:: Mi sono perso in un luogo comune. Dizionario della nostra stupidità, Giuseppe Culicchia (Einaudi, 2016)

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Esiste il preconcetto che noi torinesi non abbiamo il senso dell’umorismo. Sì, esiste non è il caso che tu, proprio tu con la t-shirt blu con Batman e gli occhiali di tartaruga, nicchi. Siamo falsi e cortesi, ma senso dell’umorismo nisba. E invece ce l’abbiamo, particolare certo, un po’ british se vogliamo, pronto a ridere più di se stessi che degli altri, pronto a fare più una parodia della realtà che a essere cattivo davvero come l’umorismo dei fiorentini, per esempio.
E un esempio di questo umorismo ce lo dà Giuseppe Culicchia, torinesissmo, classe 1965, con il suo Mi sono perso in un luogo comune. Sottotitolo: Dizionario della nostra stupidità. Me l’ ha passato mio fratello, come merce di contrabbando, manco fosse della mariagiovanna, ma di quella buona. Un po’ per dirmi: smettila di prenderti così sul serio, ridici su, infondo un po’ di stupidità ci contagia tutti, e il linguaggio è il veicolo privilegiato per diffonderla e espanderla.
Nessuno è immune, tutti abbiamo usato frasi fatte, autentiche come il cellophane che avvolge i carciofi (ormai vecchiotti) al supermercato, magari distratti da un jingle in tv. Viviamo nell’era del conformismo e dell’omologazione, c’è poco da fare, tra tv, internet, social network, si gioca sempre a fare gli spiritosi, (magari senza riuscirci) riciclando battute dette da altri, o rubandole ai comici in tv (che a loro volta le rubano dal cinguettio di Twitter).
Dove è finito il sano sarcasmo, nobile e ruspante, di un Calvino o di un Buzzati? Vivessero oggi forse scriverebbero anche loro aforismi su Facebook, o assocerebbero alla parola aborrire il Mughini. Va beh, forse no. Comunque il sistema stesso in cui vegetiamo ormai è caratterizzato da un appiattimento, anche del linguaggio, che non costa fatica, che è rassicurante, che non è infestato da parole difficili o metafore complesse. Ci sarebbe da scrivere un trattato di sociologia sul testo di Culicchia, e magari lo faranno davvero.
Stereotipi, cliché, modi di dire, motti di spirito, riuniti dalla a alla zeta, un po’ inquietano, un po’ esaltano il senso del grottesco di questa nostra società gravata dalla crisi, e molto dal senso del ridicolo. Va avanti tu che mi viene da ridere. La situazione è disperata ma non seria.
Ho scelto alcune voci, le più spiccatamente associabili al mio precario ambito, la cultura. So che mi ringrazierete. Già vi vedo con il sorriso sulle labbra.

K Fattore. Evocarlo di tanto in tanto sulle pagine di cultura senza interrogarsi su quanti siano coloro che sanno di che cosa si tratta.

Jovanotti Maître à penser e intellettuale di riferimento del Partito Democratico. Vedi PARTITO DEMOCRATICO.      

Hemingway Noto inventore di cocktail.

Gaffe Ricordare quelle di Mike Buongiorno associando la signora Longari a una presunta caduta sull’ uccello. Anni fa, un tipo che doveva presentarmi in pubblico esordì così: “Ed eccoci finalmente con l’autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. E’ anche per questo che non faccio più presentazioni, ma solo reading comici. Certo non così comici, Però sto migliorando.

Non sono in ordine alfabetico, e forse neanche le voci più divertenti, ma che devo fare, trascriverle tutte? Poi quelli di Einaudi me li trovo sotto casa, e sanno il mio indirizzo.

Source: prestito dalla Biblioteca Civica di Givoletto.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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