accademia navale in cui studia una generazione che verrà quasi tutta distrutta dalla guerra, attratta dalla modernità più che dalla tradizione, si innamora di Yoshi, discendente di una stirpe di samurai, costretto dai suoi genitori a intraprendere la carriera militare anche se preferirebbe dedicarsi a poesia e letteratura. La guerra e la mobilitazione generale delle truppe fanno sì che comunque le due famiglie acconsentano alle nozze dei due, poi Yoshi parte per il Pacifico, dove per mesi non dà più sue notizie.
Il 6 agosto del 1945 Yuriko prende il traghetto da Etajima alla vicina Hiroshima per andare alle Poste centrali in cerca di notizie, ma l’esplosione atomica, che solo tempo dopo verrà capita in tutta la sua gravità, distruggerà per sempre la sua vita senza ucciderla ma minandone la salute.
Mia amata Yuriko non è il primo libro che tratta della tragedia delle due bombe atomiche sul Giappone, ma si distingue perché parte comunque da una storia reale e racconta soprattutto gli effetti che Hiroshima e Nagasaki ebbero sulla vita della popolazione civile, i vinti sempre e comunque di ogni guerra, a qualunque nazione appartengano. Le giovani donne come Yuriko, che pure sopravvissero all’esplosione portandone conseguenze più o meno gravi sulla salute, furono vittime di una discriminazione in un Paese allora molto tradizionalista che vedeva matrimonio e maternità come uniche strade possibili per le ragazze, isolate e costrette alla solitudine, spesso con divorzi, come una sorta di untrici che avrebbero rovinato le stirpi future. Un dramma di cui ancora oggi in Giappone si parla poco e che Antonietta Pastore ha sentito raccontare da una diretta testimone, alla quale regala un possibile ultimo lieto fine, un’ultima compensazione.
Una storia tra invenzione e realtà che fa riflettere, per chi ama il Paese del Sol Levante e non solo.

Antonietta Pastore ha studiato Pedagogia a Ginevra, come allieva di Jean Piaget, e alla Sorbona di Parigi. Ha vissuto sedici anni in Giappone dove è stata visiting professor all’Università di Lingue Straniere di Osaka. Ha tradotto numerosi autori giapponesi tra i quali ricordiamo Abe, Ikezawa, Inoue, Murakami.
Con Einaudi ha pubblicato Nel Giappone delle donne (2004), Leggero il passo sui tatami (2010) e Mia amata Yuriko (2016).

Source: prestito dalla Biblioteca Arduino di Moncalieri.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: leggi un estratto qui.

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