:: Un’intervista con Andrew Nicoll

unnamedIn memory of Willie

Perbacco! Uno scrittore scozzese sul mio blog! E ‘una battuta, naturalmente, ma sei una persona molto divertente quindi questa intervista sarà un po’ diversa dalle altre. Il mio inglese è orribile, quindi buona fortuna a tutti e due. Prima di tutto, grazie per aver accettato questa mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Non dimentichiamo le buone maniere. Raccontaci qualcosa di te. Da dove vieni? Dove hai studiato?

R. Vengo da Broughty Ferry, il luogo in cui è ambientata la storia di Miss Milne. Una volta era un piccolo villaggio di pescatori sulla costa orientale della Scozia, ma, circa un centinaio di anni fa, è stato inghiottito dalla città di Dundee. Abbiamo vissuto qui dai tempi di mio nonno. Ma noi siamo nuovi arrivati. Nel 18 ° secolo la mia famiglia ha vissuto circa 20 chilometri a nord di qui e la famiglia di mia madre circa 20 chilometri a sud. Non ho vera educazione. Sono andato a scuola qui, poi sono andato a lavorare.

Quali lavori hai fatto in passato prima di diventare uno scrittore a tempo pieno? Cosa ci puoi dire di questa esperienza?

R.  Uno scrittore a tempo pieno? Bene, suppongo di essere uno scrittore a tempo pieno da quando sono un giornalista, ovvero da 36 anni, ma non sono un romanziere a tempo pieno. Per me si tratta più che altro di un hobby. Scrivo libri sul treno mentre vado a lavorare. Prima di diventare un giornalista, ho lavorato per un breve periodo come operaio forestale dopo aver lasciato la scuola. Ho subito capito che non ero tagliato per la vita di un working man.

Quando hai capito che volevi fare lo scrittore?

R.  Come la maggior parte delle cose capitatemi nella mia vita, è stata accidentale. Arrivato ai 40, ho vissuto un periodo molto duro. Insomma, mi chiedevo “è ora?” Volevo trovare qualcos’altro da fare, per crescere in qualche modo. Ho visto un amico che raggiunti i 40 ha avuto una macchina veloce e un giovane fidanzata, ma il tutto si è rivelato un hobby molto costoso. Così ho cominciato a scrivere racconti brevi con un certo successo. Poi ho avuto un’idea per un racconto e ho iniziato a scriverlo sul treno per anadare a lavorare. Si è trasformato in non Sara Mai Inverno.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. Come sei arrivato alla pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

R.  Nessuno voleva pubblicarmi. Proprio niente. Mi sono dato una scadenza. Ho detto, se nessuno accetterà il libro dopo due anni, mi sarei fermato. Ricevetti una proposta dopo dieci giorni.

Parliamo di The Secret Life and Curious Death of Miss Jean Milne. Prima di tutto il libro è ispirato ad una storia vera, – o, per meglio dire-, ad una vera e propria inchiesta. Giusto? Puoi parlarcene?

R.  E ‘una storia che è cresciuta con me tutta la vita. I fatti sono successi un centinaio di anni fa, tuttavia questo tempo non è niente. Dico spesso che la mia mano ha tenuto una mano che teneva un fucile nella Grande Guerra. Un centinaio di anni fa, è solo una stretta di mano di distanza. Quando sono nato, ci devono essere stati uomini qui a Broughty Ferry che ricordavano la storia dalla loro infanzia. E la leggenda viveva. Non so quante volte ho superato quella casa con un brivido. Ma tutto ciò che sapevamo era che la signorina Milne è stata uccisa lì e l’assassino non è mai stato trovato.

Questa è una domanda difficile. Puoi riassumere il tuo libro in non più di 25 parole?

R.  E’ la storia della omicidio irrisolto di una  ricca e solitaria donna in una tranquilla cittadina scozzese, basata sui file della polizia resi pubblici dopo 100 anni.

Finalmente dai al  caso un colpevole, che nella realtà non fu mai trovato. Come hai scoperto la tua verità?

