:: Nel nome di mio padre, di Viveca Sten (Marsilio, 2016) a cura di Micol Borzatta e Elena Romanello

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Micol Borzatta

Novembre 2006. Sandhamm. Una ragazzina, Lina Rosén, sparisce mentre tornava a casa in bicicletta dopo aver passato la serata a casa dell’amica del cuore. L’ispettore Thomas Andreasson viene chiamato immediatamente a investigare, ma purtroppo non c’è traccia di Lina. Le indagini rimangono bloccate e il corpo della ragazzina non viene mai ritrovato.
Febbraio 2007. Nora è costretta ad andare a una festa, non ha nessuna voglia, ha la testa piena di pensieri. Mentre sta cercando di sbrogliare la matassa che ha in testa un’altra partecipante alla festa le sta parlando. Le parole continuano a uscire velocemente, ma a un certo punto qualcosa attira l’attenzione di Nora. La signora sta infatti parlando di una sua amica infermiera che ha una relazione con un dottore sposato di nome Henrik. Peccato che Henrik è il marito di Nora.
Ritorna a casa il più velocemente possibile e sbatte fuori di casa il marito. Decide poi di approfittare delle vacanze dei figli per andare con loro a Sandhamm, l’isoletta in cui hanno la casa e dove Nora ci è cresciuta da piccola.
Arrivata sull’isola spera di passare qualche giorno tranquilla ma purtroppo non sarà così. I bambini infatti mentre giocano trovano un corpo sepolto dalla neve. Sembrerebbe una ragazzina.
Viene chiamato immediatamente Thomas Andreasson che inizia subito le indagini sempre più convinto che sia il corpo di Lina.
Nora, che conosce Thomas fina dall’infanzia, decide così di unirsi alle indagini e di far chiarezza su quel ritrovamento.
Un romanzo dal classico stile nordico, non solo per le ambientazioni, ma anche dal ritmo di narrazione.
Si nota fin da subito che Sten Viveca è stata molto ispirata da Camilla Lackberg, non solo dalla presenza di una coppia di investigatori che si conoscono fin da bambini, ma anche dallo stile delle descrizioni.
I luoghi e i personaggi infatti non sono per niente originali, molto stereotipati, anche se comunque ben definiti, tanto che il lettore riesce subito a immedesimarsi e a legare con loro, che tutto sono tranne che semplici comparse.
Un’altra bravura da riconoscere a Viveca è la capacità di mischiare la storia di base con le vicende personali dei personaggi, creando così linee secondarie che portano il lettore ad avere dubbi e a essere depistato dalla soluzione del mistero che non capirà per certo se non alla fine del libro.
Un romanzo adatto a qualsiasi lettore che voglia avvicinarsi alla narrativa gialla scandinava.

Source: bozza non corretta inviata dall’editore, ringraziamo Anna Chiara dell’Ufficio Stampa Marsilio.

Elena Romanello

Dalla Svezia arriva per Marsilio una nuova voce del thriller, già definita la nuova Lackberg, che non vuol dire comunque essere un suo clone.
L’isola di Sandön, chiamata Sandhamn da chi ci vive, esiste veramente, ed è sul Mar Baltico al largo di Stoccolma. Nei mesi estivi è una rinomata località turistica, tra spiagge bianche e un cuore di boschi, d’inverno ha gli stessi problemi della terraferma a quelle latitudini. In un novembre gelido, quando sull’isola sono rimasti solo i residenti, una sera scompare Lina, vent’anni, dopo una serata passata con la sua migliore amica. La madre dà subito l’allarme, anche perché non si capisce cosa possa esserle successo in un posto così tranquillo, e a Sandhamm arriva l’ispettore Thomas Andreasson, originario dell’isola, che si trova a dover fare i conti con un clima non certo amichevole per girare e fare ricerche. A lui si unisce Nora, sua amica d’infanzia, avvocato in fuga da un matrimonio infelice, che si è rifugiata a Sandhamm e che si rivelerà una valida alleata, soprattutto quando alcuni mesi dopo un gruppo di bambini dell’isola farà una macabra scoperta nei boschi.
Il tema dei delitti che si nascondono dietro ad un luogo idilliaco non è nuovo e Camilla Lackberg è stata maestra a raccontare questo, tenendo conto che le democrazie scandinave hanno rivelato nei loro thriller tanti lati oscuri nascosti nelle pieghe della società, tra estremismi politici, violenza contro le donne, razzismo, discriminazioni e conti mai fatti con il passato, soprattutto con il periodo nazista dove nel Nord Europa ci furono non pochi fiancheggiatori. In questa storia, tra un inverno gelido che ridimensiona un piccolo paradiso e un’estate in cui il paradiso è contaminato dall’inferno, è il passato che torna il grande responsabile, un ricordo di quando Paesi all’avanguardia oggi comunque nei costumi e nelle libertà erano decisamente bigotti e legati a schemi arcaici, cose che possono anche a distanza di anni scatenare rabbie e rancori.
Nel nome di mio padre è l’ennesimo titolo di un filone che non stanca, che riesce comunque a raccontare storie interessanti, forse anche perché sa entrare nell’animo umano, uguale anche in un’isola che oscilla tra inverno e estate, tra inferno e paradiso. I due protagonisti, che si ritroveranno in altre storie, sono un’altra di quelle coppie riuscite, anche loro alla fine legati al passato e a un luogo da cui non riescono a staccarsi.

Provenienza del libro: dono dell’ufficio stampa, si ringrazia Chiara Tiveron

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Viveca Sten è nata a Bergstedt nel 1959 ed è una scrittrice e avvocato svedese. Dai suoi libri è stata tratta anche la serie televisiva Omicidi a Sandhamn, con protagonisti il detective Thomas Andreasson e la sua migliore amica Nora Linde sull’isola di Sandhamn. Viveca vive a Stoccolma con il marito e i tre figli ma trascorre lunghi periodi sull’isola di Sandhamn dove la sua famiglia possiede una casa da generazioni.

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Una Risposta to “:: Nel nome di mio padre, di Viveca Sten (Marsilio, 2016) a cura di Micol Borzatta e Elena Romanello”

  1. mrmaow Says:

    L’ha ribloggato su Quattro chiacchiere in compagniae ha commentato:
    Recensione pubblicata sul blog Liberi di Scrivere con cui collaboro

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