:: Aspettando Bojangles, Olivier Bourdeaut (Neri Pozza, 2016), a cura di Federica Spinelli

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Aspettando Bojangles prende il titolo da un brano di Nina Simone, chi conosce questo pezzo e ha letto il libro sa che c’è un legame indissolubile tra quel brano e questo romanzo. La voce calda e teneramente malinconica della Simone detta la partitura sentimentale di tutta la storia, la cui trama si gioca sui toni della tenerezza e sulle sfumature della malinconia. Aspettando Bojangles è un sogno da cui lo stesso protagonista e il lettore si svegliano dopo poco più di 100 pagine. Uno di quei sogni che si ricordano da svegli, però, dove c’è un uomo che ama immensamente sua moglie, folle ed eccentrica, una coloratissima gru della Namibia, e un bambino. La voce narrante è quella di questo piccoletto, il cui sguardo ancora incantato sul mondo vi conquisterà al secondo capoverso.

Il cuore di Aspettando Bojangles si racchiude tutto nella frase:

Quando la realtà diventa banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene. Sarebbe un peccato se non lo faceste.

In questa battuta c’è tutto lo spirito del romanzo. Quella voglia di ridere che spesso nasconde il dolore. Il romanzo di Bourdeaut è pervaso da questo senso di allegria contagiosa, da questa follia dilagante che nasconde la paura della catastrofe. La nota estremamente poetica e delicata della storia è tutta nei tentativi dei personaggi di combattere il senso della fine con cui convivono. La netta percezione che questo modo strampalato e magico di affrontare la vita non sia compatibile con la realtà di tutti i giorni, che esige regole e schemi in cui vengono ingabbiate molte cose tra cui, qualche volta, la libertà di vivere come si crede.
La quotidianità di questa famgilia è raccontata dagli occhi del narratore, quelli di un bambino. Il punto di vista del lettore si abbassa fino ad arrivare a coincidere con quello del protagonista che ha circa dieci anni, coinvolto inconsapevolmente e pur in maniera consenziente nelle follie dei genitori; le risposte alle strampalate idee della mamma sono quelle di un’adorabile personcina di quell’età, che affronta la vita in un modo tutto suo, cercando una normalità nelle situazioni più impensabili e conservando intatta quella magia che si può trovare solo negli occhi de bambini. Questo crea un rapporto empatico tra il protagonista e il lettore, che avverte un forte senso di protezione verso quella creatura letteraria eppure così reale. A interrompere quella che sembra una fiaba con delle regole tutte sue, Bourdeaut fa intervenire il padre, in capitoli che riecheggiano quelli di un diario, in cui il personaggio mette a parte il lettore delle sue riflessioni sulla donna così assurda eppure così magica che ha sposato. L’amore che li lega è folle fin dalle prime battute e folle resterà fino alla fine, di entrambi.
Aspettando Bojangles è una strana storia che pur parlando di una tragedia vi lascerà la strana sensazione di aver letto una romanzo a lieto fine. Perché quello che conta non è quello che si crede reale ma quello che si immagina come tale. Traduzione di Roberto Boi.

Olivier Bourdeaut è nato nel 1980 in una casa affacciata sull’Oceano atlantico, rigorosamente priva di televisore. Ha potuto così leggere e fantasticare molto. Prima di scrivere Aspettando Bojangles è stato un disastroso agente immobiliare, factotum in una casa editrice di libri scolastici, raccoglitore di fior di sale di Guérande a Croisic.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore come novità da recensire, ringraziamo l’Ufficio stampa Neri Pozza.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

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