:: Lo strano viaggio di un oggetto smarrito, Salvatore Basile (Garzanti, 2016) a cura di Valeria Gatti

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In Italia si legge poco. La statistica pubblicata a gennaio da ISTAT rileva che  “I “lettori forti”, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma “lettore debole”, avendo letto non più di tre libri in un anno“.
I motivi di questa emorragia culturale non sono certo di facile analisi e impongono molte domande, soprattutto a noi, popolo dei “forti lettori”. Potrebbe trattarsi di un problema di base che identifica la lettura come un noioso obbligo scolastico? O, invece, potrebbe essere un motivo economico dietro al quale si nasconde il solito luogo comune che i libri costano e in tempi di crisi bisogna “tagliare” le spese? Illogico mi viene spontaneo dire. Esistono le biblioteche, mondi fantastici di scambi culturali, completamente gratuiti. Oppure la causa potrebbe essere questa società malata che ci obbliga ad agire, correre, ammazzare qualsiasi possibilità di riflessione? E se invece si trattasse di paura? Di quel malessere che ci impedisce di guardarci dentro e di accettare ciò che la vita ci ha dato e ciò che ci ha tolto? “La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto” citava Einstein. Un grande insegnamento, sempre attuale, mai così vivo.
Il tentativo di riportare il giusto livello di attenzione sul mondo della carta stampata, e su tutto ciò che esso rappresenta, è una sfida continua e ardua per gli autori e gli editori di tutto il mondo e non siamo sicuramente nella sede opportuna per valutare le possibili soluzioni. Sfida ardua, appunto, non impossibile.
Perché ci sono parole che sanno risvegliare qualsiasi sonno e ci sono pensieri che sanno toccare quei sentimenti reconditi che tutti noi custodiamo. Perché se è vero che siamo programmati al successo, è anche vero che abbiamo bisogno di sognare.
Provo a spigarvi meglio questo mio ultimo pensiero.
Se invece pianti l’unghia su un tronco antico non resta alcun segno apparente. E hai l’impressione di non averlo neanche scalfito, quel tronco, perché continui a vederlo forte e robusto. Intatto. Ma non è così … quell’unghia lascia comunque una ferita. È una ferita che all’esterno non si vede … ma fa invecchiare prima del tempo le radici …
Oppure:
Ricordarsi che la vita è bella. Una promessa infantile, all’apparenza. Ma forse la più terribile e impegnativa delle promesse. Perché poi è la vita a ricordarti, giorno dopo giorno, quanto riesce a essere dura, difficile, imprevedibile. A volte spietata. Ma Elena voleva amarla ugualmente …
E, ancora:
La vita non finisce mai di regalarci qualcosa …. A volte ci ha portato tanti dolori di cui avremmo volentieri fatto a meno. Altre volte ci ha fatto assaporare gioie immense e momenti di felicità …
Oltre a :
Metro dopo metro, procedeva all’interno di una sconfitta che sentiva di meritare fino in fondo, come se fosse nato per subirla, come se il suo unico compito, nel corso della vita, fosse stato prepararsi al peggio e affrontarlo giorno dopo giorno, senza un’alternativa …
Potrei continuare ma mi impongo di non farlo.
Perché se lo facessi, storpierei la magia che si nasconde tra le pagine di quest’autentica favola moderna che è “ Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” il primo romanzo di Salvatore Basile, edito da Garzanti.
Un storia commovente e sincera quella di Michele, un ragazzo smarrito che dopo anni di obbligata solitudine si trova a compiere un viaggio tanto inaspettato quanto doloroso alla ricerca della mamma “perduta”, la stessa donna che lo ha abbandonato in tenera età. Un viaggio simbolico alla scoperta del suo io più vero, quello più complesso, quello più dolce, quello più pericoloso. Un viaggio a bordo di quel treno che, per lui che ha ereditato il lavoro di capostazione dal padre, è una seconda casa, sicura e affidabile. Un viaggio verso Elena, una giovane donna che come lui, deve fare i conti con la sofferenza e la realtà ma che porta con sé un bagaglio colmo di riscatto verso la vita.
Un scrittura raffinata quella di Basile, scrittore all’esordio ma non uno sconosciuto nell’ambito culturale (sue molte sceneggiature di Film e serie TV di successo). Le parole ricercate ma semplici, i dialoghi precisi e lineari, la narrazione leggera e sincera, un ritmo delicato e riflessivo fanno de “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” un piccolo grande capolavoro, uno di quei romanzi che vuoi tenere sul comodino, per poterne leggere qualche stralcio qua e là quando più ne hai voglia, quando ne hai più bisogno.
Termino con nota strettamente personale. Ho letto una recente intervista rilasciata dallo scrittore durante la quale ha dichiarato che il libro è nato dopo nove mesi di lavoro. Un parto, insomma. Ho trovato questa dichiarazione simpatica e molto significativa. Perché per uno scrittore, un libro è come un figlio, unico e irripetibile. Ma non per questo ci si deve fermare. Quando i “figli” vengono bene, è opportuno continuare a “procreare”. È un dovere, un regalo per tutta l’umanità.

Salvatore Basile è nato a Napoli e vive a Roma, dove fa lo sceneggiatore e regista. Ha scritto e ideato molte fiction di successo. Dal 2005 insegna scrittura per la fiction e il cinema presso l’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Martina dell’Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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