:: Un’ intervista con Wulf Dorn

indexBentornato Wulf sul mio blog. Ormai sei un ospite fisso del mio spazio dai tempi de La Psichiatra. Ho praticamente recensito tutti i tuoi libri, editi in italiano, e ti ho intervistato due volte negli anni passati. I lettori del mio blog sanno che sei un autore che apprezzo molto, e mi premiano con molte visite ogni volte che parlo dei tuoi libri. Come ti spieghi questo grande successo? Ci sono scrittori che hanno lettori e altri veri e propri fan? Come ti spieghi questa fidelizzazione con i lettori?

Non ho una spiegazione, posso ipotizzare di essere riuscito a muovere nei miei lettori tutto un mondo di sensazioni. Sono molto felice e riconoscente della fedeltà dei miei lettori.

Tocchi temi che incidono nel profondo della psiche. E lo fai con cognizione di causa, come una persona che sa di cosa parla. Dopo tutto la paura di impazzire è una delle più ataviche dell’uomo, non trovi?

Certamente questa è una delle paure più antiche, quando non riesci più a capire fin dove è la realtà e dove comincia la nostra immaginazione. Spesso il confine tra ciò che definiamo pazzia e ciò che definiamo normale è fluido. La pazzia è nella maggior parte dei casi una esasperazione della realtà. Ho avuto numerosi pazienti che vedevano e sentivano cose che tutti gli altri non vedevano e sentivano. La paura di impazzire è una paura comprensibile che condivido con gli altri.

Finalmente torni in Italia con il tuo nuovo romanzo Incubo (disponibile dal 26 maggio) sempre edito da Corbaccio, il tuo storico editore italiano. Titolo originale Die nacht gehört den wölfen, “La notte appartiene ai lupi”, come diceva il padre di Caro. I lupi sono una figura totemica dell’immaginario, cosa simboleggiano nel tuo titolo?

Nelle favole il lupo simboleggia il male. Per Freud il lato bestiale dell’uomo.
Nel mio libro è una combinazione di queste due interpretazioni.

La sindrome del sopravvissuto, tipica di chi sopravvive a un incidente aereo (nel tuo libro Simon sopravvive a un incidente stradale) è una sindrome reale, documentabile, che si sviluppa in una sorta di senso di colpa. L’ hai applicata al tuo romanzo? In quale misura?

Questo tipo di sindrome è riscontrabile nei sopravvissuti alle catastrofi o agli incidenti. A maggior ragione se sono morte delle persone a loro molto care. I sopravvissuti si domandano perché io? E non loro? Ritengo che faccia parte del processo di elaborazione e lo si osserva spesso nei pazienti che hanno subito questo tipo di trauma.

Tema centrale del tuo libro sono i sogni, ricorrenti, spaventosi, una sorta di pulizia mentale che farebbe il cervello durante la notte per superare traumi e impurità. Da cosa pensi si generi la paura che essi scatenano? Possono essere un campanello d’allarme di un pericolo reale?

Ritengo che sia esattamente il contrario, vale a dire che sono le paure a generare certi sogni. E i sogni sono certamente sia un segnale di allarme ma anche uno strumento attraverso il quale riconosciamo ciò che ci fa paura e ciò che genera in noi preoccupazione. Solo dopo averlo riconosciuto possiamo fare qualcosa per vincere queste paure e aiutare noi stessi.

A un certo punto Simon soffre di vere e proprie allucinazioni (mi riferisco per esempio alla scena in auto con la zia, o quando il fratello Mike lo fa salire sull’ auto restaurata). Come le hai costruite? Volevi dare un tocco soprannaturale al racconto, o almeno dare questa sensazione?

Spesso è difficile far capire una paura. Certo è sempre possibile capirla attraverso le parole ma il risultato è troppo superficiale. Per queste due scene mi sembrava che il lettore potesse immaginarle meglio con una immagine. Mentre le scrivevo io stesso le osservavo e ne avevo paura. Così ho avuto la certezza che anche Simon ne fosse spaventato.

Hai uno stile semplice, immediato, capace di coinvolgere subito il lettore nella storia, non ci si stanca a leggerti. Inoltre crei una trama che davvero ti fa venire voglia di cercare di capire dove andrai a parare, in che abisso ci andremo a cacciare leggendoti. Pensi che questa caratteristica abbia avvicinato ai tuoi libri una variegata tipologia di lettori? E’ una cosa che ti viene naturale, o ci lavori molto su?

Ogni storia richiede un proprio stile. In questa in particolare mi è parso determinante avviare un confronto diretto con questo tema, quindi lo stile doveva essere altrettanto diretto, conciso e pregnante.

Che differenza denoti tra i lettori tedeschi e i lettori italiani? In cosa si assomigliano?

Ciò che mi colpisce in Italia e anche in questa intervista è la profondità delle domande dei miei lettori che vanno alla scoperta dei simboli più piccoli e nascosti della mia storia. E poi c’è tutta la generosità con la quale i lettori italiani accolgono il mio lavoro, cosa che m i fa felice e m i è di stimolo e motivazione nella scrittura.
Mi colpisce inoltre che molti lettori di tutto il mondo apprezzino i miei libri. Ricevo posta dall’Uruguay e dal Canada e ciò che mette in relazione tutti questi lettori è che si sono appassionati tutti alle mie storie. Per me questo è un sogno che si realizza.

Una curiosità, sono anni che i miei lettori vengono sul mio blog usando come chiave di ricerca “spiegazione del finale di Follia profonda (Dunkler Wahn)”, cosa nasconde quel finale?

La risposta si nasconde nella storia. L’indicazione più importante la si ritrova nel titolo dell’ultima parte di questa storia.

Cosa stai leggendo in questo momento? Ricordo che mi avevi consigliato Ursula Poznanski, e mi era molto piaciuta.

Attualmente leggo un nuovo romanzo di Joe Hill che in inglese si intitola The Fireman. Non so se ci sia già una traduzione italiana. E contemporaneamente sto leggendo un libro più tecnico sui meccanismi della pubblicità perché sto facendo delle ricerche per un prossimo romanzo.

Progetti per il futuro?

Professionalmente spero di scrivere ancora tanti libri che incontreranno il gusto dei lettori e nella mia vita privata vorrei continuare ad essere felice.

[Traduzione dal tedesco a cura di Francesca Ilardi]

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Una Risposta to “:: Un’ intervista con Wulf Dorn”

  1. :: Recensione di Follia profonda di Wulf Dorn (Corbaccio, 2012) | Liberi di scrivere Says:

    […] senza risposta. Un prezioso indizio per far luce sul finale lo da l’autore stesso a questo link dove in una domanda glielo abbiamo espressamente […]

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