:: Vita spericolata di Albert Spaggiari, Giorgio Ballario (Idrovolante Editore, 2016)

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Non avevo mai sentito nominare Albert Spaggiari. E come me credo molti altri, qui in Italia. A riportarlo agli onori della cronaca ci pensa Giorgio Ballario, giornalista de La Stampa e autore di raffinati noir sia coloniali che contemporanei. La sua passione per la cronaca nera, un po’ vintage, l’ha portato a riscoprire le gesta di un uomo (un avventuriero, non uno scassinatore) il cui motto era Sans arme, ni haine, ni violence. Insomma tutto un programma, per un criminale, che è difficile definire tale, per alcuni versi, ma che tuttavia rapinò una banca, fu arrestato, evase, si prese l’ergastolo e visse in latitanza per il resto della sua vita.
Ma andiamo con ordine. Chi era Albert Spaggiari? Bert, per gli amici, nacque a Laragne, un comune di una manciata di abitanti situato nel dipartimento delle Alte Alpi della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, nel dicembre del 1932, in una famiglia di origini italiane. Rimasto orfano in giovane età, a diciassette anni entrò nei paracadutisti e partì per l’Indocina. Fu ferito due volte, una volta decorato. Per una brutta storia di un furto in un bordello di Hanoi, venne condannato a cinque anni di lavori forzati e tornato in Francia non si orientò a una vita più tranquilla.
Fu combattente dell’ Organisation armée secrète, un organizzazione terroristica colonialista, che si opponeva al ritiro francese dall’Algeria e soprattutto leggendo un giallo di un autore inglese, ebbe l’idea che nel bene e nel male condizionò e cambiò tutto il resto della sua vita: rapinare una banca e passare dalle fogne. E non un banca qualsiasi, ma anzi la Fort Knox delle banche francesi, (così, almeno diceva il pomposo slogan pubblicitario). La Société Générale, banca fondata a metà del XIX secolo dalla famiglia Rothschild. Scelse la filiale di Nizza di Avenue Medicin, proprio a fianco delle Galeries Lafayette, e poiché non era uno scassinatore di professione si affiancò a una banda di marsigliesi.
Scelta inevitabile, che gli costò anche amare riflessioni alla fine della sua vita del tenore: se ti metti in società con criminali e il meno che ti possa capitare se poi ti prendono parte del bottino. Comunque l’idea, l’organizzazione militare del colpo, fu sua (tentarono anche di metterlo in dubbio, e Ballario lo narra in alcuni capitoli molto ironici e vivaci). Anche la compagna di Spaggiari, Emilia De Sacco lo conferma.
Che dire astenendosi da giudizi morali di sorta, (sembra che abbia avuto rapporti con l’eversione nera, e di certo non nascondeva le sue simpatie per l’estrema destra), la sua vita fu davvero eccezionale, e ho apprezzato quanto fa Ballario non cercando di presentarcelo come una sorta di Robin Hood o di Zorro (lo dice anche in un’ intervista).
Albert Spaggiari fu un avventuriero, fece quello che fece per amore dell’avventura, per combattere la noia della vita di provincia, per i soldi, forse marginalmente (comunque ricordiamoci che furono sempre 30 milioni di Euro di oggi). Lui stesso non sapeva se alla fine era stato un genio o solo un povero coglione. Riflessione abbastanza onesta e sincera, ma certo dissacrante e anarchica, come fu la sua vita. Farne un eroe è sicuramente perlomeno ingenuo, e come detto Ballario non lo proclama tale, ma resta il fatto che una certa simpatia l’ ispira. E Ballario è bravo in questo, con il suo stile classico e sempre corretto, con il suo umorismo garbato e mai sopra le righe.
Vita spericolata di Albert Spaggiari, è una biografia equilibrata e misurata, su un personaggio difficile da definire, difficile da inquadrare. Uno che probabilmente prese sempre in giro tutto e tutti e non prese mai la vita molto seriamente. Non mancano alcune riflessioni graffianti di Ballario sia sul periodo storico, che sulla vita in genere, che rendono bene questo contrasto. Albert Spaggiari fece nella sua vita ciò che volle, ma finì in esilio, malato (cancro ai polmoni), anche amareggiato, con la sola luce della sua compagna. Da lei comunque seppe farsi amare, e questo nel bilancio di una vita credo sia più che sufficiente.
Se vi ho in qualche modo incuriosito, leggetelo, Ballario scrive bene. Anche se non avete simpatie per l’estrema destra, il quadro è interessante, è un pezzo della nostra storia e della nostra società di cui non se ne parla spesso. Idrovolante edizioni diretta da Roberto Alfatti Appetiti, appartiene al Gruppo Editoriale Historica.

Giorgio Ballario, (Torino, 1964) è giornalista e lavora a La Stampa. Ha pubblicato cinque romanzi (Morire è un attimo, Una donna di troppo, Il volo della cicala, Le rose di Axum e Nero Tav) oltre a racconti in svariate antologie giallo-noir. È stato finalista nella sezione romanzo storico al Premio Acqui Storia, nel 2010 ha vinto con Morire è un attimo il Premio Archè Anguillara Sabazia e nel 2013 il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Segretissimo Mondadori. È fondatore e presidente dell’associazione di scrittori Torinoir.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo il direttore editoriale di Idrovolante Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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