:: Un’ intervista con Anna Luisa Pignatelli, autrice di Ruggine, a cura di Viviana Filippini

ruggine

V:Benvenuta ad Anna Luisa Pignatelli autrice di Ruggine, edito da Fazi, ci racconta un po’ di lei e di come è nata la passione per la scrittura?  

A:Sono nata in Toscana, ho studiato a Siena e poi a Firenze Scienze Politiche, ho lavorato a Roma e vissuto molti anni fuori Italia. Ho un legame forte con la terra e la natura, forse perché mi sono occupata per molto tempo, se pure a distanza, di alcuni campi e di un bosco in Toscana.
La passione per la scrittura è nata da quella per la letteratura e la storia e dalla curiosità che sento per le persone e i loro segreti.

V:Cosa o chi le ha ispirato la storia di Gina/Ruggine?

A:In un borgo toscano mi era giunta la storia di una vecchia che aveva avuto una relazione insana con il figlio. Ma ciò che mi ha spinto a scrivere Ruggine è stata la voglia di parlare di una donna anziana, senza soldi, malandata, una che impersonifica l’essenza della marginalità e della solitudine.

V:Ferro è un gatto nero che fa da compagnia a Gina, chiamata da tutti Strega, questo mi ha ricordato il valore simbolico che nel passato veniva assegnato ai gatti (nei dipinti per esempio è segno del demonio). Nel suo romanzo che valore ha Ferro?

A:Ferro ha un valore positivo e , come ha rilevato Ida Bozzi nella sua recensione su La Lettura del Corriere della Sera, è un’estensione di Gina, le dà un nesso con la realtà: esce di casa e raggiunge svelto luoghi dove lei non può più andare, ha esperienze che lei non ha mai avuto, (amorazzi, avventure notturne e risse coi compagni ) la incuriosisce, la stupisce, e le dà la forza di vivere.

V:Gina è sola, è una donna anziana vedova, con una vita problematica, con un figlio che non la tratta molto bene. Perché i suoi compaesani al posto di aiutarla, provano verso di lei astio e odio?

A:Perché non chiede aiuto, perché non è di quel borgo, ma nata altrove. Perché ha pudore e si sente diversa per il suo carattere schivo e la sua storia con il figlio. E anche perché ogni comunità ha le sue streghe, i suoi orchi e i suoi eroi e a lei è toccato il ruolo di strega.

V:La protagonista è in un certo senso la rappresentazione del “diverso” che tutti temono e guardano con sospetto, perché nel suo romanzo e nella vita di oggi le persone hanno paura di “diverso”?

A:Il diverso ha sempre fatto paura: ognuno tiene nascosta la propria diversità, cerca di occultarla per farsi considerare dagli altri uno come tutti, con qualità e difetti che corrispondono agli stereotipi comunemente accettati di ‘persona normale’ o anche diversa, ma non troppo. La gente non è attratta da chi sente davvero diverso, chi non si cura dell’opinione altrui, chi sa fare a meno degli altri perché dagli altri non si sente compreso. E poi la vecchiaia, la povertà si preferisce ignorarle, non se ne vuol sapere. In una società che ha sempre fretta il vecchio è un fardello.

V:Perché Ruggine non riesce a fidarsi dell’unica persona (l’adolescente) del paese che vorrebbe aiutarla e le dimostra comprensione?

A:Ruggine intuisce che, per quanto la ragazza abbia curiosità per lei, è inviata dal padre per indagare nella sua vita . Inoltre Tamara è condizionata dall’ambiente in cui vive, per quanto desideri andarsene altrove neppure lei riuscirà a liberarsi della mentalità asfittica del borgo in cui è nata, dove la gente si spia e si nutre di invidie e di pettegolezzi.

V:Quanto Ruggine di sente responsabile/colpevole per il comportamento del figlio Loriano e del rapporto insano che si è sviluppato tra loro?

A:Non si sente responsabile per il comportamento del figlio, si sente colpevole solo verso se stessa, perché non ha saputo ribellarsi alla violenza di lui, l’ha subita perché ha avuto paura e non ha sentito la solidarietà di nessuno.

V:Il finale mostra una Ruggine che in un certo senso ha avuto un po’ di giustizia, ma la donna non è molto contenta di questo. Il suo stato d’animo come deve essere interpretato, come una sconfitta o come una sorta di scherzo del destino?

Come una sorta di scherzo del destino: finisce nella casa di cura dove era internato Loriano, il figlio perverso che lei sfuggiva e che, dimesso, viene riammesso nella comunità del borgo e visto con benevolenza, come una vittima di sua madre che invece viene considerata malvagia e pazza. Gina però non è una vittima, anche se ha dovuto subire molti torti: è coraggiosa, combattiva, le basta poco e ama la vita: mi è piaciuto entrare nella sua vita e constatare che, nonostante tutto, le piacciono i giovani, gli olivi, i noci, gli zingari e Ferro.

V:Se dovessero fare un film su Ruggine, quale attrice le piacerebbe vedere nel ruolo della protagonista?

A:Credo che sia difficile fare un film su Ruggine: ci vorrebbe un regista interessato alle stesse tematiche mie. Quanto all’attrice, dovrebbe essere italiana, meglio se toscana, con un forte carattere, una che non ha paura di fare la parte di una vecchia e di mettersi una gobba.

V:Sta già scrivendo qualche nuovo libro? (solo se può parlarne)

A:Sì, ma ancora è una bozza.

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