R.  Quando mi sono imbattuto nei file della polizia ero quasi senza fiato per l’eccitazione. Dentro c’era tutto quello che avevo sempre voluto sapere su questa leggenda che aveva tormentato i miei anni d’infanzia. Ho letto tutto, e ora dopo ora e non potevo credere a quello che stavo vedendo. Tante cose che erano state semplicemente ignorate e disattese. Il suo corpo è stato trovato coperto di fiammiferi usati – ma nessuno ha fatto alcun tentativo di spiegare il perché. Un vaso sulla scala accanto al suo corpo era pieno di urina – ma nessuno ha fatto alcun tentativo di spiegarne il motivo. Ci sono state tante circostanze strane che sono state semplicemente ignorate e una in particolare non è mai stata nemmeno esaminata e studiata . Mi ha dato l’occasione di sbrigliare la mia fantasia e trovare una risposta che si concatenava perfettamente coi fatti.

Parlaci delle fonti che hai scoperto durante la scrittura di The Secret Life and Curious Death of Miss Jean Milne. Che tipo di ricerche hai svolto?

R.  Quasi tutto viene dai file della polizia, ma ho anche consultato filedi giornali del periodo in biblioteca. I giornali, ovviamente, già noti, mentre i file della polizia sono stati segreti per un secolo.

Qual è stato il ruolo di Internet?

R. Quasi nessuno.

Chi era il personaggio più difficile da scrivere e perché? Quello più semplice e perché?

R.  Ho scritto quattro romanzi pubblicati a livello internazionale e questo è stato di gran lunga la cosa più facile. Conosco queste persone e le strade in cui vivono, le case in cui abitano. L’intera storia era lì. Ho semplicemente appeso i vestiti su.

Progetti di film da tuoi libri?

R.  No.

Hai ricevuto recensioni negative?

R.  Oh, alcune fortemente  critiche. In particolare in Italia. La gente compra il libro pensando che sta acquistando un giallo. Odio i romanzi gialli. In realtà sono la solita  detective story,  scritta e ripetuta all’infinito, più e più e più volte. E’ la cosa più noiosa del mondo. Se volevo scrivere davvero un romanzo poliziesco, avrei  scelto di parlare di un omicidio irrisolto ? Questa è la peggiore idea del mondo. Non è un “giallo”. E’ una storia di persone. Se vi piace la gente, comprate questo libro. Se volete leggere la stessa vecchia storia di detective, provate con un altro libro.

Come immagini il tuo futuro?

R.  Non lo so. Che è probabilmente una fortuna. Ho lavorato 18 anni presso il mio primo giornale, ho lavorato 18 anni presso il mio attuale giornale e, tra 18 anni, avrò la stessa età di mio padre quando ci ha lasciato ed è morto nel bel mezzo di una e-mail. Cerchiamo di non immaginare troppo il futuro.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

R.  E’ la cosa migliore del mondo, davvero. Persone che si incontrano che si interessano  abbastanza del tuo lavoro che escono la sera e parlarlano con voi, è veramente una sensazione meravigliosa. Suppongo che la cosa più divertente sia accaduta in Romania, quando stavo facendo breakfast TV. L’intervista era in inglese con traduzione dal vivo e l’intervistatore mi aveva chiaramente cercato su Google. E’ diventato chiaro che mi aveva confuso con Andrew Niccol – con una L – che viene anche lui da Broughty Ferry. Ma solo uno di noi era mai stato capitano della squadra di rugby della Scozia e non ero io.

Dimmi un aggettivo per ognuno di questi autori:

William McIlvanney:
Una parola non è sufficiente per Willie. Era un uomo molto piacevole. Educato, generoso, gentile, soave. Un eroe.
James Ellroy:
Strano. (Buono, ma strano)
James Crumley:
Pastorale
Raymond Chandler:
Abile
Agatha Christie:
Sottovalutata
Iain Banks:
Ricco (anche morto).

Chi sono i tuoi scrittori preferiti?

R.  Lampedusa. Era il mio santo patrono, quando non riuscivo ad essere pubblicato. Joseph Conrad. RL Stevenson. Joseph Mitchell, che ha scritto Bottom of the Harbour e Joe Gould’s Secret. Sono innamorato della Illiad. La lista è enorme.

Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

R.  I miei colleghi giornalisti, suppongo. Anni di vicinanza ogni giorno. Capire l’abilità di dire tre cose in un paragrafo o una cosa in tre pagine.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

R.  Mi piacerebbe. Ho visitato l’Italia una sola volta, per breve tempo la scorsa estate. Sarei lì in un minuto.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

R.  Shhh. Non comprare mai la carrozzina fino a dopo che il bambino è nato. Willie McIlvanney me l’ ha detto.

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